Abir, 12 anni. Troppo tardi.

Si è concluso il processo per l’uccisione della piccola Abir la bimba di 12 anni uccisa da un soldato israeliano nel villaggio di Anata: nessuna l’ha uccisa, non si sa di chi fosse il proiettile che ha sparato, il soldato sconosciuto resta sconosciuto.

I due poliziotti israeliani sospettati di aver ucciso una bambina palestinese di dieci anni nel 2007 non saranno processati. Secondo l’Alta Corte israeliana, è passato troppo tempo per poter fare chiarezza su quanto avvenuto nella cittadina di Anata, in Cisgiordania, nel gennaio di quattro anni fa.
Abir Aramin stava facendo merenda con la sorella e alcuni compagni, in una pausa scolastica, quando fu colpita fatalmente alla testa. Secondo alcuni testimoni oculari, il colpo sarebbe partito da due guardie di confine che in quel momento sarebbero passate di lì a bordo di una jeep. Nelle vicinanze, vi sarebbero stati scontri, con lanci di pietre da parte di alcuni palestinesi. La polizia condusse qualche breve indagine al tempo, concludendo che la possibile causa della morte di Abir avrebbe potuto essere stata una pietra. Ma una perizia medica voluta da alcune Ong israeliane ha smentito, sostenendo che ad uccidere la bambina è stato un proiettile di gomma partito dalla jeep della polizia. Tesi comprovata l’anno scorso anche da una corte civile, secondo cui vi è assoluta evidenza dell’ipotesi del proiettile.

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