A. B. Yehoshua” Ebrei e palestinesi, la pace può nascere dalle tragedie “.

mercoledì 2 febbraio 2011

Israele, il giovane Stato ebraico fondato nel 1948, trasse dalla Shoah una forte spinta per la propria esistenza. Gli arabi, con loro sorpresa, si resero conto che il terribile sterminio aveva rafforzato gli ebrei sopravvissuti riunitisi in Palestina anziché indebolirli. E questi ultimi, ora che avevano l’opportunità di impugnare le armi per difendersi, compresero quale terribile prezzo paga un popolo senza patria e privo di sovranità e respinsero l’attacco arabo con fermezza, spirito di solidarietà e di sacrificio, annettendo anche parti della Palestina non destinate a loro secondo il piano di spartizione delle Nazioni Unite.
L’incredulità e la delusione degli arabi dinanzi alla sconfitta fece scaturire, come meccanismo di difesa, tre reazioni complesse verso la Shoah. Ciascuna, a modo suo, problematica.
Innanzi tutto crebbero l’ostilità e la rabbia nei confronti degli europei e della civiltà occidentale in generale, colpevoli di aver dato una mano a fondare uno Stato ebraico e di continuare a sostenerlo espiando così i propri peccati a spese delle sofferenze del popolo palestinese, che non aveva nessuna colpa di ciò che era successo durante la Shoah. Da questi sentimenti scaturì un’aspirazione a minimizzare la gravità degli orrori della Shoah fino a negarla del tutto. Gli arabi cominciarono a biasimare gli europei per essersi affrettati ad aiutare gli ebrei a fondare uno Stato, nonostante gli orrori della Shoah non fossero tanto terribili come le sue vittime sostenevano e, a loro dire, fossero stati distorti ed esagerati per ottenere compassione e risarcimenti.E sempre da quei sentimenti scaturì un terzo fenomeno, anch’esso problematico: se infatti l’Olocausto non era stato tanto terribile come asserivano gli ebrei, ecco che la guerra (Nakbah) da loro sostenuta contro i palestinesi nel 1948 non era meno grave della Shoah. Quindi era giunto il momento di dimenticare le vittime ebree e di rivolgere l’attenzione verso quelle palestinesi, di cui ci si doveva preoccupare e che si doveva risarcire.
Questi tre approcci si fusero in un unico atteggiamento di rancore, di rabbia e di patetica volontà di scoprire distorsioni storiche nella Shoah che impedì agli arabi, e in particolar modo ai palestinesi, di elaborare correttamente quella tragedia includendola nel quadro della loro storia nazionale e, di conseguenza, di instaurare un dialogo più costruttivo e positivo con l’Europa e di ricevere da essa i risarcimenti a loro dovuti. Una visita simbolica di leader politici e religiosi e di intellettuali arabi musulmani sponsorizzata dagli europei nel più agghiacciante dei campi di sterminio come quella prevista questa settimana potrebbe quindi essere l’inizio di un dialogo positivo, correggere un poco le distorsioni e dare al mondo arabo e ai palestinesi la possibilità di comprendere il loro ruolo morale verso gli ebrei di Israele, ottenendo in cambio il riconoscimento e la stima che meritano.

Non ha infatti alcun senso sminuire gli innegabili orrori dell’Olocausto. E anche se la sconfitta dei palestinesi nel 1948 è dolorosa, sia in termini di perdita di territorio che in quelli di profughi fuggiti o espulsi dalle loro case, non è nondimeno paragonabile alla Shoah. Le due tragedie appartengono a categorie completamente differenti. Occorre inoltre puntualizzare che non si può ascrivere il fenomeno dell’antisemitismo alla sola Europa, sebbene in Europa esso abbia trovato la sua espressione più violenta e brutale. Il problema ebraico è un problema del mondo intero e gli arabi, in quanto parte del mondo, possono partecipare alla rinascita di questo popolo e al suo processo di normalizzazioneMa in cosa consiste, in sintesi, il problema del popolo ebraico? Nel fatto che la componente territoriale della sua identità nazionale non è sussistita per migliaia di anni, trasformandosi così in un simbolo immaginario. Questo, tuttavia, senza che gli ebrei rinunciassero a rivendicare una propria identità nazionale. La mancanza di un’effettiva presenza su un territorio definito è quindi ciò che ha esposto questo popolo a ripetuti rischi esistenziali di cui la Shoah, avvenuta nel XX secolo e durante la quale per cinque, infernali anni un terzo del popolo ebraico è stato decimato, si è rivelato essere il più terribile.
Ma un insediamento degli ebrei in un luogo diverso da Israele sarebbe inconcepibile. È questa infatti l’unica patria connaturata nel loro immaginario storico e in grado di trasformarsi in reale. I palestinesi avrebbero potuto aiutare il popolo ebraico a rinascere in una parte di essa, con l’assistenza dell’Europa e del mondo arabo, correggendo così l’indole di questa stirpe dispersa fra le nazioni. Ma ciò sarebbe stato possibile solo a condizione che non fossero stati privati a loro volta della terra d’origine. Non è difatti ammissibile che un popolo possa ritrovare la propria patria a spese di un altro che la perde. La spartizione della Palestina in due Stati sovrani non è perciò solo una necessità politica e l’unico modo per instaurare la pace in Medio Oriente, ma anche un imperativo morale categorico che la comunità internazionale deve garantire con tutta la sua forza militare e politica, senza compromessi.
Vero, affinché questa spartizione avvenga i palestinesi dovranno sacrificare una parte del loro territorio. In cambio di questa concessione, però, otterranno non solo la gratitudine della comunità internazionale e di Israele, ma anche generose ricompense. Così, invece di negare invano la Shoah e di continuare a combattere contro lo Stato ebraico, il riconoscimento di questa tragedia darà ai palestinesi e al mondo arabo autorità morale nei confronti degli ebrei, nemici in passato e, auspicabilmente, buoni vicini in futuro.
La proposta della Lega dei Paesi arabi e musulmani di una pace comprensiva con Israele dopo la creazione di uno Stato palestinese e la commovente visita di personalità arabe di alto rango al campo di sterminio di Auschwitz fanno sperare agli ebrei che il processo di normalizzazione nella loro madrepatria storica possa essere completato con successo. Al tempo stesso un simile evento darà loro anchemodo di provare di avere interiorizzato la terribile lezione della Shoah e di sapere rispettare non solo il proprio rinnovato vincolo con la madrepatria, ma anche quello che i palestinesi hanno con la loro, in parte sacrificata.

Pubblicato da arial
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