A HEBRON, ISRAELE RIMUOVE L’ULTIMO OSTACOLO AL REGNO DI TERRORE DEI SUOI COLONI

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di Jonathan  Cook

15 febbraio 2019

Nazareth

Potreste immaginare che un rapporto di una forza multinazionale di osservatori che documenta un regno di terrore di 20 anni da parte di soldati israeliani e di coloni ebrei contro i palestinesi, in una città sotto occupazione, avrebbe provocato la condanna da parte dei politici europei e statunitensi.

Ma avreste torto. Aver fatto trapelare, in dicembre, il rapporto sulle condizioni nella città di Hebron, che ospita 200.000 palestinesi, ha causato a malapena un mormorio.

Circa 40.000 casi separati di violenza sino stati tranquillamente registrati fin dal 1997 da molti rilevatori di Svezia, Norvegia, Svizzera, Italia e Turchia. Alcuni incidenti hanno costituito crimini di guerra.

La rivelazione del rapporto confidenziale ha ora fornito il pretesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di espellere gli osservatori internazionali. Ha chiuso la sua missione a Hebron questo mese, in apparente violazione degli obblighi di Israele nell’ambito degli accordi di pace di Oslo di 25 anni fa (1993)

Israele spera ancora una volta di stendere  un velo sulla sua violenta colonizzazione del cuore della più grande città palestinese della Cisgiordania. Il processo di sgombero di decine di migliaia di abitanti dal centro di Hebron è già in fase avanzata.

La scorsa settimana, ogni tentativo di far sollevare la comunità internazionale in una protesta anche minima è stato eliminato dagli Stati Uniti. Hanno bloccato una bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite esprimendo “rammarico” per la decisione di Israele, e venerdì hanno aggiunto che la cessazione del mandato della presenza internazionale temporanea a Hebron – Temporary International Presence  in Hebron (TIPH) era una “questione interna” per Israele.

Il TIPH è stato istituito nel 1997 dopo che un protocollo diplomatico divise la città in due zone, controllate separatamente da Israele e dall’Autorità Palestinese creata dagli Accordi di Oslo.

L’aggettivo “temporaneo” nel suo nome era un riferimento alla prevista durata di cinque anni del processo di Oslo. Le necessità del TIPH, moltissimi hanno ipotizzato, svanirebbe quando Israele dovesse porre fine all’occupazione e uno stato palestinese fosse costruito al suo posto.

Mentre Oslo affidava formalmente all’Autorità Palestinese le regioni densamente popolate dei territori occupati, a Israele si dava effettivamente mano libera a Hebron per consolidare la sua presa aggressiva sulla vita della Palestina.

Varie centinaia di coloni ebrei estremisti hanno gradualmente ampliato la loro enclave illegale nel centro della città, appoggiati da oltre 1000 soldati israeliani. Molti residenti palestinesi sono stati cacciati via, mentre il resto è quasi del tutto imprigionato nelle proprie case.

Il TIPH fin dall’inizio ha affrontato il compito impossibile di “mantenere una vita normale” per i Palestinesi di Hebron di fronte alla violenza strutturale di Israele.

Fino a quando il rapporto è stato fatto trapelare, la sua documentazione circa l’acquisizione di Hebron da parte di Israele e  dei violenti attacchi dei coloni, era rimasta privata, condivisa soltanto tra gli stati che facevano parte del gruppo di azione.

Tuttavia, la presenza degli osservatori ha  limitato i peggiori eccessi dei coloni, aiutando i bambini palestinesi ad andare a scuola incolumi e permettendo ai loro genitori  di arrischiarsi a uscire per lavorare e fare la spesa. Questa assistenza è ora alla fine.

Hebron è stato una calamita per i coloni estremisti perché comprende un sito venerato nell’ebraismo: il presunto luogo della sepoltura di Abramo, padre delle tre principali religioni monoteistiche.

Hebron, con il malcontento dei coloni, è, però, diventata fondamentale secoli fa, per la venerazione musulmana, con la moschea di Ibrahimi eretta sul sito.

La politica di Israele è stata quella di rimuovere la presa dei Palestinesi sulla moschea e anche sullo spazio urbano intorno a questa. Metà dell’edificio è stata riservata alla preghiera ebraica, ma in pratica l’intero sito è sotto il controllo militare israeliano.

Come nota il rapporto  del TIPH, i Musulmani palestinesi devono ora passare attraverso diversi posti di controllo per raggiungere la moschea e sono sottoposti a perquisizioni  corporali invasive. La chiamata alla preghiera del muezzin viene regolarmente “silenziata” per evitare di disturbare gli ebrei.

