Abu Mazen all’ONU: genocidio a Gaza

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Ecco il Discorso in versione INTEGRALE

Solo BoccheScucite diffonde integralmente in italiano il durissimo Discorso al Consiglio di Sicurezza dell’ONU del Presidente Abu Mazen.
Certo che è lungo da leggere ma vi suggeriamo di farlo per immaginare l’impatto su chi stava ascoltandolo, così chiaro e lucido. Ovviamente le reazioni di Usa e Israele sono state durissime. Rimane certo l’imbarazzo di chi dice giustamente: ma perchè poi questo stesso presidente è un fantoccio in mano agli Stati Uniti e collabora con Israele nella sicurezza e repressione interna?

Discorso del Presidente Mohammud Abbas all’Assemblea Generale dell’ONU, 26 settembre 2014

Signor Presidente, Signore e Signori,
Quest’ anno, proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come Anno Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, Israele ha scelto di farne l’anno di una nuova guerra di genocidio perpetrato contro il popolo palestinese.

In questo anno, in cui questa Assemblea, a nome dei paesi e dei popoli del mondo, ha espresso l’ anelito e la determinazione del mondo di ottenere una pace giusta che abbia come risultato la libertà e l’indipendenza per il popolo palestinese in un suo Stato della Palestina, accanto a Israele, al fine di correggere l’ingiustizia storica inflitta al popolo Palestinese nella Al-Nakba del 1948, la Potenza occupante ha scelto di sfidare il mondo intero lanciando la sua guerra a Gaza, con la quale i suoi jet e carri armati hanno brutalmente assassinato vite e devastato case, scuole e sogni di migliaia di bambini Palestinesi, di donne e uomini e, di fatto , distruggendo le residue speranze di pace.

Signore e Signori,

Mi sono rivolto a voi in questa stessa sala durante giorni simili nel 2012 e vi avevo avvertito che la coloniale potenza occupante si stava preparando per una nuova Nakba contro il popolo Palestinese, e mi sono appellato a voi: prevenite una nuova Nakba. Sostenete , oggi, la creazione di uno Stato libero e indipendente della Palestina .

Sono tornato in questa stessa sala due mesi più tardi, mentre la Palestina stava rimarginando le sue ferite ed il suo popolo stava seppellendo diletti martiri, bambini, donne e uomini ,dopo l’ennesima guerra scatenata allora contro la Striscia di Gaza, e quel giorno ho detto: certo non c’era un solo persona al mondo che necessitasse la perdita della vita di decine di bambini palestinesi al fine di confermare che Israele insiste nell’occupazione; e non c’era neanche bisogno di migliaia di incursioni mortali e di tonnellate di esplosivi per ricordare al mondo che c’era un’occupazione che deve finire e che c’è un popolo che deve essere liberato.

Ho anche detto, allora: non c’era bisogno di una nuova guerra devastante per riconoscere l’assenza di pace.

Ed, eccoci allo stesso punto, oggi.
Eccoci di nuovo qui, pieni di dolore, rammarico ed amarezza, con le stesse conclusioni e le stesse domande, dopo una nuova guerra, la terza guerra in cinque anni, condotta dallo Stato razzista occupante contro Gaza, questo piccolo, densamente popolato e preziosa parte del nostro paese.

La differenza oggi è che la dimensione di questo crimine genocida è più grande, e che l’elenco dei martiri, specialmente i bambini, è più lungo, così come gli elenchi dei feriti e disabili, e che decine di famiglie sono state completamente decimate.

La differenza oggi è che circa mezzo milione di persone sono state sfollate dalle loro case, e che il numero di case, scuole, ospedali, edifici pubblici, edifici residenziali, moschee, fabbriche e perfino cimiteri distrutti è senza precedenti. E, la differenza oggi è che la devastazione causata da questo recente aggressione non ha eguali in tempi moderni, come confermato da un testimone, l’onorevole Commissario generale dell’UNRWA.

