1) UURWA: “Gaza allo stremo, colpa del blocco”- 2) UNRWA, 30.000 lavoratori senza stipendio

1) «Da marzo Israele non ha approvato alcun progetto edilizio dell’Unrwa e da un mese a questa parte non possiamo importare materiali da costruzione», denuncia Filippo Grandi.

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giovedì 21 novembre 2013 09:53
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Filippo Grandi, Commissario Generale dell’Unrwa

di Michele Giorgio – IL MANIFESTO

Gerusalemme, 21 novembre 2013, Nena News – La denuncia è netta ed autorevole. «Dallo scorso marzo il governo israeliano non ha approvato alcun progetto edilizio dell’Unrwa nella Striscia di Gaza e da un mese a questa parte non possiamo importare i materiali da costruzione», ha protestato ieri Filippo Grandi, il capo dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste i profughi palestinesi. E’ un quadro drammatico quello descritto da Grandi.

«Tenendo conto che Israele non permette le esportazioni (da Gaza) e di conseguenza la ripresa delle normali attività economiche, i prezzi dei beni stanno aumentando», ha spiegato il dirigente delle Nazioni Unite. «Gaza sta diventando inabitabile», ha proseguito. «La mancanza di carburante ha provocato lo spegnimento della centrale elettrica mentre i pochi posti di lavoro che erano disponibili nel settore delle costruzioni sono svaniti. E la lista è lunga».

Grandi, in evidente riferimento alla linea adottata da Israele, ha sottolineato che «Rafforzare la sicurezza degli esseri umani (nella Striscia) è la strada migliore per garantire la stabilità della regione rispetto alle chiusure fisiche, l’isolamento politico e le azioni militari». «Occorre revocare il blocco israeliano (di Gaza), che è illegale», ha concluso. Proprio ieri ci sono stati nuovi raid aerei israeliani a sud di Gaza, contro tunnel e «obiettivi terroristici».

La denuncia di Filippo Grandi giunge mentre la mancanza di elettricità sta creando un’emergenza ambientale senza precedenti. Nel quartiere di Zaytoun, a est del capoluogo Gaza city, una stazione di pompaggio del sistema fognario funziona ad intermittenza e quando è spenta e le acque reflue si riversano nelle strade allagandole. Nelle poche ore in cui c’è l’energia elettrica le acque si ritirano lasciando fango e melma putrida nelle vie del quartiere. Un ambiente ideale per insetti e topi, che mette a grave rischio la salute degli abitanti, a cominciare dai bambini.

E situazioni analoghe rischiano di ripetersi anche in altre zone, senza dimenticare che lo spegnimento dei depuratori non consente di trattare le acque nere che si riversano in mare. Le difficoltà per i palestinesi di Gaza sono enormi, a causa anche del blocco che attua l’Egitto lungo la frontiera di Rafah. Ieri, per la prima volta da giugno, le autorità del Cairo hanno permesso a un convoglio umanitario l’ingresso a Gaza con 100 tonnellate di medicine e cibo in scatola.

La stessa Unrwa di Filippo Grandi sta vivendo un periodo di eccezionali difficoltà. L’agenzia è in bolletta e a dicembre smetterà di pagare gli stipendi ai dipendenti sul campo, non solo a Gaza ma anche in Cisgiordania e in tutti i campi profughi palestinesi sparsi tra Libano, Siria e Giordania. «E’ una situazione terribile, con un deficit nel bilancio di 36 milioni di dollari», ha detto il sottosegretario generale dell’Unrwa Jeffrey Feltman al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Lo stop dei salari di dicembre interesserà 30 mila tra insegnanti, personale medico e assistenti sociali. Nena News

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=91366&typeb=0&Unrwa–Gaza-allo-stremo-colpa-del-blocco-

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2)  Con un deficit di 36 milioni di dollari, l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati palestinesi non pagherà i lavoratori a dicembre. E la Palestina scompare sempre di più

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mercoledì 20 novembre 2013 13:18

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di Roberto Prinzi

Roma, 20 novembre 2013, Nena News – Dal prossimo mese migliaia di lavoratori dell’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei rifugiati palestinesi) non saranno pagati a causa della grave crisi economica che sta attraversando l’Agenzia. E’ quanto ha dichiarato ieri al Consiglio di Sicurezza dell’ONU Jeffry Feltman Sottosegretario Generale degli Affari Politici.Parlando della situazione economica dell’UNRWA, Feltman l’ha definita «disastrosa». Con un deficit di 36 milioni di dollari «l’UNRWA avrà difficoltà a finanziare i suoi servizi principali – soprattutto in campo educativo, sanitario e nel combattere la povertà – e non riuscirà a pagare gli stipendi di dicembre di 30.000 persone tra insegnanti, personale medico e lavoratori sociali» ha dichiarato preoccupato.

