“Anche solo l’asino del tuo nemico”… un colono accoltella un pastore di At-Tuwani

At-Tuwani, 21 marzo, poco dopo le 7 un palestinese proveniente dal villaggio di Tuba è stato aggredito mentre con il suo asino si recava ad At-Tuwani. Non lontano dalla prima casa del villaggio un colono mascherato, proveniente dall’avamposto di Havat Ma’on, gli ha teso un agguato e lo ha accoltellato ferendolo al braccio destro e al petto.

Un abitante di At-Tuwani ha assistito alla scena da non lontano e ha subito avvisato gli abitanti e gli internazionali presenti al villaggio. Il palestinese accoltellato è stato soccorso e trasportato all’ospedale di Hebron, mentre i soldati e la polizia israeliana hanno interrogato i testimoni e raccolto prove. Il palestinese testimone dell’aggressione sostiene di aver riconosciuto nell’aggressore uno dei coloni che ha partecipato ai disordini avvenuti la mattina del 19 marzo 2011 ad At-Tuwani a Hebron dal 2004.

Ci piacerebbe rileggere con questi coloni ultra-religiosi la testimonianza straordinaria dell’ebrea israeliana Daniela Yoel, che cita proprio… l’asino del nemico. Visto che non sarà possibile, lo dedichiamo agli straordinari volontari dell’Operazione Colomba e del CPT che non desistono dalla resistenza nonviolenta:

“‘Never again’: ogni israeliano ha questo grido nel cuore. Anche io ho ben presente il dramma della Shoah: tutta la famiglia di mia madre è stata deportata ad Auschwitz. Nessuno è rimasto. Ho un dialogo immaginario con questa mia famiglia che non ho mai conosciuto: e loro mi dicono: “Guardati intorno e se vedi la gente che soffre non puoi mai rimanere indifferente. Devi guardare e ridurre almeno un po’ la sofferenza di queste persone. Siamo andati incontro alla morte e la nostra era una sofferenza anonima. Nessuno ci era vicino. Nessuno sembrava vederci”. Per me è questa l’eredità della Shoah: non rimanere indifferenti al dolore degli altri.

Vedo tutti i miei amici e non li vedo più con me. Sono tutti passati nel campo della destra che difende ad oltranza l’occupazione militare della Palestina. Non capisco perché. Abbiamo imparato gli stessi valori e io sono rimasta sola. Nella Bibbia è detto che tu quando vedi non solo il tuo nemico, ma addirittura l’asino del tuo nemico crollare a terra, tu devi, devi aiutarlo. Aiutare cioè non solo lui ma persino l’asino suo. Non puoi dire io non ho visto niente, continuo la mia strada. Devi fare qualcosa. I palestinesi sono il popolo con cui dobbiamo convivere. E come possiamo spiegare e giustificare le crudeltà che noi commettiamo contro una popolazione civile: donne, vecchi, bambini? E’ ridicolo che con la scusa della sicurezza possiamo fare qualsiasi aggressione e illegalità. Questo io non lo posso sopportare.”

(Capovilla, Tusset, Bocchescucite, Voci dai territori occupati, Edizioni Paoline)

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