Di fronte a queste pressioni, secondo il TIPH, il numero di palestinesi che pregano lì è diminuito della metà negli ultimi 15 anni.

A Hebron, come nella moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, un sito sacro musulmano è considerato esclusivamente un ostacolo, che deve essere rimosso in modo che Israele possa asserire la sovranità esclusiva su tutta l’ex patria dei palestinesi.

Un predecessore del TIPH è stato istituito nel 1994, poco dopo che Baruch Goldstein, un medico dell’esercito israeliano, entrò nella moschea di Ibrahimi e sparò a più di 150 Musulmani in preghiera, uccidendone 29. I soldati israeliani aiutarono Goldstein, inavvertitamente o in altro modo, sbarrando l’uscita dei devoti, mentre venivano “spruzzati” con proiettili.

Il massacro avrebbe potuto fornire l’occasione a Yitzhak Rabin, il primo ministro di Israele in quel periodo, di bandire i coloni di Hebron e di assicurarsi che il processo di Oslo rimanesse  sulla giusta via,  invece di mettere la popolazione palestinese sotto prolungato un coprifuoco.

Il coprifuoco, in realtà, non è mai terminato. E’ diventato la base di una politica di apartheid che ha  assecondato infinitamente i coloni ebrei mentre perseguitano ed esercitano violenza  sui loro vicini palestinesi.

La speranza di Israele è che la maggior parte di loro capiscano il messaggio e se ne vadano.

Dato che il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stato al potere per un decennio, altri coloni si stanno trasferendo, mandando via i Palestinesi. Oggi il vecchio mercato di Hebron che una volta era il cuore commerciale della Cisgiordania meridionale, è una città fantasma, e i Palestinesi sono troppo terrorizzati per entrare in grandi parti della loro stessa città.

Il rapporto del TIPH ha concluso che, lungi dal garantire una “vita normale”, Israele ha reso Hebron più divisa e pericolosa per i Palestinesi di quanto lo sia stata  mai prima.

Nel 2016, un altro medico, Elor Azaria, aveva usato il suo fucile per sparare alla testa di un giovane palestinese piegato a terra e gravemente ferito. Al contrario del massacro a opera di Goldstein, l’incidente è stato filmato in video.

Gli Israeliani si sono a malapena preoccupati fino a quando Azaria è stato arrestato. Allora vaste sezioni del pubblico, a cui si sono uniti i politici, hanno manifestato per la sua causa, salutandolo come un eroe.

Malgrado aver fatto pochissimo pubblicamente, la presenza del TIPH a Hebron era servita come una specie di controllo sui coloni e i soldati. Ora il timore è che ci saranno altri Azaria.

I Palestinesi sospettano, giustamente, che l’espulsione degli osservatori sia la mossa più recente negli sforzi fatti da Israele e dagli Stati Uniti per indebolire i meccanismi che proteggono diritti umani palestinesi.

Netanyahu ha costantemente istigato la gente contro le organizzazioni internazionali per i diritti umani, accusandole di essere agenti stranieri e facendo in modo che sia sempre  più difficile per loro operare in maniera efficace.

Inoltre, l’anno scorso, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tagliato tutti gli aiuti all’UNRWA, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati, che svolge un ruolo vitale nel prendersi cura dei Palestinesi e nel sostenere il loro diritto di ritornare nelle loro ex terre.

Non solo le istituzioni sulle quali fanno affidamento i Palestinesi per sostenerli vengono smembrate, ma anche le organizzazioni che registrano i crimini che Israele ha continuato a commettere.

Questo, Israele spera, assicurerà che un osservatore internazionale che da lungo tempo non ha più denti, presto perderà anche la vista quando Israele inizierà il procedimento di annessione delle aree più apprezzate della Cisgiordania, con Hebron in cima alla lista.

 

Jonathan Cook ha vinto il Premio Speciale Martha Gellhorn Prize per il  giornalismo. I suoi libri più recenti sono: “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East”, (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair”(Zed Books).  Il suo nuovo sito web  è: www.jonathan-cook.net

Una  versione di  questo articolo è apparso per la prima volta  su The National, di Abu Dhabi.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://www.counterpunch.org/2019/02/15/in-hebron-israel-removes-the-last-restraint-on-its-settlers-reign-of-terror

Originale: Non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2019 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.06

 

 

A Hebron, Israele rimuove l’ultimo ostacolo al regno del terrore dei suoi coloni

http://znetitaly.altervista.org/art/27186

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