10 anni di Muro (continua)

“Il Muro è fuorilegge. Cessino i lavori, venga abbattuto e siano risarciti tutti i palestinesi danneggiati”. Conserviamo le prime pagine ormai ingiallite di tutti i quotidiani datati 10 luglio 2004 per constatare che, dieci anni dopo, nessuno titola più alcunchè sulla follia di quei più di 700 chilometri di muro di annessione che è tuttora in costruzione e che, se verrà completato, avrà alla fine rubato più di 500 km quadrati di terra palestinese. Circa 350.000 palestinesi si ritroveranno intrappolati tra il Muro e la Linea verde, dopo che per dieci anni Israele ha distrutto col Muro interi villaggi, restringendo la libertà di movimento e limitando l’accesso alla salute, allo studio, al commercio. Dieci anni di annessioni, espansione degli insediamenti e frantumazione della terra palestinese.

Qualche anno fa, in un editoriale intitolato “Vedi alla voce muro”, avevamo elencato in un crescendo di allucinata desolazione le varie ‘tipologie’ di muro in cui i palestinesi quotidianamente si imbattono a casa loro. Non si trattava, e tanto meno non si tratta ora, ‘solamente’ del muro di cemento, torrette e checkpoint di cui in questi giorni ricorre tristemente il decimo anniversario dell’inizio della sua costruzione. Tanti altri, subdoli e striscianti muri si insinuano nella vita, nella concreta quotidianità del popolo palestinese.
Pensiamo al Muro del silenzio, eretto più volte dalla comunità internazionale per evitare di difendere i diritti politici e umani della popolazione palestinese che lo Stato d’Israele viola impunemente da sessant’anni.
E poi al Muro dell’ipocrisia: utilizzato in modo massiccio da molti giornalisti ‘super partes’, quando parlano di barriera difensiva invece che di Muro dell’apartheid, di equidistanza, invece che di denuncia dei soprusi commessi dall’esercito israeliano, di bilanciamento delle ragioni degli uni e degli altri, invece che di terrorismo di Stato, di guerra invece che di massacro.
E non possiamo fingere di non immaginare il Muro di sfinimento: quel muro in costante crescita nei territori palestinesi occupati e nella striscia di Gaza. Costruito, mattone su mattone, dalle uccisioni, dalle incarcerazioni, dalle umiliazioni dei check-point, dalle distruzioni, dalle requisizioni di terre e dall’abbattimento di piante.
C’è infine un Muro apparentemente invisibile: quello che, insieme a quello ben più reale, separa nella quotidianità i palestinesi di Gerusalemme est dagli israeliani di Gerusalemme ovest, in una città che è ‘eternamente unificata’ solo per lo Stato d’Israele, ma non per le Nazioni Unite. E questo muro, ci fa alzare forte la voce per una denuncia che in queste ore sta mobilitando in particolare i cristiani di terra santa. Amira Hass l’ha definito Il muro del pianto di Gerusalemme (vedi A VOCE ALTA).
Sta per essere firmato uno storico accordo tra Israele e Santa Sede, ma non inganni il tema: lo status fiscale delle istituzioni cattoliche in Israele. Infatti sembra che l’accordo, non preoccupandosi di distinguere tra la parte orientale e quella occidentale di Gerusalemme, tra Israele e Territori Palestinesi occupati, avalli di fatto l’annessione dell’intera Città santa allo stato d’Israele. “Israele sta facendo di tutto per tenere sotto il suo controllo anche la parte palestinese della città compromettendo ogni possibilità di un accordo di pace”, ha dichiarato la Coalizione delle organismi cattolici di terra santa. Il costante allargamento di insediamenti a Gerusalemme Est occupata, la demolizione di case, la revoca della residenza e le limitazioni di ricongiungimento familiare, insomma le più colossali ingiustizie quotidiane temiamo che vengano rafforzate dall’accordo tra la Santa Sede e Israele.
Ma ancora una volta, viene costruito un…muro per impedire che si sappia la verità, per evitare che troppo bocche-scucite rivelino accordi e decisioni assolutamente politiche e dalle conseguenze inimmaginabili per i diritti del popolo palestinese.

BoccheScucite

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2 Commenti

  1. Ogni volta vhe leggo <<bocche scucite rabbrividisco di più e noi qui faccimo niente salvo pensarvi-
    cos altro fare per essrevi vicini?

    eleonora

  2. Signora Eleonora: per capire basterebbe studiare un po’ di storia. IL ha vinto 7 guerre ed ha tutto il diritto di erigere il muro anti terroristi. E ci mancherebbe altro anche… Quando perdi una guerra (specie se da te provocata) accetti le condizioni di pace imposte. L’italia ha dovuto cedere Tenda alla Francia, istria e Dalmazia alla Yugoslavia, Dodecanneso alla Grecia. E riassumendosi 300000 profughi. E zitti anche. Erano gli anni in cui nasceva IL.
    E in questo articolo c’è una cosa fastidiosissima: l’ipocrisia. Non del muro, ma del cervello. Per cui se si accoppa un israeliano è comunque un colono che se l’è andata a cercare (tipo i Fogel) un palestinese imbottito di esplosivo (proprio di quelli cha la barriera ferma) invece è un martire. E, dite la verità, quando fallisce vi dispiace.
    Un po’ di MEMRI TV dovrebbe aprire gli occhi. Ma non dispero: ci penserà il nuovo regime egiziano a breve. specialmente nei confronti dei cristiani.
    Leggetevi anche un po’ di Padre Mazzolari, già che ci siete…

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