Abbiamo accompagnato la bambina, diario di un ISMer

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Palestina occupata – Al Khalil – 27/12/2018

Oggi siamo stati verbalmente aggrediti da una troupe del movimento sionista Im Tirtzu, gruppo sionista che si occupa di attaccare gli internazionali che documentano pacificamente la violazione dei diritti umani, facendo propaganda per lo stato sionista.

E’ indecente che coloro che ieri venivano ammazzati dai nazisti, oggi  usino il termine nazismo per etichettare coloro che si oppongono ad ogni tipo di totalitarismo, come quello israeliano e denunciano la violazione delle norme internazionali.

A parte questo, oggi la cosa più grave e insopportabile che ho dovuto vedere sono state le condizioni della scuola materna che sorge alle spalle della moschea Ibrahimi.

Quando questa scuola materna ha iniziato la sua attività nel 1996 aveva più di 100 bambini.

Oggi al suo interno di bambini ne rimangono solo 7.

Questo perchè i soldati israeliani rallentano la mobilità dei palestinesi, ne limitano palesemente la libertà e la sicurezza, costringendo bambini di 3 e 4 anni a camminare su una strada colma di rifiuti, poichè si sono indebitamente appropriati della strada principale e limitano il transito ai soggetti di fede musulmana a una stretta corsia laterale, dove loro stessi buttano l’immondizia, effettuando una discriminazione di tipo razziale che è alla base del sistema di Apartheid.

Nella mia vita non avrei mai pensato di vedere uno degli eserciti più potenti del mondo attentare all’esercizio delle attività di una scuola materna.

Con un altro volontario siamo andati lì per accompagnare dei bambini.

Voi che leggete non potete minimamente immaginare cosa è stato vedere una bambina di 3 o 4 anni camminare sola tra i rifiuti, in una strada sconnessa e scoscesa.

Ma non è minimamente accettabile che questi bambini in linea generale debbano vivere ogni giorno questa forma quasi pedagogica di discriminazione razziale.

Quando vedi questi bambini così piccoli e indifesi crescere in un ambiente di discriminazione razziale così estremo, ti chiedi come si potrà un domani costruire la pace con bambini che nella loro testa ogni giorno subiscono una violenza che travalica i confini dell’anima.

E’ mai possibile che in nome di un dio o in nome di un lembo di terra si possa costruire un baratro di cui non si conosce la profondità? E’ mai possibile che i politici dello stato israeliano non si accorgano dei danni collaterali che stanno alimentando nelle menti dei bambini?

L’occupazione militare che qui dura da 70anni sembra una cosa normale, ma non lo è.

Ma la domanda che mi pongo io è: “ma è mai possibile che non esista alcuna forza internazionale che prenda le difese di una scuola materna? Gli israeliani scoraggiano le iscrizioni solo per avere il controllo geografico dell’area attorno alla moschea.

A questo punto credo che quello che vediamo qui e ci portiamo dentro e quello che vivono i bambini al loro interno, sia una violenza così effimera e delicata da scavare un solco che non si potrà più colmare.

Colpire in questo modo squallido i bambini rende l’idea chiara e cristallina di cosa è la democrazia in uno stato totalitario come lo è Israele.

Forse Gaza sarà la gabbia a cielo aperto più grande e popolosa del mondo, almeno così la descriveva Vittorio Arrigoni, ma Israele per quello che fa a questi bambini piccolissimi ogni giorno, rimane la gabbia psichiatrica dove si formano i migliori criminali al mondo.

Perfino in Italia la criminalità organizzata o gli uomini d’onore non arrivano mai a colpire in questo modo una scuola materna.

I mafiosi e i boss della malavita in Italia sono dei signori in confronto ai cittadini israeliani che legittimano tutto questo.

Perchè se tu in Italia chiedi ad un mafioso di uccidere un bambino, il mafioso in linea generale  si rifiuta (salvo Brusca), l’israeliano no.

Mi chiedo come facciano le forze internazionali del TIPH a mantenere il concetto di equidistanza, perchè io proprio non ci riesco.

Mi chiedo anche come faremo a costruire il futuro, se il futuro viene minato già nelle scuole materne palestinesi.

Ho visto i disegni dei bambini a scuola e nei loro disegni non vedo sfumature.

Nelson Mandela aveva ragione quando diceva che quello che ha vissuto nei 27 anni di carcere a Robben Island è nulla rispetto a quello che vivono i palestinesi.

Perchè almeno lui da bambino era libero.

Alla bambina palestinese che ho visto camminare sulla strada scoscesa invece avevano già costruito una gabbia nella sua testa.

 

 

Abbiamo accompagnato la bambina, diario di un ISMer

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