Signor Presidente, Signore e Signori,
Questa ultima guerra contro Gaza è stata una serie di crimini di guerra assoluti inflitti davanti agli occhi e alle orecchie del mondo intero, istante per istante, in un modo che rende inconcepibile che qualcuno oggi possa sostenere di non aver capito la magnitudine e l’orrore del crimine. Ed è inconcepibile che qualcuno non sia in grado di caratterizzare questa situazione in termini reali e che a qualcuno basti dichiarare il suo sostegno al diritto di Israele all’autodifesa, senza pensare alla sorte delle migliaia di vittime tra la nostra gente, ignorando un semplice fatto che noi, oggi, ricordiamo: che la vita di un Palestinese è preziosa come la vita di ogni altro essere umano.

Dobbiamo anche pensare che nessuno si chiederà più perché l’estremismo sia in aumento e perché la cultura della pace stia perdendo terreno e perché gli sforzi per realizzarla siano al collasso.
Eppure, noi crediamo – e speriamo – che questa volta nessuno stia cercando di aiutare l’occupazione nella sua impunità o nei suoi tentativi di eludere la responsabilità per i suoi crimini.

Signor Presidente, Signore e Signori,
In nome della Palestina e del suo popolo,Io affermo qui, oggi: noi non dimenticheremo, noi non perdoneremo, e non permetteremo a criminali di guerra di sfuggire alla loro punizione.

Io affermo di fronte a voi che il popolo Palestinese sarà saldo nel perseguire il proprio legittimo diritto a difendersi contro la macchina da guerra israeliana ed il proprio legittimo diritto a resistere a questa occupazione coloniale e razzista israeliana
Allo stesso tempo, Io affermo che il nostro dolore,il trauma e la rabbia non ci faranno mai, neanche per un attimo, abbandonare la nostra umanità, i nostri valori e la nostra etica; noi manterremo sempre il nostro rispetto ed impegno per il diritto internazionale, il diritto internazionale umanitario ed il consenso internazionale, e manterremo le tradizioni della nostra lotta nazionale stabilite dai fedayn Palestinesi e alle quali ci siamo impegnati fin dall’inizio della rivoluzione palestinese nei primi mesi del 1965.

Signor Presidente, Signore e Signori,

In mezzo a un torrente di massacri e tempeste di distruzione di massa, abbiamo assistito a grandi manifestazioni di popoli del mondo, riuniti nelle strade di molte città per dimostrare la loro condanna per l’aggressione e l’occupazione e il loro sostegno alla libertà per la Palestina. E abbiamo visto la stragrande maggioranza dei paesi nei vari continenti affermare la stessa nobile posizione e affrettarsi a fornire ogni tipo di supporto e assistenza al nostro popolo. E abbiamo assistito alla crescita qualitativa e quantitativa delle attività della campagna internazionale di boicottaggio di base contro le politiche israeliane di occupazione, apartheid ed insediamento coloniale, soprattutto tra gruppi del mondo accademico, culturale, di studenti e di giovani.

Perciò, in nome della Palestina, rendiamo omaggio a tutti coloro che hanno scelto di stare con i valori umani e hanno pretese di libertà, giustizia e pace. Tutte queste manifestazioni di vera solidarietà sono state un importante messaggio per coloro che hanno affrontato il genocidio a Gaza, aiutandoli a sentire di non essere stati lasciati soli.

Signor Presidente, Signore e Signori,

Il recente attacco israeliano ha confermato sul campo il punto cruciale di quanto il governo israeliano ha sempre dichiarato nelle camere chiuse delle negoziazione. Questa guerra è arrivata dopo lunghe e difficili trattative per più di otto mesi, sotto l’egida degli Stati Uniti e gli auspici del presidente Barack Obama, e gli sforzi tenaci del suo segretario di Stato John Kerry. Noi ci siamo impegnati in questa attività con mente aperta, in buona fede e con spirito positivo e ci siamo coinvolti con gli sforzi dell’amministrazione americana nel modo più costruttivo, e abbiamo fatto le nostre proposte ed espresso le nostre posizioni ferme, sulla base delle risoluzioni di legittimità internazionale, che ricevono lo schiacciante sostegno delle nazioni del mondo. E, noi abbiamo sinceramente rispettato tutti i nostri impegni e le nostre intese. Anche mentre assiatevamo alle continue e crescenti violazioni israeliane , abbiamo esercitato inimmaginabile autocontrollo, mettendo a tacere le nostre grida e curando le nostre ferite, al fine di dare agli sforzi americani le migliori possibilità di successo.

