Abbas: pronto per i negoziati

Monday, 06 June 2011 12:05 Marta Fortunato, per l’ Alternative Information Center (AIC)

Domenica 5 giugno il presidente Mahmoud Abbas ha dichiarato al Ministro degli Esteri francese Alain Juppe di essere pronto per una conferenza di pace a Parigi se Israele si dimostra disponibile a riconoscere i confini del 1967.
La settimana scorsa Juppe, durante una visita in Israele ed in Cisgiordania, aveva lanciato la proposta di una conferenza di pace nella capitale francese entro la fine di luglio.
Il consigliere di Abbas, Nimr Hammad, ha dichiarato all’Agenzia di stampa francese (AFP) che il presidente ha accettato la proposta francese ma che “per dare inizio ai negoziati è necessario porre fine all’occupazione militare israeliana della Cisgiordania e stabilire i confini del futuro stato palestinese in base ad uno scambio di terre deciso da entrambi i lati”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che prenderà in considerazione la proposta francese ma che prima è necessario confrontarsi con gli Stati Uniti. Egli ha aggiunto che Israele non intende intavolare negoziati con un governo palestinese che includa anche Hamas, che il mese scorso a Il Cairo ha firmato un patto di riconciliazione con Fatah per la creazione di un governo di unità nazionale.
Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, Netanyahu ha dichiarato che gli eventi di domenica 5 giugno dimostrano che i palestinesi non sono interessati ai confini del 1967, bensì a quelli del 1948.
Durante le manifestazioni di ieri, migliaia di rifugiati hanno dimostrato pacificamente sulle Alture del Golan occupato e quando hanno cercato di avvicinarsi al confine con Israele, l’esercito israeliano ha aperto il fuoco uccidendo 23 persone. Haaretz riporta che un ufficiale dell’IDF ha dichiarato che le cifre diffuse dalla televisione siriana sarebbero state volutamente falsificate per distogliere l’attenzione mondiale dai sanguinosi massacri in corso in Siria per opera degli uomini di Bashar al-Asad e per esternalizzare il problema.
Netanyahu ha dichiarato che i palestinesi stanno cercando di invadere Israele con i rifugiati. “Nel 1948 Israele ha assorbito migliaia di rifugiati ebrei. Ora gli stati arabi non hanno fatto nulla per tentare di accogliere i rifugiati palestinesi”.
In un editoriale apparso oggi su Haaretz dal titolo “Netanyahu deve accettare l’iniziativa di pace francese”, si afferma che la fredda risposta del primo ministro israeliano di fronte alla proposta francese è stata una mossa sbagliata che non può che provocare un peggioramento delle relazioni tra gli Stati Uniti ed Israele e un congelamento dell’apertura al dialogo dell’Europa.  Di fatto la proposta francese, accettata da Abbas, porterebbe solo vantaggi ad Israele poiché non definisce in modo preciso i confini di Israele, e non parla esplicitamente della questione di Gerusalemme o degli insediamenti israeliani in territorio palestinese. E addirittura questa iniziativa di pace potrebbe rafforzare la posizione israeliana di uno stato ebraico poiché propone l’idea di “due stati per due popoli”.
Mentre la classe politica palestinese parla di negoziati di pace basati sui confini del 1967, e della possibilità di uno stato palestinese indipendente, nessuno sembra interessato a capire come l’Autorità Palestinese possa effettivamente esercitare la propria sovranità sulla Cisgiordania e come possa rendersi indipendente dal controllo economico e militare israeliano. Attualmente la Cisgiordania è divisa in tre aree, A, B e C, e più del 60% del territorio è area C, cioè sotto il controllo militare israeliano. Non esiste continuità geografica all’interno della Cisgiordania e la libertà di movimento è limitata da check point e by pass road. Il muro di Separazione avanza e continua a sottrarre terre al popolo palestinese. Non esiste nessun progetto di congelamento della costruzione di unità abitative negli insediamenti: più di 400.000 coloni vivono all’interno del territorio della Cisgiordania e ogni giorno vengono erogati nuovi ordini di demolizione di case e di confisca di terre a danno dei palestinesi.

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