I coloni israeliani hanno torturato col fuoco un adolescente palestinese, denuncia Bet’selem

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Articolo pubblicato originariamente su IMEMC e tradotto in italiano da Bocche Scucite

Il gruppo israeliano per i diritti umani, B’Tselem, in un rapporto pubblicato la scorsa settimana, ha rivelato dettagli strazianti sull’adolescente palestinese che è stato rapito e torturato col fuoco da un gruppo di coloni israeliani nella Cisgiordania occupata due mesi fa.

Tareq Zbeidi, 15 anni, all’ospedale [B’Tselem]

Il 17 agosto, il quindicenne Tareq Zbeidi e cinque suoi amici stavano facendo un picnic vicino al loro villaggio di Silat a-Daher, situato nel distretto di Jenin, nel nord della Cisgiordania.

Tuttavia, un folto gruppo di coloni israeliani del vicino insediamento israeliano di Homesh è arrivato in auto nella zona, portando pietre e bastoni.

I ragazzi palestinesi sono rapidamente fuggiti, mentre uno dei coloni ha iniziato a lanciare pietre contro di loro. Tuttavia, secondo B’Tselem, Tareq non è riuscito a tenere il passo dei suoi amici a causa di una ferita alla gamba che si era fatto due settimane prima.

Ha raccontato al gruppo per i diritti: “I coloni sono venuti verso di me e mi hanno investito con l’auto e sono caduto a terra. L’auto si è fermata e quattro coloni sono scesi. Alcuni avevano in mano dei bastoni. Mi hanno attaccato e mi hanno colpito alla spalla, alle gambe e alla schiena”.

Inoltre, gli hanno legato mani e piedi e lo hanno incatenato al cofano della loro auto, prima di portarlo a Homesh, dove hanno schiacciato i freni, facendolo cadere a terra.

Ha aggiunto che, all’arrivo all’insediamento, altri coloni sono accorsi per prenderlo a calci e schernirlo. Il suo calvario è consistito in spruzzi di pepe e sputi in faccia, mentre veniva insultato in arabo ed ebraico.

Mentre continuavano ad aggredirlo, i coloni israeliani lo hanno portato e appeso a un albero per “bruciargli i piedi”.

“Sono stato lasciato appeso così per circa cinque minuti, con gli occhi coperti. Ho sentito che tagliavano e sfregavano la pelle del mio piede sinistro con un oggetto appuntito. Sentivo tanto male. Non riuscivo a sopportarlo. Improvvisamente, ho sentito un forte bruciore sul mio piede destro, era un accendino o qualcosa di simile. È durato qualche secondo. Ho urlato e pianto dal dolore e dalla paura. Solo allora mi hanno fatto scendere dall’albero”, ha raccontato Tareq.

È stato poi colpito alla testa con un bastone e ha perso conoscenza.

Secondo B’Tselem, i soldati israeliani sono arrivati poco dopo su una jeep militare e i coloni hanno accusato Tareq di aver lanciato pietre contro di loro.

Quando Tareq ha ripreso conoscenza sulla jeep militare, i soldati hanno minacciato di arrestarlo se avesse lanciato ancora pietre. “Hanno detto che sapevano tutto di me e che se qualcuno avesse lanciato pietre contro i coloni, sarebbero venuto a casa mia e mi avrebbero arrestato”.

Lo zio e il fratello maggiore di Tareq lo hanno subito messo su un’ambulanza palestinese e lo hanno portato in un ospedale di Jenin, dopo averlo prelevato dalla stazione.

“Sono stato portato al pronto soccorso per accertamenti. Hanno trovato lividi e ferite sulla spalla, sulla schiena e sulle gambe, così come ferite e bruciature sui piedi. Sono rimasto lì fino al pomeriggio successivo, e poi sono stato dimesso”, ha detto Tareq, aggiungendo che, nonostante sia stato dimesso, il suo corpo era dolorante e non poteva camminare a causa dei tagli e delle bruciature sui piedi.

I coloni di solito attaccano i palestinesi e le loro proprietà in Cisgiordania. Le stime israeliane e palestinesi indicano che ci sono circa 650.000 coloni in Cisgiordania, compresa Gerusalemme occupata, residenti in 164 insediamenti e 116 avamposti.

B’Tselem ha notato che l’attacco a Tareq è stato il decimo attacco dei coloni ai palestinesi vicino all’insediamento, documentato dal gruppo dall’inizio del 2020.

“Questo caso può essere eccezionalmente crudele, ma la violenza dei coloni contro i palestinesi, spesso con la partecipazione dei soldati, è diventata da tempo parte della politica israeliana in Cisgiordania”, ha detto B’Tselem nel rapporto.

“Il risultato a lungo termine di questi atti violenti è l’espropriazione dei palestinesi da fasce crescenti della Cisgiordania, facilitando l’acquisizione da parte di Israele della terra e delle risorse”.

 

 

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