A testa alta e sguardo in basso, Vostro onore!

Condannato per essere…andato in bici

La Pretura di Tel Aviv ha condannato Yitzahak Pollak a tre mesi di carcere per aver partecipato nel 2008 a una manifestazione in bicicletta per protestare contro l’assedio a Gaza. E’ stato accusato di non aver fatto altro che andare in bicicletta, come tutti gli altri manifestanti. La sentenza attiva una più vecchia condanna a tre mesi, sospesa, in un precedente processo per aver contestato la costruzione del Muro. Un ulteriore periodo di tre mesi di carcere gli è stato inferto a seguito dell’attuale sentenza; verrà fatto scontare ora.

Dal discorso di Pollak al suo processo: “Vostro Onore, una volta giudicato colpevole è consueto che l’accusato chieda clemenza alla corte. Come afferma l’atto d’accusa, ho effettivamente percorso in bicicletta, allo stesso modo degli altri, le strade di Tel Aviv, per disapprovare l’assedio di Gaza. A questo punto del processo l’accusato è uso pronunciare parole di rimorso, mentre in realtà preferirei esprimere il mio rammarico: se ho un rimorso nel cuore, è, proprio di non aver adempiuto al mio compito di fare tutto ciò che fosse in mio potere per cambiare la situazione intollerabile degli abitanti di Gaza e porre fine al dominio di Israele sui palestinesi.

Lo stato di Israele sottopone a un assedio illegittimo, disumano e illegale la Striscia di Gaza. L’assedio, effettuato in mio nome come pure nel Vostro, in effetti nel nome di tutti noi, è una punizione collettiva crudele che viene inflitta a comuni cittadini, residenti nella Striscia di Gaza. Non sono sorpreso dalla decisione del tribunale di incarcerarmi, sebbene non nutra alcun dubbio che le nostre azioni di quel giorno sono conformi alle definizioni più fondamentali ed elementari del diritto di protestare.

Devo aggiungere che, se Vostro Onore decide di procedere infliggendomi la condanna detentiva, andrò in carcere senza frapporre ostacoli e a testa alta. Ritengo che sarà lo stesso sistema giudiziario a dover abbassare gli occhi di fronte alle sofferenze inflitte agli abitanti di Gaza, proprio come abbassa gli occhi e distoglie lo sguardo tutti i giorni quando si trova faccia a faccia con la realtà dell’occupazione”.

Su Haaretz, Ury Avnery ha commentato:

Ho visto Pollak a decine di manifestazioni, sia a Bil’in e Tel Aviv. Non l’ho mai visto alzare la mano o una pietra tanto è evidente che quest’uomo straordinario ha  la nonviolenza nel suo sangue. Ogni nazione sarebbe orgogliosa di un figlio come Jonathan Pollak. Un uomo dalla profonda rettitudine morale disposto a rischiare la sua vita per amore della giustizia, e ora anche a sacrificare la sua libertà. Ma la libertà di coscienza è una questione di principio. E Israele sta scivolando lungo un pendio pericoloso. Un Paese che imprigiona i suoi Jonathan Pollak come “oppositori del regime” si ritroverà presto con le carceri piene e al pronunciare la solita frase: “siamo l’unica democrazia in Medio Oriente” non ci resterà che ridere.

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