15 maggio di sangue. Anniversario della Nakba. Oggi come ieri, pulizia etnica

Con molta più violenza e più tragicamente di quello che avete sentito dai media, l’esercito israeliano ha represso nel sangue le numerosissime manifestazioni, dai confini di Siria e Libano a Ramallah e Gerusalemme. In 14 sono stati uccisi, 182 feriti, 149 sono rimasti intossicati dai lacrimogeni. A Gaza è stato ucciso un uomo e feriti 135 civili. Ma per i nostri TG bastano pochi secondi. E sempre ovviamente per non farci capire che da un capo all’altro della Palestina occupata, il tappo sta saltando…

Ma al di là della pesantissima cronaca, diamo voce ad un giornalista israeliano che svela questa pulizia etnica infinita, Nakba dal 1948 al 2011, dalle colonne di Haaretz:

“Mentre siamo disperatamente impegnati a dimenticare, negare e cancellare la nostra più grande pulizia etnica del 1948 – oltre 600.000 rifugiati, alcuni fuggiti per paura delle forze israeliane e altri espulsi con la forza – scopriamo che il 1948 non terminò mai perché “lo spirito del 1948” è ancora vivo oggi. E’ lo spirito che oggi ci fa avere un obiettivo preciso: cercare di ripulire questa terra dei suoi abitanti arabi quanto più possibile e anche un po’ di più. E’ l’obiettivo più segreto e insieme più desiderato: prendere la terra di Israele per gli ebrei, per loro soli. Nessuno lo definisce “transfer”, per carità! E nessuno si sognerebbe di definirla pulizia etnica. Alcuni pensavo che sia sufficiente rendere la vita dei palestinesi così miserabile da indurli a partire… In effetti solo tra il 2000 e il 2007 più di 250.000 palestinesi se ne sono andati dalla loro terra volontariamente. (…)

(…) Chi mi obietta che “non si tratta di apartheid”, mi risponda: perchè un israeliano può lasciare il Paese anche per tutta la vita e nessuno si sogna per questo di revocargli la cittadinanza, un palestinese la perde per sempre? Perché un israeliano può sposare uno straniero e ricevere un permesso di residenza per lui, mentre ad un palestinese non è permesso di sposare una sua vicina di casa che vive in Giordania? E quante tragedie simili ho conosciuto nel corso degli anni! E per completare il piano, proprio alla vigilia dell’anniversario della Nakba-catastrofe palestinese, il mio collega Akiva Eldar denunciava la più scioccante delle conclusioni: Israele ha revocato la residenza a 140.000 palestinesi della Cisgiordania. Questo 14% dei residenti in West Bank ha osato andare all’estero non sapendo che tornando avrebbero perso la loro cittadinanza. In altre parole, vennero espulsi dalla loro terra e dalle loro case. In altre parole, una pulizia etnica. Il 1948 non è finito mai… Gideon Levy, Haaretz, 12 maggio 2011″

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