15 maggio 1946 – 15 maggio 2012: in piedi!

Dopo anni di appelli e di proteste, alla fine il silenzio complice sul crimine perpetuato da Israele su migliaia di persone come Bilal e Taher (migliaia tra bambini, uomini e donne) è stato finalmente rotto più che dal loro grido, dai loro corpi.
I corpi sfregiati dalla violenza di un apparato di detenzione e tortura totalmente al fuori dalle leggi internazionali hanno fatto sentire in tutto il mondo la protesta di un intero popolo stremato da più di sessant’anni di “catastrofe”.

I corpi sfigurati, tra i 1.000 e i 2000 senza nome/senza dignità, dietro le sbarre delle prigioni di uno stato che condanna senza alcun capo d’accusa né processo, hanno mostrato la follia di una punizione di massa che non interessa ai media mondiali e la cui notizia viene regolarmente bloccata prima della pubblicazione.

I corpi che resistono con la nonviolenza di un digiuno durissimo (alcuni ormai in pericolo di morte) hanno finalmente mostrato al mondo la risposta di un popolo dalla dignità straordinaria: voi ci umiliate da sessant’anni e noi resistiamo con l’intifada della nonviolenza, tutti i venerdi e ogni giorno.

I corpi sfiniti sulla sedia a rotelle di Bilal e Taher hanno condannato l’ipocrisia di un’Alta Corte che di fronte a loro ha avuto il coraggio di ammettere che la detenzione amministrativa è un’aberrazione giuridica”, rigettando contemporaneamente l’appello al rilascio per mancanza assoluta di accuse e quindi condannandoli a morte nelle prigioni israeliane.

I corpi indeboliti da un digiuno di massa (anzi di popolo) che grida al mondo la continuazione di quella Nakba ininterrotta, hanno scosso la coscienza dei nostri Paesi occidentali, paralizzati nella difesa a tutti i costi dello stato d’Israele e stanno dando forza ad una protesta internazionale

I corpi in piedi sono allora i nostri, una volta di più solidali con questo popolo in prigione. Mentre ieri i corpi in piedi sono stati i milioni di palestinesi che con l’ennesima manifestazione nonviolenta, in ogni angolo della terra si sono alzati per solidarizzare con i prigionieri.

Tutto questo numero di BoccheScucite è dedicato a loro, alle lacrime delle madri e al lamento dei figli. Due cose dobbiamo fare immediatamente: leggere, certo, ma poi muoverci, anche con i nostri corpi.

BoccheScucite

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