“ABBIAMO SALVATO 50 PERSONE. NULLA E’ PIU’ IMPORTANTE DI QUESTO”

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Parla Carlo Giarratano, il comandante del peschereccio che ha portato in salvo i migranti in acque maltesi. Il racconto di quelle ore.

Abbiamo salvato cinquanta vite umane, cosa c’è di più importante?”. Carlo Giarratano è appena arrivato al Porto di Sciacca. Sta ancora ormeggiando, quando lo raggiungiamo al telefono. È stanco, “soprattutto mentalmente”, spiega. Le ultime ore sono state intense, drammatiche.

Il peschereccio che lui comanda porta il nome del fratello Accursio, morto nel 2002 a 15 anni, per una malattia. Nella notte di ieri, intorno alle tre e mezza, da quella barca hanno avvistato un “obiettivo”, spiega. “Ci siamo poi accorti che era un gommone – racconta Carlo – un gommone pieno di gente che chiedeva aiuto”. E l’aiuto non è mancato. Nonostante il peschereccio fosse lì per altro, fosse lì per lavorare, cioè. Ma il lavoro è finito in secondo piano. “Abbiamo perso una giornata? No, ne abbiamo perse tre, a dire il vero, considerato quello che è successo. Ma per noi pescatori è così, lo sappiamo, ogni giorno è diverso e può succedere qualcosa. In questo caso, abbiamo salvato – ripete – decine di vite umane. Cosa c’è di più importante?”.

E il pescatore non ha esitato. “Noi marinai, di fronte a queste cose non abbiamo dubbi: se c’è gente in pericolo, in mare, la salviamo, senza chiederci da dove arrivi, senza guardare il colore della pelle”. Non è mancata, però, la tensione. “Si immagini – racconta Carlo quasi rivivendo quegli attimi – un peschereccio da solo, nel cuore del Mediterraneo, che stava proseguendo le proprie attività di pesca, vede arrivare un gommone con gente in difficoltà. C’è stata un po’ di preoccupazione, certo”.

Ma sul peschereccio non hanno perso la lucidità: “Ci siamo posti a una distanza utile affinché potessimo rifornirli di acqua e cibo. Abbiamo poi contattato la Capitaneria di porto di Roma, per chiedere come muoverci”. E da lì, ecco emergere uno dei problemi “politici” alla base del fenomeno immigrazione. “Ci hanno risposto che, trovandoci in acque maltesi, doveva essere Malta a coordinare le operazioni di trasbordo e salvataggio”. Ma da Malta, spiega Giarratano, è giunto solo il silenzio. “Dalle tre e mezzo della notte fino alle 21,30 Malta ci ha ignorato. Alla fine, è intervenuta una motovedetta italiana”.

Carlo racconta, ma con discrezione, quasi con pudore. “Non è la prima volta che ci accade un fatto del genere – dice – era successo già il 6 novembre. E le persone che salvammo furono 149. Quella volta, Malta intervenne. Stavolta no”. Di quel salvataggio, non si seppe nulla. “Noi viviamo di mare – puntualizza orgoglioso Carlo – non viviamo di pubblicità”. Del resto, la scelta di salvare quegli uomini è quasi un fatto naturale: “E’ l’istinto di ogni marinaio: dare soccorso a chi ha bisogno, salvare la gente in mare” ripete Carlo, mentre completa le procedure di ormeggio al porto di Sciacca. Tre giorni di lavoro sono andati persi. Ma negli occhi, resta quella immagine. “Quando i migranti sono stati portati in salvo sulla motovedetta italiana, ci hanno salutato, tutti, mettendo la mano sul cuore”.

 

 

Scritto da Accursio Sabella
il 26 Luglio 2019 – 12:38

 

“ABBIAMO SALVATO 50 PERSONE. NULLA E’ PIU’ IMPORTANTE DI QUESTO”

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