1 gennaio 2015. Giornata Mondiale per la Pace

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Come un’inaspettata orchestra, una dopo l’altra le voci dei più diversi Paesi europei intonano la stessa richiesta di RICONOSCIMENTO DELLO STATO DI PALESTINA!

Forse mai come ora la paura di essere finalmente perseguito per i suoi crimini mette in crisi il potente stato d’Israele, responsabile del sistema oppressivo di occupazione e colonizzazione.

Gli altoparlanti che, in ogni parte del mondo, da decenni gracchiano il dovere assoluto e indiscutibile di Israele di agire impunito, cercano di mettere a tacere interi parlamenti che al contrario alzano più forte la voce: basta rimandare all’infinito il diritto del popolo palestinese di essere equiparato a tutti gli altri stati del mondo.

Da più parti si ripete allora: E L’ITALIA?

Oggi, 1 gennaio 2015, vogliamo che si aggiunga a questo coro anche la voce dei cristiani in Italia per chiedere al governo di unire anche la nostra voce per il RICONOSCIMENTO dello STATO DI PALESTINA.

Questo numero di BoccheScucite è proprio il lancio ufficiale dell’APPELLO “Anche l’Italia affretti la pace” che vi chiediamo di condividere con massima diffusione.

Nella rubrica A VOCE ALTA trovate l’Appello che vi chiediamo di LEGGERE, DIFFONDERE, INOLTRARE.
Siamo chiamati alla dimostrazione di nuova responsabilità che sta attraversando un’Europa da troppi decenni ridotta a suddito di Israele.

Già KAIROS ci spingeva ad affrettare la pressione sui governi:
“E’ QUESTO IL TEMPO della pace!”

IL PATRIARCA DI GERUSALEMME Fouad Twal, si esprime con inequivocabile chiarezza:
“dare un nuovo impulso alla pace è riconoscere lo Stato di Palestina! Sarà un buon esempio per altri Stati che esitano ancora.
Dobbiamo avere il coraggio di dire le cose come stanno, senza complessi, senza paura”.

Lasciate allora che diamo rilievo a questa buona notizia, rinunciando ad amplificare lo sconcerto per quelle pesantissime che registrano la ripresa dei bombardamenti su Gaza e un’impennata della sconsiderata pratica di arresti, tra cui due bocchescucite, GIDEON LEVI e MOHAMMED KATIB, relatori alla Giornata Onu di Lucca.

Facciamo nostro il proposito del coraggioso Levi, espresso subito dopo l’arresto: “Dobbiamo chiamare le cose col loro nome. Ho denunciato l’occupazione per 30 anni e continuerò a farlo, anche se venissi arrestato ogni settimana”.

BoccheScucite

 
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