2014: Fallimento dell’Autorità palestinese, ininterrotto successo del movimento BDS [1]

REDAZIONE 13 GENNAIO 2014

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di Ramzy Baroud – 2 gennaio 2014

 

 

Il 2013 è stato l’anno in cui si è permesso alla sciarada del così detto processo di pace di continuare, portando così ancora una volta il popolo palestinese su di un percorso di promesse non mantenute. Nel frattempo, il progetto di insediamenti israeliani nel West Bank e Gerusalemme Est sono continuati senza sosta alcuna. Tuttavia, il 2013 non è stato un anno completamente nero, dal momento che la campagna di boicottaggio globale (BDS) è riuscita a decollare come mai prima, sorpassando in popolarità la capricciosa dirigenza palestinese e le sue piattaforme politiche limitate.

Il Presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas è, a dir poco un dirigente mancato. Tuttavia, un giudizio molto più duro del suo operato può essere verosimilmente dato. Quando Mahmoud Abbas ha rigettato senza riserve il boicottaggio di Israele in un’intervista  rilasciata mentre si trovava al funerale del leader iconico del Sud Africa, Nelson Mandela, molti palestinesi passarono a descrivere le sue parole come un atto di tradimento. Nei media è stata riportata una sua citazione del tenore “Noi non chiediamo a nessuno di boicottare Israele per se. Noi abbiamo relazioni con Israele, noi abbiamo un mutuo riconoscimento di Israele”.

L’ironia sta nel fatto che un movimento di boicottaggio internazionale fu uno degli aspetti della lotta contro l’Apartheid in Sud Africa. Che Abbas rigetti il boicottaggio nel contesto palestinese – proprio di quel paese che è responsabile dell’occupazione militare, i crimini di guerra, l’assedio di Gaza, la violazione di numerosi leggi internazionali, il Muro dell’Apartheid, e molto altro – proprio mentre si trovava al funerale di Mandela, è una testimonianza del fallimento politico e morale di Abbas.

Dopo solo due settimane dalla dichiarazione di Abbas, il suo capo negoziatore, Saeb Erekat, minacciava ancora una volta di più di portare Israele di fronte alla Corte penale internazionale (ICC) se Israele fosse andata avanti con un altro schema di espansione degli insediamenti nel West Bank e Gerusalemme Est.

Erekat è comprensibilmente infuriato che il governo di destra di Benjamin Netanyahu stia progettando di costruire altre 1440 case per coloni in diversi insediamenti illegali, tra cui 600 a Ramat Shlomo che si trova nel West Bank ma che fu illegalmente annesso ai territori occupati di Gerusalemme Est. Altre 800 case saranno costruite in vari insediamenti nei territori occupati del West Bank che Israele progetta di tenere per sé in qualsiasi accordo sia raggiunto nel futuro.

“Noi condanniamo fermamente [questi progetti] e consideriamo che danneggino il processo di pace”, ha detto Erekat, che ha continuato descrivendo la mossa di Netanyahu come un “crimine di guerra”.  Anche seguendo i criteri sempre tolleranti delle Autorità palestinesi, i suoi rappresentanti hanno invocato il termine “crimini di guerra”, e minacciato di ricorrere alla Corte Penale di Giustizia (ICC), in varie occasioni, minaccia che ovviamente non è mai stata portata a termine.

Tuttavia, non v’è alcuna seria iniziativa sostenuta dalla dirigenza palestinese che chieda l’applicazione di misure punitive contro Israele. Solo un tiepido passo venne iniziato nel novembre 2012, quando la Palestina ottenne il riconoscimento internazionale presso le Nazioni Unite diventandone uno Stato osservatore non membro.  Dovendo fronteggiare l’ostinazione israeliana e il crescente scontento dei palestinesi verso Abbas e la crescente corruzione e fallimenti dell’Autorità Palestinese, il leader palestinese non aveva altra scelta ma di cercare qualsiasi cosa che potesse essere presentato ai suoi giubilanti sostenitori nei territori occupati come una ‘vittoria’. Così Abbas ritornò in patria per essere accolto dai suoi leali seguaci a Ramallah come un’eroe di liberazione, trovata che non ingannò molti [osservatori].

Ma in teoria, se l’Autorità Palestinese acconsentisse di sottoscrivere lo statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, il riconoscimento potrebbe comportare che finalmente l’Autorità Palestinese avrebbe la possibilità di portare Israele di fronte alla corte penale.  Altri passi potrebbero essere intrapresi, laddove lo Stato Palestinese potrebbe diventare membro di una dozzina di organizzazioni internazionali, e così facendo rendere Israele responsabile in qualsiasi modo possibile dei suoi crimini ripetuti.