Tuttavia, e come al solito, il governo israeliano non ha perso l’occasione di minare la possibilità per la pace.

Durante i mesi di negoziati, la costruzione degli insediamenti, confische di terre, demolizioni di case, uccisioni e campagne di arresti, e sfollamento forzato in Cisgiordania, sono proseguiti senza sosta e il blocco ingiusto sulla Striscia di Gaza è stato serrato. La campagna di occupazione è stata specificamente mirata alla Città di Gerusalemme ed ai suoi abitanti, nel tentativo di modificare artificialmente lo spirito, l’identità e il carattere della Città Santa, concentrandosi sulla Moschea di Al-Aqsa, minacciando gravi conseguenze. Nello stesso tempo, bande razziste e armate di coloni hanno persistito con i loro crimini contro il popolo palestinese, la terra, le moschee, le chiese, le proprietà e gli ulivi.

Come al solito, il governo israeliano ha ancora una volta fallito il test di pace.

Ha violato un accordo con l’amministrazione americana per quanto riguarda il rilascio di un gruppo di prigionieri palestinesi nelle carceri della occupazione – e noi continuiamo a insistere sul rilascio di tutti loro. E, quando lo abbiamo messi di fronte a semplici domande nei negoziati diretti o tramite il mediatore americano, non ha esitato a rivelare le sue vere posizioni:

Israele si rifiuta di porre fine alla sua occupazione dello Stato della Palestina dal 1967, e cerca piuttosto la sua prosecuzione e radicamento, e respinge lo Stato palestinese e si rifiuta di trovare una giusta soluzione al problema dei profughi palestinesi.

Il futuro proposto dal governo israeliano per il popolo palestinese sono, nel migliore dei casi, ghetti per Palestinesi su terreni frammentati, senza confini e senza sovranità sul proprio spazio aereo, sull’acqua e sulle risorse naturali, che saranno sottomessi ai coloni razzisti e all’esercito di occupazione , e nel peggiore dei casi sarà una forma più aberrante di Apartheid.

Israele ha confermato, nel corso dei negoziati, che rifiuta di fare la pace con le sue vittime, il popolo Palestinese.

Tutto questo è stato fatto in concomitanza con un tentativo di dare un carattere religioso al conflitto e con il razzismo crescente e dilagante nel discorso politico e mediatico israeliano, ed il suo radicamento nel curriculum scolastico e in una serie di leggi e regolamenti di occupazione e per i
suoi coloni. Questa cultura di razzismo ed incitamento all’odio è stata palesemente manifesta nello spregevole, orrendo crimine commesso mesi fa da coloni fascisti, che hanno rapito il giovane ragazzo di Gerusalemme Mohammed Abu Khdeir, l’ hanno bruciato vivo ed ucciso.

Negli ultimi anni, la potenza occupante ha anche perseguito una politica volta a indebolire deliberatamente l’Autorità nazionale palestinese, a minarla, e, in sostanza, a negare pienamente il suo ruolo. L’occupazione ha preso di mira il lavoro che abbiamo fatto senza tregua per stabilire le fondamenta dello Stato della Palestina che vogliamo: uno Stato sovrano e indipendente che viva in pace e costruisca ponti di cooperazione reciproca con i suoi vicini; che rispetti impegni, obblighi e accordi; che rafforzi i valori della cittadinanza, uguaglianza, non- discriminazione, lo Stato di diritto, i diritti umani e il pluralismo; che approfondisca le tradizioni illuminate palestinesi di tolleranza, convivenza e non- esclusione; che rafforzi la cultura della pace; che promuova il ruolo delle donne; che stabilisca una amministrazione efficace, impegnata alle norme di buon governo; e che si preoccupi per i bisogni e gli interessi del suo popolo. L’occupazione ha, e continua a colpire questo sforzo, perché è l’antitesi delle sue politiche di insediamento e perché vuole distruggere la possibilità di realizzazione dell’esistenza palestinese in uno Stato indipendente nell’ambito della soluzione dei due- Stati .