Una notizia drammatica che non è nuova negli ultimi anni. Poche settimane fa Margot Ellis, vice Commissionario Generale dell’UNRWA, aveva scritto ai leader dei rifugiati palestinesi nel nord del Libano spiegando che a causa degli insufficienti finanziamenti, l’UNRWA ha dovuto dare la precedenza a dei servizi riducendone altri. Ellis ha attribuito la mancanza di denaro alla «situazione regionale che ha portato l’attenzione dei donatori da altre parti».

Il problema sembra però essere più complicato. Il programma di bilancio per il 2012-2013 mostra che l’Agenzia aveva già avuto una riduzione dei finanziamenti nel 2010 e che aveva previsto un peggioramento nel 2011 e 2012. Il documento affermava esplicitamente di «operare in una situazione finanziaria difficile dove le disparità tra bilancio, entrate e spese, sono diventate ricorrenti». Tuttavia, nonostante fossero stati previsti i deficit, l’UNRWA non ha predisposto alcun piano per ridurre il suo bilancio il cui 75% (675 milioni di dollari) è stato destinato quest’anno a pagare i salari dei lavoratori. Il costo per retribuire i lavoratori dell’Agenzia è aumentato da 400 milioni di dollari nel 2008 a più di 502 milioni di dollari nel 2013. Costante, invece, si è mantenuta negli anni la spesa per le provviste mediche.

L’UNRWA

L’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione (UNRWA) dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente è un’agenzia di soccorso, di sviluppo, d’assistenza sanitaria, di servizi sociali e di aiuti di emergenza per 4,7 milioni di profughi palestinesi (dato del 2012) che vivono in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza. La sua particolarità consiste nel fatto che è la sola agenzia che aiuta rifugiati provenienti da una regione o un conflitto specifico. E’ infatti separata dall’UNHCR che si occupa di aiutare tutti gli altri rifugiati nel mondo. Stabilita nel 1949 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Risoluzione 302 (IV) dell’8 dicembre 1949, l’UNRWA nasce per dare lavoro e soccorso immediato ai 642.000 palestinesi scappati (ma principalmente espulsi) da Israele durante e dopo la guerra che scoppiò alla fine del Mandato britannico nella Palestina storica. La Risoluzione 302 fu sostenuta anche da Israele e dagli stati arabi. Soltanto il blocco sovietico e il Sud Africa preferirono astenersi.

L’UNRWA dà assistenza a coloro «il cui luogo normale di residenza era la Palestina nel periodo 1 giugno 1946- 15 maggio 1948 e che ha perso sia la casa che i mezzi per vivere in seguito alle guerre del 1948 e 1967». Per l’UNRWA anche i discendenti dei rifugiati del ’48 hanno diritto a beneficiare del suo aiuto. Perciò il numero è cresciuto notevolmente negli anni. Oggi circa cinque milioni di rifugiati palestinesi (secondo la definizione che ne dà l’Agenzia) sono registrati e usufruiscono dei suoi servizi. L’UNRWA dirige 50 campi profughi tra la Giordania, il Libano, la Siria, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Oltre a fornire assistenza ai rifugiati arabi palestinesi all’interno di Israele, l’Agenzia ha aiutato anche quelli ebrei fino al 1952. Quell’anno il governo israeliano decise di assumersi la responsabilità dei solo profughi israeliti.

Critiche

Nel corso della sua storia l’UNRWA ha subito molte critiche principalmente da parte israeliana. Tel Aviv ha accusato ripetutamente l’Agenzia di demonizzare lo “stato ebraico”, di insegnare ai bambini palestinesi ad odiare gli ebrei, di non riconoscere i confini di Tel Aviv nei testi scolastici usati nei curricula delle sue scuole. Accanto a questi attacchi “culturali”, Israele ritiene che l’UNRWA raccolga i soldi dai governi occidentali per riempire le tasche dell’Autorità Palestinese, per acquistare le armi che i «terroristi usano per combattere Israele» e per impiegare tra i suoi dipendenti militanti di Hamas (soprattutto nella Striscia di Gaza).

Ma critiche all’UNRWA sono piovute anche da molti commentatori vicini alla causa palestinese. Secondo loro, infatti, l’Agenzia non farebbe dovute pressioni sull’ONU e sui governi occidentali affinché venga applicata la Risoluzione 194 (articolo 11) che prevede il ritorno dei rifugiati palestinesi nelle loro case nella Palestina storica. L’Agenzia prolungherebbe sine die il dramma di chi vive nei campi profughi e aspira a tornare (come diritto impone) nella sua terra.

La drammatica crisi finanziaria che vive da diversi anni l’UNRWA lancia un messaggio più sinistro della già terribile notizia della perdita di salario per decina di migliaia di lavoratori (principalmente palestinesi). E’ l’ennesimo segnale tangibile di quanto la causa palestinese abbia perso centralità in Medio Oriente. Una centralità che mai nessuno si sarebbe azzardato a contrastare una decina di anni fa. Sempre più relegata a problema di serie B dalle agende politiche europee e statunitensi, la Palestina con i suoi abitanti sta scomparendo. Le recenti (e prossime) visite di Kerry a Gerusalemme per informare Tel Aviv sull'”affare Iran” snobbando Ramallah non devono pertanto stupire più nessuno. Nena News

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