“Nel 2010 sconfiggeremo l’occupazione”

di Ali Waked

Ynet, 27 gennaio 2010

I recenti scontri nel villaggio di Nabi Saleh, presso Ramallah, che si vanno ad aggiungere alla lista di faccia a faccia tra palestinesi e forze israeliane (Idf) in Cisgiordania, stanno rafforzando la posizione di coloro che si battono contro la barriera di sicurezza. Martedì il tribunale militare di Ofer ha chiamato in giudizio i 14 manifestanti arrestati nel corso degli ultimi scontri – compreso un ragazzino di 14 anni, due donne e un membro del comitato del villaggio di Nilin. Il villaggio di Nilin, sempre vicino Ramallah, è lo scenario di scontri quasi settimanali tra le forze militari, gli abitanti del posto e gli attivisti di sinistra che li sostengono. Tutti i detenuti, tranne uno, sono stati rilasciati sulla parola. Un altro gruppo di detenuti sarà processato giovedì. Ma mentre gli scontri nei villaggi cisgiordani di Nilin e Bil’in puntano l’attenzione sul tracciato della barriera (israeliana), le sommosse di Nabi Saleh sono di natura differente e i promotori delle proteste sostengono che – grazie ai loro sforzi – le forze di sicurezza adesso sono davvero preoccupate che anche in altri luoghi della Cisgiordania possano nascere delle proteste nonviolente. La lotta, dice Mohammed Khatib – che è considerato da molti il leader della protesta – “ha dato prova di sé a Bil’in e Nilin ed è diventata un modello che va oltre i confini della Cisgiordania. Migliaia di persone arrivano (nei villaggi) per prendere parte alle nostre manifestazioni”. Khatib, un consigliere comunale di spicco di Bil’in, aggiunge che gran parte degli sforzi “è volta ad accrescere la pressione internazionale su Israele. I nostri attivisti hanno battuto la propaganda israeliana con le foto che li mostrano colpiti e feriti mentre vengono arrestati nel corso delle proteste”. Khatib ritiene che “presto al lotta si diffonderà ulteriormente, in parte in virtù della frustrazione per lo stallo politico, ma soprattutto a causa degli attacchi dei coloni e per il fatto che le Idf non facciano nulla per fermarli”.

Compiaciuto dall’impatto che sembrano avere le rivolte, Khatib ha detto a Ynet di ritenere che il popolo riuscirà a smuovere l’intera area entro la fine dell’anno. “Siamo alla vigilia di un’intifada”, prevede. “La resistenza si diffonderà, come fece durante l’Intifada (del 1987) Intifada, ma questa sarà molto più produttiva”. “Siamo ottimisti sul fatto che il 2010 vedrà la sconfitta dell’occupazione. Lo vediamo dal fatto che l’esercito israeliano è nervoso perché non riesce a reprimere (la protesta)”. Khatib e il comitato anti-barriera, con l’aiuto di alcuni gruppi internazionali, sta tentando anche di promuovere diversi boicottaggi contro Israele su scala mondiale. “I gruppi internazionali che ci sostengono ci aiutano a sostenere le spese legali dei detenuti. Si tratta di uno strumento importante nella lotta contro l’occupazione”, dice. Israele – continua – ha inasprito le proprie politiche contro i rivoltosi arrestati in Cisgiordania, e le truppe israeliane sono divenute più violente. “Ci sono raid notturni e arresti”, dice, precisando che 34 persone sono state arrestate a partire da giugno, e che da dicembre le Idf hanno compiuto, solo a Nilin, 16 raid notturni. L’attivista di sinistra israeliano Yonatan Pollack, uno dei leader della protesta, che è stato ferito nel corso di una manifestazione a Nabi Saleh, aggiunge che Israele ha aumentato gli sforzi per reprimere la protesta attraverso mezzi giudiziari. “Le imputazioni contro gli attivisti ricordano quello che avvenne durante la prima intifada”, dice. “Invece che di terrorismo, le accuse sono di istigazione – e invece che di far parte di organizzazioni illegali, adesso sono accusati di assembramenti illegali”.

(traduzione di Carlo M. Miele per Osservatorio Iraq)

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