Quando, pochi mesi fa, i nostri sforzi per porre fine alla divisione interna attraverso il dialogo nazionale ebbero successo a fummo pronti a ristabilire l’unità della nostra terra, nazione ed istituzioni, e formammo il governo di consenso nazionale ed iniziammo il processo per arrivare allo svolgimento di elezioni presidenziali e legislative, tutti i paesi del mondo diedero il benvenuto a questo risultato, con l’eccezione di Israele, che ha costantemente cercato di frammentare la nostra terra e la nostra unità nazionale.

Signor Presidente, Signore e Signori,

E ora, verso dove stiamo andando?
L’idea che sia possibile tornare semplicemente agli ultimi modelli di lavoro, che hanno ripetutamente fallito, è ingenuo nel migliore dei casi e, in ogni caso, sbagliato, in quanto ignora il fatto che non è più accettabile, né possibile, ripetere metodi che si sono dimostrati inutili o per continuare con gli approcci che hanno ripetutamente fallito e che richiedono una revisione globale e una correzione radicale.

E ‘impossibile, e lo ripeto – è impossibile – tornare al ciclo di negoziati che non è riuscito ad affrontare il merito della questione ed il problema fondamentale. Non c’è né credibilità né serietà nei negoziati in cui Israele predetermina i risultati attraverso le sue attività di insediamento e la brutalità della occupazione. Non vi è alcun significato o valore in negoziazioni per le quali l’obiettivo concordato non sia la fine dell’occupazione israeliana ed il raggiungimento dell’indipendenza dello Stato di Palestina con Gerusalemme Est come capitale di tutto il territorio palestinese occupato nella guerra del 1967. E, non c’è alcun valore nei negoziati che non siano legati ad un calendario preciso per la realizzazione di questo obiettivo.

È giunto il momento di porre fine a questa occupazione attravesro la colonizzazione.

La Palestina rifiuta il fatto che il diritto alla libertà del suo popolo, che è assoggettato al terrorismo da parte della potenza occupante razzista e dei suoi coloni, rimanga ostaggio delle condizioni poste da Israele per la sua sicurezza.

Il popolo della Palestina è in realtà quello che ha bisogno di immediata protezione internazionale, che noi stiamo cercando attraverso le organizzazioni internazionali, e che ha bisogno di sicurezza e di pace, che ad esso manca più che ad ogni altro popolo, e i figli della Palestina sono degni degli sforzi del mondo per garantire che le loro infanzia, i sogni e le vite non siano devastate ancora una volta.

E ‘ ora che i capitoli di questa tragedia prolungata ed ancora in corso, siano chiusi.

Coloro che sono stati sradicati dalle loro case, dalla loro terra buona e dal loro paese nella Al-Nakba di 66 anni fa, spinti nella miseria dell’esilio e della vita come rifugiati ed ora sono costretti a nuove ondate di espulsione o sulle navi di morte nei mari del mondo, hanno bisogno di garanzie di non essere cacciati ancora una volta dalle loro case, che le loro case non saranno di nuovo distrutte, e che non passeranno la loro vita in attesa dell’esplosione di una nuova guerra.

E ‘tempo che questa lunga tragedia abbia fine.

