“As soon as possible, once for ever!” Prima possibile, una volta per sempre

In una sala gremita di persone venute da tutta l’Italia, lunedì scorso a Verona, si è finalmente levato il grido che covava da tempo nel cuore di tutti i palestinesi: Basta. Il momento della verità è questo: l’occupazione deve inire, “as soon as possible. Once for ever!” Attraverso la voce coraggiosa he non ha più concesso alcuno spazio per prudenziali equilibrismi, Abuna Raed Abushalia ha reso pubblica anche in Italia la denuncia ufficiale del Documento Kairos Palestina.

È venuto a dirci che il tempo è arrivato! Che è proprio questo il momento di alzarci in piedi insieme alle genti che in Terra Santa osano sperare ancora in una pace giusta.

“Non chiediamo le stelle, la luna o il sole. Chiediamo di poter vivere in pace sul 22% di quella che era la nostra terra. Abbiamo rinunciato al 78% della nostra terra, delle nostre case, della nostra vita, pagando il prezzo di un male che noi non abbiamo commesso, ma che arrivava dall’Europa… cosa vogliono di più?”

Con un sorriso disarmante nella sua semplicità, con una logica che sembra quella dei bimbi, ma che nasce invece da chi punta dritto al cuore delle questioni come delle persone dice abuna: “Se pensiamo che tutto questo dolore, che tutte le ingiustizie subite dal popolo palestinese tra dieci, venti, cinquant’anni finiranno, perchè non ora? Perchè incrementare ancora odio, sangue e distruzione, se alla fine sappiamo che arriverà la pace? Perchè non la pace subito?”

Kairos Palestina, documento straordinario di grande lucidità politica e teologica, come ha sottolineato il vicedirettore di Famiglia Cristiana Fulvio Scaglione presente all’incontro, è nato dopo una riflessione compiuta da un gruppo di palestinesi, laici e teologi cristiani appartenenti alle 13 Chiese presenti in Terra Santa. “Già questo metterci insieme, pur diversi nei riti e nelle tradizioni, è segno di ricchezza, e non di divisione tra i cristiani di Terra santa” – ci ha suggerito Abuna, aprendo le nostre menti ad un modo di pensare a cui purtroppo qui in Italia non siamo troppo abituati.

Kairos non è un documento ufficiale. Ma quattro giorni dopo essere stato presentato, l’11 dicembre dello scorso anno, i patriarchi e i capi delle Chiese l’hanno approvato e sottoscritto, perchè hanno colto e voluto rilanciare il grido di speranza che sale dalla loro gente. Nel momento di maggior buio, i cristiani palestinesi e i loro leader religiosi hanno voluto credere nella luce: “Proprio perchè tutto è buio, tutto è fermo, i cristiani osano esprimere una parola di fede, di speranza e di amore.

Di fede innanzitutto, annunciando che Dio è il Dio di tutti gli uomini e le donne, di tutti i suoi figli. Dio non ha un luogo, né un popolo preferiti. Se così fosse, questo Dio sarebbe un Dio discriminatorio, un Dio terrorista.
La terra appartiene a Dio tutta intera, ed Egli l’ha creata per tutti i suoi figli, promettendola loro in un abbraccio universale.”

Si scalda abuna, sembra balzare dalla sedia e chiamarci uno ad uno a seguirlo e a fare presto: “Questa occupazione deve finire presto, una volta per tutte, anche per il bene degli israeliani. Israele deve arrivare a circondarsi di amici.”

Come in Sud Africa, nel 1985, un documento simile ha dato forza e slancio alle genti oppresse dall’apartheid, così anche Kairos Palestina ha individuato ora e in questa sua terra martoriata, il momento opportuno per far sentire con franchezza la voce dei cristiani che abitano questa terra. Kairos è la parola dei cristiani palestinesi che raccontano al mondo come si vive oggi in Palestina.

Lo scopo? La fine dell’occupazione israeliana dalle terre palestinesi. Un’occupazione che -dice padre Raed-dura da 60 anni, senza sosta. Per questo Kairos Palestina parte dalla presa d’atto della realtà in cui i quasi sei milioni di palestinesi nei Territori occupati e in Israele si trovano a vivere. Privazione di libertà, muro, insediamenti, checkpoint, esilio nei campi profughi, carcere, emigrazione forzata… da qui kairos parte constatando che l’oggi dei palestinesi – e degli israeliani – è ad un punto morto. Ecco perchè ora. Ecco perchè è arrivato davvero ormai il momento di cambiare. Oggi, momento in cui il silenzio della comunità internazionale si unisce in un abbraccio di morte all’immobilismo politico locale, proprio da una piccola parte di quel popolo, da quel ‘piccolo numero’ sale un grido di ribellione, di resistenza e di speranza. I cristiani sono una piccolissima parte della società palestinese, nei Territori occupati e in Israele. Ma ne sono parte integrante, potendo ricoprire un ruolo-ponte e sentono il diritto e il dovere di denunciare le ingiustizie patite e di resistere all’oppressione. E di puntare il dito verso una strada percorribile. Che è quella della resistenza nonviolenta: oggi questa forma di resistenza, che coinvolge anche la società civile israeliana e internazionale significa, come per il sud Africa dell’apartheid boicottaggio. Con coraggio, con determinazione, con lungimiranza politica, dobbiamo cominciare ovunque a dire no ai prodotti che arrivano nelle nostre case provenendo dalle terre occupate e non da Israele. Per ben tre volte kairos Palestina cita il BDS e ci chiede di sostenerlo con forza. Per il bene di tutti e due i popoli.

“Il popolo palestinese, nella prima intifada, si è dimostrato più forte con le pietre che con le armi. Ora può dimostrarsi e si dimostra più forte con il ramo d’ulivo, che con le pietre.”

Salutiamo abuna Raed con affetto. Augurandogli di continuare a volare alto con il suo popolo. “Dicono che sono un sognatore”, ci confessa come scusandosi dell’idea di riempire le mani di cinque milioni di palestinesi di rami d’ulivo. Noi gli auguriamo di continuare ad esserlo, di continuare ad alimentare questi sogni per farli diventare sempre più collettivi e condivisi. Di disturbare in questo modo i sogni dei soldati occupanti, così come ha fatto con quelli di un generale israeliano, quando un giorno, conquistato dalla sua logica di pace gli ha confidato: ”Ho sognato che il mio esercito si era trasformato in un esercito di cartone”. Vuoto, inutile, da usare giusto per riporvi strategie di morte e sopraffazione.

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