A Gaza arriva Leila Khaled, in Cisgiordania arrivano case per coloni

adminSito   mercoledì 5 dicembre 2012 07:46

Incurante delle critiche, il premier israeliano Benyamin Netanyahu alza il tiro e i coloni prendono l’iniziativa a danno dei palestinesi.

di Michele Giorgio

Gaza, 05 novembre 2012, Nena News – Due settimane dopo il cessate il fuoco Gaza non è in primo piano. Non capitava da lungo tempo. Cede lo scettro della tensione con Israele alla Cisgiordania, oggetto della colata di cemento con la quale il premier israeliano Netanyahu intende rispondere al voto che la scorsa settimana ha accolto nell’Onu la Palestina come Stato osservatore. Sotto una pioggia intensa, come raramente capita da queste parti, nell’abituale buio causato dai blackout energetici, tra le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti israeliani, un tripudio di bandiere rosse del Fronte popolare (Fplp), ha accolto ieri sera a Rafah Leila Khaled.

Oggi Khaled è una signora avviata verso la settantina, un tempo era il simbolo della donna guerrigliera, protagonista di clamorosi dirottamenti aerei a cavallo degli anni 60 e 70. Non ha mai ucciso in azione ma la lotta armata dimostra di averla ancora nel sangue questa donna piccola di statura, che un tempo affascinava tutti i maschi palestinesi. Ieri sera, ogni volta che il suo convoglio di auto si fermava per salutare la folla di attivisti del Fplp, Khaled non mancava di alzare un mitra preso a prestito dalle guardie del corpo. Un’esaltazione della resistenza forse frutto anche di ciò che dicono e pensano i palestinesi di Gaza, dopo il recente confronto armato tra il movimento islamico Hamas e lo Stato ebraico. «Israele comprende solo il linguaggio della forza», affermano in tanti.

Questo punto è da anni materia del dibattito interno palestinese, tra fautori e non della lotta armata. Certo è che il governo Netanyahunon ha dato e non sta certo dando una mano al moderato presidente palestinese Abu Mazen, che pure ha ribadito non molti giorni fa il suo sostegno ad una lotta pacifica contro l’occupazione israeliana. Soprattutto ha chiesto l’adesione all’Onu di uno Stato di Palestina che dovrà sorgere nei territori di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est, quindi ribadendo il riconoscimento di Israele fatto dall’Olp con la firma degli accordi di Oslo nel 1993. Il premier israeliano invece procede con un bulldozer, incurante delle pressioni e delle critiche europee e (a bassa voce) degli Stati Uniti.

Lunedì sera ha autorizzato nuove costruzioni, oltre ai 3mila alloggi già annunciati venerdì nel corridoio E1, tra Gerusalemme e la colonia di Maale Adumim. Entro due settimane, ha scritto il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, la commissione edilizia di Gerusalemme discuterà un piano per la costruzione di 1700 nuove case nella colonia di Ramat Shlomo a Gerusalemme est. Il progetto era stato sospeso dopo che il suo annuncio nel marzo 2010, mentre era in visita in Israele il vice presidente americano Joe Biden, aveva provocato una piccola crisi con Washington. La commissione edilizia israeliana esaminerà anche un piano per costruire un centinaio di nuove case nell’insediamento di Givat Hamatos. Un gruppo di coloni inoltre si è prontamente insediato lunedì in un edificio di cinque piani nel quartiere di Jabal Mukkaber a Gerusalemme est. Non è tutto. Secondo Haaretz Netanyahu intende rilanciare l’abbattimento delle case palestinesi ritenute illegali da Israele. Nel quartiere palestinese di a-Tur, a Gerusalemme Est, i bulldozer sono già entrati in funzione: ieri è stata demolita un’abitazione, per fare spazio alla creazione di un «nuovo parco nazionale».

E’ chiuso a riccio il leader israeliano che, secondo la stampa, si sarebbe convinto che ci sarebbero proprio gli alleati americani dietro la convocazione, due giorni fa, degli ambasciatori israeliani da parte di alcune nazioni europee. «La mossa europea è essenzialmente una mossa degli Usa», ha osservato una fonte citata dal sito israeliano Ynet, «Gli inglesi hanno chiesto agli americani come muoversi». Il ministero degli esteri israeliano ora teme che l’Europa intraprenda altri passi contro Israele riguardo la sua decisione di costruire nell’area E-1, un progetto che, ha aggiunto la fonte, «gli americani e gli inglesi ritengono la fine di qualsiasi processo di pace». Intanto oggi Netanyahu arriva a Praga per ringraziare personalmente il suo collega ceco Petr Necas del «no» della Repubblica ceca al riconoscimento della Palestina come Paese osservatore dell’Onu. Poi andrà in Germania ad incontrare la cancelliera Angela Merkel che ha criticato le recenti decisioni israeliane. A sostegno di Abu Mazen invece domani arriverà a Ramallah re Abdullah, la prima visita ufficiale di un leader arabo dal riconoscimento della Palestina all’Onu. Nena News

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43179&typeb=0&A-Gaza-arriva-Leila-Khaled-in-Cisgiordania-arrivano-case-per-coloni
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