A proposito di San Giovanni XXIII patrono dell’esercito… 2 articoli interessanti

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1)  Ci si dovrebbe anzitutto domandare a che serve il patronato.

E si potrebbe rispondere:”ecco voi che lo ricevete, sappiate che il vostro intercessore presso Dio ha fatto prima di voi le cose che voi fate , le ha fatte meglio di voi ed al suo esempio dovete conformarvi”.

Se il patronato e’ questo, l’esercito italiano, accettando il patronato di san Giovanni XIII , ne deve accettare l’azione ed il pensiero che la ispirava.

E’ questo fatto apre straordinarie opportunita’  di riflessione e di conversione sul modo di concepire l’esercito nella sua struttura e funzione, in attesa che esso cessi di averne una, quando la potesta’ della guerra sulla politica sara’ annullata.

Ora l’esercito italiano e’ stretto da due lati: da una parte la Costituzione gli preclude ogni funzione aggressiva e bellicosa: “L’Italia ripudia la guerra….”; da un’altra parte la “Pacem in terris” scritta e promulgata dal  “suo” nuovo santo patrono gli toglie ogni possibilita’ di pensare ad una possibile “guerra giusta”.

Non ci sono dunque neppure “missioni di pace”, non sono ammissibili ne’ sul piano teorico, ne’ su quello pratico, come dimostrano i puntuali  fallimenti di ciascuna di esse.

L’enorme ed abnorme contraddizione ,che “esplode” nel momento stesso in cui la si descrive, ci dice che ad essere indignati e scandalizzati dovrebbero essere anzitutto coloro che hanno pensato , formulato , prodotto , offerto ed accettato il patronato di Papa Giovanni per l’Esercito.

Ne hanno voluto fare un uso malizioso ed insidioso contro il magistero dell’attuale Pontefice?

Hanno voluto mostrare che il Papa buono era anche buon soldato?

Faranno pochi passi in questa direzione, prima di finire nel fosso

Sta anche a noi indicare l’errore e ricordare la profezia giovannea della fine di ogni guerra, ma facendolo “pacatamente e non da arrabbiati” come diceva mons. Capovilla nell’intervista di don Nandino. “Non si converte , se non chi si ama”.

Si aprono per noi opportunita’ d’incontro e di confronto nello spirito della correzione fraterna, che abbiamo ascoltato nel Vangelo di domenica scorsa :” Se tuo fratello…. VA e ammoniscilo….se non ascoltera’ prendi con te …se poi non ascoltera’ dillo alla comunita’…

Per questo dico e propongo che sui temi di una “formazione in uscita, itinerante,colta, conviviale” acutamente elencati da Sergio Paronetto e tutti attinenti al ruolo della guerra nel mondo attuale ed ai relativi strumenti, come gli eserciti ed il loro indotto militar industriale, noi dobbiamo avviare un confronto con lo stesso Ordinariato militare e con i Vescovi, consapevoli che “disarmare la Chiesa” e’ forse il nostro primo dovere di movimento ecclesiale che nel nome della pace e’ sorto settantanni fa sulle frontiere insanguinate d’Europa.

“Fare il primo passo” e’ stato il motto di papa Francesco nel recente viaggio in Colombia dove e’ in corso la ricostruzione di una convivenza pacifica dopo decenni di violenze e massacri.

Qui in un contesto meno drammatico tocca anche a noi  fare il primo passo verso e non contro. E  mi sembra che siamo gia’ sulla buona strada.

Norberto Julini

 

2)Povero papa Giovanni! (di Maurizio Mazzetto) 

 

Che san Maurizio martire – divenuto cristiano e quindi obiettore di coscienza all’esercito, ucciso da quell’esercito in cui non voleva più prestare servizio – sia patrono degli alpini, lo sapevamo.

Che san Giovanni XXIII sia stato scandalosamente proposto – con manovre oscure, anticonciliari, e, inoltre, opposte al pensiero, allo stile, alle azioni di papa Francesco – come patrono dell’esercito italiano, lo veniamo a sapere ora. Con grande sconcerto e indignazione.

Povero papa Roncalli: ti rivolterai solo nella tomba o ci farai visita per svergognarci?

E che cosa ci dovremmo aspettare, tra qualche anno, quando verrà proclamato santo il vescovo Tonino Bello? Che lo si nomini, poi, patrono dei fanti, poiché sosteneva l’importanza di essere cristiani e chiesa sempre in cammino?

E così, di Oscar Arnulfo Romero, vescovo salvadoregno, che divenga patrono degli speculatori della finanza, poiché si interessava della situazione economica che aveva conseguenze sulla vita del popolo?

E quali altre parole possiamo aggiungere?

Forse o senz’altro solo quelle di Gesù, il quale diceva – indignato, anche se non arrabbiato – diceva agli “scribi e farisei ipocriti” che, costruendo le tombe per onorare i profeti, erano peggiori dei loro padri.

Il Vangelo si realizza sempre. Anche in questi aspetti.

O forse proprio in questi, dal momento che a Gesù non è andata proprio bene alla fine?

Ma la morte, la violenza, e un certo tipo di Chiesa, quella che oggi contrasta papa Francesco, non avranno l’ultima parola. Come non l’hanno avuta su Gesù.

Solo in questo noi crediamo. E solo a questo pensiamo.

Don Maurizio Mazzetto,

Pax Christi Vicenza

* Si veda, in questo sito, ciò che pensava dell’esercito e del servizio militare papa Giovanni:

http://www.inutilestrage.it/il-papa-cristiano/

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