Venerdì 8 luglio più di 600 attivisti internazionali sono attesi all’aeroporto di Tel Aviv. Mentre Israele ha già iniziato ad aumentare le misure di sicurezza per impedire loro l’ingresso nel paese in quanto “provocatori che vogliono minare la pace e compiere azioni illegali”.

DI MARTA FORTUNATO

Beit Sahour (Cisgiordania), 07 luglio 2011, Nena News – “Ogni stato ha il diritto di impedire l’ingresso di provocatori all’interno dei propri confini” ha dichiarato mercoledì mattina Benjamin Netanyahu durante un incontro con i capi dei servizi israeliani di sicurezza dell’aeroporto Ben Gurion (Tel Aviv). E se i cosiddetti “provocatori” sono in realtà 600 attivisti internazionali che arriveranno a Tel Aviv l’8 luglio per partecipare a delle attività di solidarietà col popolo palestinese?

“Come stato democratico sovrano, Israele non permetterà a questi hooligans di fare propaganda, fomentare proteste illegali e minare la pace del paese. Li rispediremo al loro paese di provenienza, secondo le convenzioni ed il diritto internazionale” ha dichiarato ieri il ministro della sicurezza pubblica Yitzhak Aharonovitch. Anche le misure di sicurezza verranno rafforzate: centinaia di poliziotti, compresi i membri dell’unità speciale anti-terrorismo, e personale aggiuntivo presidiano da oggi l’aeroporto per scongiurare qualsiasi imprevisto. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, alcune agenzie governative si stanno preparando per scenari estremi, come ad esempio tentativi da parte degli attivisti di darsi fuoco.

Più di 600 persone sono attese al Ben Gurion venerdì prossimo. La novità è che durante l’interrogatorio a cui verranno sottoposte entrando in Israele, tutte dichiareranno il vero, diranno cioè di andare in Palestina per partecipare all’evento “Welcome to Palestine” che si svolgerà dal 9 al 16 luglio 2011 in diverse città e villaggi della Cisgiordania. Solitamente non si racconta mai la verità: andare nei Territori Palestinesi non è considerato “accettabile” da Israele. Ci si finge pellegrini o turisti.

Aeroporto Ben Gurion (Tel Aviv) 

“Lo scopo è quello di incominciare a far capire ad Israele che ci sono moltissime persone che vengono da noi per sostenere la causa palestinese” ha dichiarato a Nena News Mazin Qumsyieh, docente universitario e leader del movimento per la resistenza non violenta in Palestina – Sappiamo che la posta in gioco è alta, c’è un elevato rischio che le autorità israeliane blocchino questi giovani. Ma almeno a livello internazionale si saprà che Israele in un solo giorno ha rispedito illegalmente a casa centinaia di volontari”.

“Questi attivisti pro-Palestina che cercano di entrare via aria in Israele come controparte della Flotilla, non verranno fatti entrare” ha detto Aharonovitch – ci si aspetta che queste persone daranno vita a provocazioni e a manifestazioni illegali minando la legittimità della nostra terra”.

Gli fa eco la risposta di Lubna Masarwa, una delle organizzatrici dell’evento. “Non c’è nessun legame tra la Flotilla e questi giovani” ha dichiarato ad Haaretz “non cerchiamo il confronto con Israele. Lo scopo è solo quello di andare nelle città palestinesi della Cisgiordania e di partecipare ad attività assieme al popolo palestinese”.

Aiuto e supporto morale a 4.5 milioni di persone che vivono da troppo tempo sotto occupazione militare, trascurate dai potenti della terra. Come sottolineato in un comunicato stampa diffuso dalle associazioni organizzatrici, gli attivisti durante questa settimana avranno la possibilità di entrare nella vita quotidiana dei palestinesi, visitare i villaggi e i campi profughi, scoprire le difficoltà che affrontano quotidianamente gli abitanti, ma anche venire a conoscenza con la cultura e le speranze di questo popolo. Una campagna per la pace e la libertà. Definita da Israele come provocatoria ed illegale. Nena News

http://www.nena-news.com/?p=11311

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