“CASO CHIUSO”: LA VIOLENZA DEI COLONI

In Cisgiordania, due ragazzi palestinesi uccisi nel giro di 12 ore da coloni israeliani. Il 90% dei casi di violenza a danno di palestinesi resta impunito. Indagini archiviate e un sistema legale che discrimina, che è sempre da una parte sola.

Ramallah, 28 gennaio 2011 – Caso chiuso, si è trattato di autodifesa. Così le autorità israeliane liquidano l’ennesimo caso di brutale violenza da parte dei coloni sulla popolazione civile palestinese. E’ stato un colono ad uccidere giovedì il diciannovenne Uday Maher Qadous, di Iraq Burin, vicino Nablus, sparandogli al torace. Con un solo colpo. Un colpo che secondo un esame preliminare eseguito dai medici di Ramallah e confermato dalla ONG di legali e avvocati palestinesi Al-Haq, sarebbe entrato nel torace di Uday, diagonalmente, e rimanendo nel corpo, avrebbe causato lesioni interne al polmone.
Secondo i testimoni si trovava sulla propria terra. Inseguendo alcune pecore che gli erano sfuggite. Lo confermerebbe una delle molteplici videocamere di “sicurezza” installate dall’esercito ovunque in Cisgiordania e in particolar modo vicino agli insediamenti illegali. Stamattina la stampa israeliana riporta che il colono (del vicino insediamento di Bracha o Yitzhar) non sarebbe stato ancora identificato. E che comunque, armato, avrebbe sparato per legittima difesa, mentre camminava da solo vicino al villaggio palestinese, dove sarebbe stato attaccato dalle pietre lanciate da un gruppo di residenti.

E mentre le organizzazioni dei coloni gridano alla strumentalizzazione del sangue arabo come mezzo adottato dalle organizzazioni (israeliane) di sinistra contro i coloni, questa mattina un altro ragazzo palestinese, Yousef al-Khalil a nord di Hebron  è stato freddato dall’arma da fuoco di coloni dell’insediamento di Bat Ayin, impegnati in una gita da escursionisti (su territorio occupato), una gita non concordata con l’esercito (fa notare l’agenzia stampa Ynet). Fonti palestinesi riportano che i coloni, in gruppo sarebbero scesi, da Bat Ayin verso la comunità di Khirbet Safa. I coloni hanno aperto il fuoco su un gruppo di adolescenti palestinesi, uccidendo Yousef (dichiarato clinicamente morto in ospedale) e ferendone un altro.

Nel mese di novembre la ONG Defence for Children ha diffuso un nuovo documenta che illustra 38 episodi di violenza contro minori palestinesi da parte di coloni, in un periodo di quasi due anni. Tre dei ragazzi oggetto di attacchi, sono stati uccisi da armi da fuoco di coloni e 42 feriti. Dei 38 episodi registrati, fra marzo 2008 e luglio 2010, 21 casi di violenza da parte dei coloni sono avvenuti nel governatorato di Hebron, 7 in quello di Nablus, a testimonianza che sono sempre alcune comunità palestinesi più fragili e vulnerabili, ad essere le vittime designate dai residenti illegali di outpost e colonie.

Il documento di DCI è dedicato a Mohammed Ibrahim al Qader Qadous di 15 anni, ucciso da un proiettile sparato da un soldato israeliano nelmarzo del 2010, un caso studiato dal report perché il giovane palestinese era già stato vittima della violenza dei coloni del 2009.

Il 90% dei casi di violenza a danno di palestinesi (includendo persone fisiche e proprietà, terre, automobili, animali, ulivi), conferma la ONG Yesh Din, vengono automaticamente chiusi, dopo un’indagine sbrigativa, senza che vi sia alcuna accusa legale, nemmeno nei casi dove i responsabili sono stati individuati. Nena News

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