3° report dalla Palestina: “Settimana Conferenza Internazionale a Bili’n: Primo giorno”

10 APR 2012

Arrivo

Lascio Ramallah dopo la giornata passata qua con Abuna Faysal, Resi e gli amici melchiti e la visita alla scuola di musica di Al Kamanjati. Parto con un taxi insieme ad una donna danese partecipante alla conferenza. Abbiamo una discussione sull’efficacia del movimento per il boicoattaggio di Israele (BDS). Le spiego le mie perplessita’ dopo i colloqui di ieri con gli amici di Ramallah. In pratica per tutti i palestinesi non e’ possibile boicottare i prodotti delle colonie ne’ rifiutare il lavoro in esse. Lei mi dice che nel suo viaggio tutti le hanno chiesto di proseguire col boicottaggio. Ci lasciamo con l’idea che ne riparleremo nel pomeriggio.

Arriviamo per primi con un gruppo di francesi, norvegesi e svedesi. Il luogo dell’incontro e’ sul vecchio percorso del muro in vista del muro attuale. Al di la’ le colonie si presentano come sempre, in continua espansione. In questo caso palazzi a piu’ piani sono quasi completati. Una grande tenda bianca con foto di Murwan Barghouti, Abu Ammar e un martire del posto. Sotto di essa possono stare circa 1000 persone a sedere. Ci sono tre cabine con traduttori in italiano, inglese e francese.la traduzione funzionera’ a volte bene a volte meno. Dietro la zona pasti e caffe’ con banchetti che vendono prodotti palestinesi. Mi registro e attendo che la conferenza inizi. Nel complesso l’organizzazione e’ soddisfacente.

Partecipanti

Piano piano la tenda si riempe. Partecipano molti gruppi internazionali. C’e’ anche una delegazione dall’Italia portata da Luisa Morgantini. I palestinesi sono numerosi. Vedo fra gli altri Hafez da Tuwani e Fathy del Jordan Valley Movement. Annunciano che ci sono delegazioni di rifugiati dalla Siria, Libano e Giordania.

Piu tardi arrivano gli israeliani. La teraza gamba della conferenza. Ci sono ad esempio gli anarchici contro il muro, Gush Shalom con Adam Keller e poi Warschawski. Alla fine credo abbiano partecipato, anche se non continuamente, circa 1000 persone. Infine Morgantini mi dice che ci sono tutti i consoli europei.

Relazioni

L’inizio e’ intriso di molta retorica nello stile arabo. Dopo un’introduzione dell’organizzazione, prende la parola una esponente del movimento popolare delle donne. Morgantini ,mi dice che e’ la prima volta che questo accade. Poi parla il pri,o ministro Fayyad. Inizia con il nominare la donna  che lo ha preceduto, riconoscendo il ruolo delle donne e del movimento popolare di Bilin. Sostiene che lo spostamento del muro rappresenta l’inizio della fine dell’occupazione. Poi parla al Quartetto che si riunisce nei prossimi giorni e chiede la fine della colonizzazione e la nascita effettiva, con poteri reali, di uno stato palestinese. Discorso concreto non retorico e di durata non eccessiva.

Segue dopo il coffe break una parte dedicata ai movimenti popolari a cui partecipa Fathy che denuncia le ONG che sudditanti a Israele destinano gli aiuti solo a zone di tipo A mentre loro stanno costruendo in zone C, cosa unica in Cisgiordania. Poi una giovane avvocatessa inglese analizza la situazione da un punto di vista legale. Sostiene che questa e’ una occupazione con caratteristiche di apartheid. Dettagli si possono trovare sul sito di Al Haq. A Tuwani un attivista ebreo mi ha detto che Israele sta fra due linee: l’annessione e la accettazione di uno stato palestinese. Dice che si muove fra questi confini che sono le vere due linee della bandiera.

Il pomeriggio e’ occupato da un workshop per discutere su boicottaggio e normalizzazione. Partecipano due donne palestinesi (Khalida Jarrar e una giovane di nome Linda), Warschawski e Morgantini. La discussione e’ vivace e per nulla scontata. Le donne palestinesi con Warschawski e Moragantini sostengono in modi diversi l’importanza che ognuno lavori sulla propria realtà. Le donne palestinesi poi sostengono che BDS vada perseguito in modo forte.  Parlano di rifiutare ogni iniziativa che non parli chiaramente di occupazione. Warschawski dice che i palestinesi dettano l’agenda e che gli attivisti israeliani devono supportarli. Moragantini non si e’ detta completamente d’accordo, sostenendo cje gli internazionali possono avere un ruolo loro specifico di lotta contro ogni occupazione nel mondo. Keller tira in ballo il problema del diritto al ritorno. Sostiene che vada in parte accantonato se si vuole convincere gli israeliani disposti al dialogo. Warschawski e gli anarchici dissentono fortemente.

Seguono le domande dei partecipanti. Forse andavano spezzate. Sono troppe e si capisce poco, la traduzione comincia a perdere colpi. Si parla infine di boicottaggio culturale come boicottaggio di iniziative israeliane culturali intese a nascondere l’occupazione e le responsabilita’ di Israele. C’e’ chi come gli anarchici e’ su posizioni piu forti e dure e chi come Keller che e’ piu sfumato. Alcuni internazionali hanno perplessita’ al riguardo per il fatto che bisogna cercare dialogo con la realtà israeliana disposta a esso. Parlo con un ebreo svizzero che ha familiari a Tel Aviv e assomiglia a Moni Ovadia. Lui crede poco nel boicottaggio economico. Invece crede che la cultura per Israele e’ come lo sport per il sud Africa. Per cui pensa che il boicottaggio culturale possa essere una chiave importante.

Finisce la giornata con la proiezione di un film molto interessante che consiglio di vedere. Si intitola The Law in These Parts. Si tratta di una lunga intervista a vari giudici della corte suprema alternata a spezzoni di filmati d’epoca. Molto efficace e chiara per capire l’uso della corte per la gestione dell’occupazione col fine di dare una patina legale che potesse dara credito agli israeliani di essere una vera democrazia.

Conclusioni

Direi che, aspettando i prossimi giorni a Hebron e Jerusalem Est, la conferenza ha presentato aspetti positivi da segnalare. In ordine sparso:

Larga partecipazione di internazionali, israeliani e palestinesi, compresi i consoli.

Il ruolo che le donne stanno prendendo. Almeno quattro le speakers ufficiali con alcune moderatrici.

Consapevolezza dei ruoli diversi che le tre componenti hanno nei rispettivi contesti.

Per la prima volta la conferenza non si svolge solo a Bili’n ma in tre luoghi diversi per allargare la partecipazione e favorire la conoscenza fra i palestinesi. Difficile ma spero sia andata a buon fine.

Infine discussione aperta e franca sulle strategie da usare al fine di concludere l’occupazione.

Manca forse una riflessione sulle reali possibilita’ del boicottaggio in un territorio cosi’ dipendente da Israele, con una forte corruzione e interessi clientelari creata dall’occupazione, e con il forte appoggio economico di US e in parte Europa. Manca anche una analisi che affronti la cosa anche dal punto di vista sionista per trovare strategie efficaci.

Infine come dice Hafez, nonostante la stanchezza la gente vuole continuare a vivere e a resistere. A prendere possesso degli spazi propri come fa Badia e il Youth Centre a Hebron e dei propri diritti con consapevolezza nuova e mezzi culturali. Noi dobbiamo continuare ad aiutarli facendo conoscere le loro istanze con le stesse modalita’ che loro adoperano e portando qua gente.

(fd)

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