“Come pecore mute condotte al macello” (Isaia)

Non è cosa facile tradurre in parole un’esperienza così singolare e profonda come quella che stiamo vivendo qui,in Palestina. La cosa che piu’ ci brucia dentro in questa full immmersion di sofferenze e ingiustiziae e’ che questa terra sia nota ai più come covo di terroristi. Ma non è affatto così e noi lo possiamo testimoniare.

Questa ignobile e falsa attribuzione riteniamo doveroso vada eliminata dal vocabolario occidentale. Abbiamo toccato con mano la realtà di un popolo oppresso, schiacciato, umiliato, relegato in una prigione cielo aperto, quando domenica 11 ottobre, alle 4 del mattino, ci siamo recati al check-point di Betlemme. Una fila interminabile di uomini, poche le donne, attendeva di passare dall’altra parte del muro-prigione pert recarsi al lavoro, un diritto fondamentale per ogni uomo.

Sguardi imploranti verso di noi, una richiesta di aiuto, di giustizia, poi il racconto della loro condizione di vita. Ogni tanto rumori concitati: qualcuno scalava la gabbia-corridoio e si lasciava cadere dall’alto per poter avanzare e non rischiare di rimanere escluso dall’uscita verso una temporanea liberazione. Anche noi ci siamo messi in fila e assieme a queste persone dai volti rassegnati e mesti, abbiamo voluto vivere questo doloroso passare dall’altra parte di una terra che è stata loro rubata. I controlli sono stati e sono rigorosissimi.

Sconvolge l’assoluta mancanza di umnità, l’umiliazione di giovani e anziani da parte delle forze militari israeliane che, in lingua ebraica, coon tono arrogaante e sprezzante, hanno il potere di decidere chi e quando può passare. Un palestinese ha tentato di abbreviare il percorso per accedere alla seconda fase del controllo. E’ stato fermato da un soldatessa e costretto a rifare l’intero giro. Quando si ha l’imppreessione di essere alla fine, ecco un altro inizio di controlli e perquisizioni, avvilenti e disumani: la tessera di riconoscimento, le impronte digitali, il permesso rilasciato dopo tanta attesa.

Finalmente, dopo due e più lunghissime ore, si ha l’impressione di aver conquistato quella libertà che è per ogni uomo elemento fondamentale per vivere. Se per noi quest’esperienza sconvolgente è durata un solo giorno, per i nostri fratelli palestinesi questa via dolorosa si ripete giorno dopo giorno. “Come pecore mute condotte al macello”(Isaia).

Possiamo ancora tacere di fronte a tanta ingiustizia?

Rita e il team di Tutti a raccolta 2009

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