Che cosa successe nel luglio 2013? Abbas e i suoi negoziatori vennero attirati di nuovo in un ennesimo giro di negoziazioni inutili e senza condizioni. E mentre loro negoziavano, il governo di Israele aveva di fatto messo l’acceleratore sulla costruzione di nuovi insediamenti nel West Bank e stretto ulteriormente l’assedio alla Striscia di Gaza. Il negoziato era diventato una tale farsa che il 13 novembre 2013 l’intero team dei negoziatori Palestinesi si dimise per protesta.

Tuttavia, dal momento che “l’uomo in carica”, the “man in charge” – secondo un funzionario di alto livello dell’amministrazione americana, così come riportato dalla CNN – è Saeb Erekat, questa dimissione allora vuol dire molto poco. “Abbiamo visto Saeb Erekat fare questo in passato, che avrebbe minacciato di dimettersi perché non contento di come andavano i negoziati … ma alla fine ritira le dimissioni e continua con le negoziazioni.”

É uno spettacolo davvero imbarazzante e l’Autorità Palestinese pare di non accorgersene o esserne disinteressata. Invece di marciare sulla corte dell’Aia con una risolutezza totale, e di mettere Israele per una volta sulla difensiva, Erekat continua ad usare le stesse tattiche oramai consunte, tattiche peraltro usate nel passato dallo stesso Abbas, fatte di vuote minacce che non sembrano dare alcun segnale sullo schermo radar sia di Israele che degli Stati Uniti.

É indiscutibile il fatto che l’Autorità Palestinese si trovi in una posizione molto più debole di Israele. A parte il potere militare di quest’ultimo e il suo totale dominio di ogni aspetto della vita dei palestinesi, Israele è sostenuto incondizionatamente dagli Stati Uniti. Sebbene l’amministrazione del Presidente Obama abbia osato scegliere una politica verso l’Iran che non corrisponde ai desideri della lobby zionista di Washington, e ai suoi entusiasti sostenitori di sempre nel Congresso americano, rimane moralmente obbligato ai desideri della lobby palestinese.

Il Segretario di Stato John Kerry ha dimostrato ancora una volta come non siano tanto gli individui che controllano il comportamento degli Stati Uniti nel Medio Oriente, ma politiche ben stabilite.  La sua ultima proposta, che si basa sul lavoro di un gruppo di 160 persone, tra cui il Generale dei Marines in pensione John Allen, è andata oltre le speranze di Netanyahu nell’assicurare la ‘sicurezza’ di Israele,  nel caso uno stato palestinese sia stabilito. Secondo il giornale di destra Jerusalem Post, le ‘idee’ di Kerry esposte nella proposta includerebbero il controllo Israeliano dei confini con la Giordania, e la continuazione della presenza militare israeliana nella valle del Giordano.

Gli americani si inchinano davanti Israele, e non hanno ragione per non farlo. La lobby [pro-israeliana] ha ancora il controllo nella formulazione della politica estera degli Stati Uniti verso Israele e la Palestina, e l’Autorità Palestinese dimostra di essere tanto condiscendente quanto sia Israele che gli Stati Uniti si aspettino. È deludente notare che le poche iniziative che potrebbero dare forza alla dirigenza palestinese, quale il movimento per il Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS di cui sopra), o il fare ricorso a istituzioni internazionali quali la Corte Penale di Giustizia, siano o rigettate completamente o usate quali tattiche fatte di vuote minacce.

Non ci sono prove che l’Autorità Palestinese progetti di cambiare rotta nel 2014. La pietosa eredità di Oslo continua, così come i progetti di insediamenti illegali di Israele, la sciarada del processo di pace americano, e tutto il resto. Ma è chiaro che quello che continuerà a cambiare è il movimento BDS che in effetti va avanti con o senza Abbas e Erekat, i cui diritti alla dirigenza altro non sono che quelli dati dai loro titoli ormai svuotati di ogni prestigio.

Ramzy Baroud è un editorialista internazionale, un consulente della comunicazione, e il redattore del giornale digitale PalestineChronicle.com. Il suo ultimo libro è “My Father Was a Freedom Fghter: Gaza’s Untold Story” (Pluto Press, Londra)

NOTA

[1]  NDT Il movimento per una campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele,  o Boycott, Divestment, and Sanctions (BDS), vuole colpire prodotti israeliani, disinvestire capitali da società per azioni israeliane, e chiede l’applicazione di sanzioni contro Israele

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Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/2014-failure-of-palestinian-authority-bds-success-to-continue-by-ramzy-baroud

traduzione di Ezio Gianni Murzi

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

2014: Fallimento dell’Autorità palestinese, ininterrotto successo del movimento BDS [1]

http://znetitaly.altervista.org/art/13842

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