A scuola Palestina e Israele si ignorano

adminSito martedì 5 febbraio 2013 09:03

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Secondo una ricerca congiunta, nei libri scolastici i due popoli negano l’esistenza dell’altro. ANP: “Nel mondo nessun popolo sotto occupazione elogia l’occupante”.

di Emma Mancini

Betlemme, 5 febbraio 2013, Nena News – Israeliani e palestinesi si ignorano. O almeno, negano l’esistenza dell’altro nei libri di testo scolastici. Lo rivela una ricerca pubblicata ieri e finanziata dal Dipartimento di Stato americano. A gestire la ricerca, studiosi americani, palestinesi e israeliani: i libri di testo palestinesi tacciono su Israele, quelli israeliani negano l’esistenza del popolo palestinese.

“Da entrambe le parti, il problema principale è l’omissione, l’assenza di un chiaro riconoscimento dell’esistenza della controparte e del suo diritto ad esistere”, spiega Gershon Baskin, uno dei membri israeliani del team di ricerca, che ha analizzato 74 testi scolastici israeliani e 94 palestinesi. Le materie trattate sono state scienze sociali, geografia, letteratura, religione, arabo ed ebraico.

La maggior parte dei libri di testo palestinesi presi in esame sono utilizzati da tutte le scuole pubbliche dei Territori Occupati; solo sei quelli introdotti nelle scuole islamiche. Dall’altra parte, quella israeliana, sono stati analizzati sia i testi delle scuole pubbliche che quelli delle scuole ebraiche ultraortodosse.

La ricerca ha rivelato l’esistenza di due diverse ed opposte narrative, due differenti modi di raccontare la propria società, spesso negando la presenza dell’altra. Le informazioni su religione, cultura, economia sono volte – secondo i ricercatori – a “negare la legittima esistenza della controparte”. Una tendenza forte soprattutto nella redazione della mappe geografiche: sia quelle israeliane che quelle palestinesi si attribuiscono un territorio che va dal Mar Mediterraneo al fiume Giordano, ovvero la Palestina storica. Dalle mappe scompaiono confini, né Linea Verde, né Muro.

Nello specifico, delle 330 mappe israeliane analizzate dalla ricerca, 258 dichiarano territorio israeliano l’intera Palestina storica. Di queste, il 76% non prevede alcun confine tra Israele e Territori Occupati. Solo 29 mappe israeliane mostrano i confini con linee colorate, senza però citare la presenza del popolo palestinese.

Una vera e propria politica quella messa in piedi dal governo israeliano: come denunciato dalla professoressa universitaria israeliana Nurit Peled-Elhanan nel libro “La Palestina nei libri israeliani”,l’obiettivo è fornire ai giovani studenti israeliani un’educazione fondata su propaganda, antisemitismo, minaccia araba e diritto al ritorno nella Terra Promessa. Il libro, che analizza i testi utilizzati nelle scuole superiori israeliane, punta il dito in particolare sulla terminologia più frequente, volta a dipingere i palestinesi non come esseri umani, ma come un problema. Il termine “Palestina” non viene mai citato, al contrario si ricorre a vocaboli razzisti e si sottolinea il carattere primitivo e disumano della cultura araba.

Opposta, secondo la ricerca congiunta israelo-palestinese, la trama dei libri di testo palestinesi: i ricercatori sconfessano infatti le accuse israeliane secondo le quali l’educazione impartita nei Territori Occupati è volta a demonizzare lo Stato ebraico e a incitare alla violenza. Accuse mosse dallo stesso premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo il quale il conflitto israelo-palestinese non riguarda la terra, ma l’accettazione di Israele in Medio Oriente: pace impossibile fino a che i palestinesi insegneranno ai propri figli odio e violenza contro il popolo israeliano e mostreranno loro il martirio in chiave positiva.

Da parte loro, i palestinesi puntano il dito contro il governo di Tel Aviv, accusandolo di voler distogliere l’attenzione mondiale dalle politiche coloniali e imperialiste portate avanti in Cisgiordania. “Fino a quando i palestinesi vivranno sotto l’occupazione israeliana – ha commentato Jihad Zarkarneh, responsabile della selezione dei libri di scuola per il Ministero dell’Educazione dell’ANP – i nostri libri non potranno mostrare Israele sotto una luce positiva. Se con questo studio mi si chiede di elogiare l’occupazione e la cultura israeliane, dico ai ricercatori che nessun popolo al mondo elogia i suoi occupanti, né in America, né in Francia, né in Cina”.

La ricerca è stata accolta bene dal premier palestinese Fayyad, che sottolinea come uno dei risultati dello studio smentisca le solite accuse israeliane: “Si dimostra quello che abbiamo sempre affermato: i libri di testo palestinesi non incitano alla violenza contro Israele”. Il primo ministro ha inoltre chiesto al Ministero dell’Educazione di studiare con attenzione la ricerca appena pubblicata e di seguire le raccomandazioni.

Ma c’è un altro elemento di cui tenere conto. Non si possono dimenticare gli studenti palestinesi cittadini israeliani che, pur frequentando scuole arabe, sono costretti dalle autorità israeliane a utilizzare libri approvati da Tel Aviv. Libri che ignorano la Nakba, la catastrofe del popolo palestinese, esiliato nel 1948 con la creazione dello Stato di Israele, e che la descrivono come una fuga volontaria del popolo palestinese: il massacro di Deir Yassin diventa un evento secondario e legittimato dalle necessità storiche dell’epoca, esempio della forza militare del popolo ebraico costantemente minacciato da nemici esterni. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=50226&typeb=0&A-scuola-Palestina-e-Israele-si-ignorano

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