A MUBARAK LA SOLIDARIETA’ DI ISRAELE

 

L’ex ministro Ben Eliezer e alcuni analisti mostrano compassione per l’ex raìs condannato sabato scorso all’ergastolo per aver ordinato la dura repressione di un anno e messo fa in cui furono uccisi 850 egiziani

Roma, 04 giugno 2012, Nena News – A Hosni Mubarak è stata consegnata la tuta blu dei carcerati, assegnato un numero di matricola e scattata la foto segnaletica di rito. E’ carcere vero per l’ex raìs condannato sabato scorso all’ergastolo, assieme al suo ministro dell’interno Habib el Adly, per aver ordinato la dura repressione di un anno e messo fa in cui furono massacrati 850 egiziani. Il servizio penitenziario ha anche respinto la sua richiesta di farsi seguire nell’infermeria della prigione di Tora (Cairo) dai due medici che lo avevano in cura al Centro medico internazionale dove era rimasto per circa un anno in attesa di giudizio.

Eppure mentre molti egiziani non nascondono la loro delusione e frustazione per una condanna che giudicano «lieve» (non pochi chiedevano il patibolo) e sdegno per l’assoluzione per sei alti ufficiali della polizia e del ministro dell’interno accusati di strage, nel confinante Israele si sprecano gli elogi per l’ex dittatore egiziano travolto dalla Rivoluzione del 25 gennaio. La cosa non sorprende. Già lo scorso anno, mentre milioni di egiziani chiedevano libertà e lavoro in piazza Tahrir, il premier Benyamin Netanyahu tesseva le lodi di Mubarak, alleato fedele nell’applicazione di una linea compiacente verso politiche israeliane nella regione, in particolare verso i palestinesi e l’assedio della Striscia di Gaza.

Ieri i giornali israeliani hanno pubblicato espressioni di compassione nei confronti di Mubarak, rallegrandosi per l’accantonamento, da parte della corte del Cairo, delle accuse di corruzione rivolte all’ex presidente e al suo entourage per la vendita a Israele di gas naturale a costo inferiore a quello di mercato. «Stringe il cuore… È duro vedere Mubarak disteso su una lettiga, vecchio e sfinito», ha scritto su Yediot Ahronot la giornalista Smadar Perri che aveva più volte intervistato il raìs. «E’ stato duro vedere in quelle condizioni colui il quale è stato per trent’anni un partner di una pace stabile», ha aggiunto da parte sua un editorialista di Maariv. «Profondo dolore» ha addirittura espresso l’ex ministro della difesa Benyamin Ben Eliezer (laburista). «Mubarak resta un patriota egiziano – ha detto Ben Eliezer – che ha dedicato i propri sforzi per rafforzare il prestigio dell’Egitto». Giudizi che, è ovvio, guardano solo a quanto Mubarak ha fatto per aiutare Israele e non tengono conto della privazione della libertà per gli egiziani, delle violazioni sistematiche dei diritti umani, della corruzione e di una politica economica che ha aggravato la povertà in Egitto.

In nome di una giustizia vera migliaia di manifestanti hanno passato la nottata in piazza Tahrir al Cairo dove campeggia uno striscione con la scritta «Vogliamo tribunali rivoluzionari e giustizia per i martiri». La mobilitazione andrà avanti perchè esiste il rischio fondato che, a causa della sentenza debole (sono stati condannati i mandanti ma non gli esecutori del massacro di 850 persone), Mubarak e Adly potrebbero ottenere in appello una pena molto più lieve. Da parte sua la procura generale ha annunciato che presenterà ricorso in Cassazione contro le assoluzioni che hanno scatenato l’ondata di sdegno popolare.

Il paese guarda anche al ballottaggio per le presidenziali il 16 e 17 giugno e ieri si sono nuovamente aperte le urne per gli egiziani all’estero. Uno dei due candidati, nonchè l’ultimo premier sotto Mubarak, Ahmad Shafiq, che si presenta come l’uomo della stabilità e dell’esperienza, ieri ha attaccato duramente il suo rivale Mohammed Morsy dei Fratelli Musulmani e ha accusato la Confraternita di voler riportare l’Egitto indietro di secoli e di impedire ai cristiani copti (suoi sostenitori) di esercitare i loro diritti politici. Da parte sua Morsy oggi si incontrerà con i due principali sconfitti al primo turno, Hamdeen Sabahi (sinistra) e Abdel Moneim Abul Fotuh (islamista liberal) con l’obiettivo di convincerli a sostenere la sua candidatura ed impedire che a succedere a Mubarak sia un esponente dell’ancien regime. Morsy ha anche promesso che farà ricelebrare i processi per le stragi avvenute durante la rivoluzione se sarà eletto capo dello stato. Nena News

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