Noi non accetteremo di essere per sempre quelli ai quali viene richiesto di dimostrare le loro buone intenzioni facendo concessioni a spese dei loro diritti e di rimanere in silenzio mentre vengono uccisi e la loro terra è rubata, e di capire le condizioni della parte opposta e la importanza di preservare il suo governo di coalizione, mentre esso consolida la sua occupazione. Siamo esausti dei test aggiuntivi cui dobbiamo essere sottoposti per dimostrare la nostra efficienza, competenza e idoneità per guadagnarci il nostro, semplice diritto naturale di vivere una vita normale e il nostro inerente diritto ad aspettarci un futuro stabile e ordinario, a sognare giorni più belli, e per i nostri giovani, ad essere in grado di pianificare i loro prossimi giorni ed anni in modo sicuro, in pace e libertà sulla nostra terra, come gli altri popoli del mondo.

È giunto il momento in cui una pace vera e giusta prevalga nella terra della pace.

Signor Presidente, Signore e Signori,
Noi, e tutti i paesi arabi, abbiamo costantemente messo in guardia sulle conseguenze disastrose della continuazione dell’occupazione israeliana e della negazione della libertà e dell’indipendenza per il popolo della Palestina. Abbiamo più volte richiamato l’attenzione sul fatto che, consentire a Israele di agire impunemente come uno stato al di sopra della legge e assolverlo da ogni responsabilità o punizione per le sue politiche, l’aggressività e la sfida alla volontà e legittimità internazionale, ha assolutamente fornito terreno fertile e un ambiente favorevole alla crescita di estremismo, odio e terrorismo nella nostra regione.

Confrontare il terrorismo che affligge la nostra regione da parte di gruppi – come “ISIL” e altri che non hanno alcuna base nella tollerante religione islamica o con l’umanità, e che commettono atrocità brutali ed efferate – richiede molto di più di un confronto militare. Si tratta di un problema urgente che richiede molto di più di condanne e dichiarazioni di posizioni, che sono ovviamente necessarie. Ciò che è in primo luogo necessario è una strategia globale, credibile per prosciugare le fonti del terrorismo e sradicare le sue radici in tutti gli ambiti politici, intellettuali, economici e sociali nella nostra regione. Essa richiede la creazione di solide basi per un consenso ragionevole che renda la lotta contro tutte le forme di terrorismo in qualsiasi luogo in tutto il mondo, un compito collettivo che viene intrapreso dalla alleanza di nazioni, popoli e civiltà. Ciò richiede, in questo contesto e come priorità, di porre fine all’occupazione israeliana del nostro paese, che costituisce nelle sue pratiche e nella sua perpetuazione, una forma aberrante di terrorismo di stato e un terreno fertile per l’incitamento, la tensione e l’odio.

Signor Presidente,

In questo momento in cui stiamo ancora soffrendo degli orrori della guerra, ci troviamo di fronte ad una sfida formidabile per ricostruire ciò che è stato distrutto dall’occupazione.

Su invito della Repubblica Araba d’Egitto e del Regno di Norvegia, che noi apprezziamo profondamente, la città del Cairo ospiterà il mese prossimo una conferenza internazionale per il soccorso e la ricostruzione della Striscia di Gaza. Il nostro governo presenterà alla conferenza rapporti completi sulle perdite inflitte dalla aggressione nei diversi settori della vita, e fornirà dettagli dei piani e dei programmi che saranno rapidamente attuati e controllati nella Striscia di Gaza per soddisfare le esigenze di soccorso immediato e le esigenze di ricostruzione, in pieno coordinamento con le agenzie e gli organismi delle Nazioni Unite.

Mentre ribadiamo il nostro apprezzamento e gratitudine a tutti i paesi e alle organizzazioni che sono accorsi per fornire assistenza al popolo palestinese durante e dopo la guerra, siamo fiduciosi che i paesi fraterni e amichevoli non vacilleranno nel sostegno dei piani e dei programmi che presenteremo e che la conferenza otterrà risultati concreti che soddisfino le aspettative e le esigenze delle vittime di questa aggressione.

Ribadiamo qui che il presupposto principale per il successo di tutti questi progetti e sforzi è la fine del blocco israeliano ancora in corso, che per anni ha soffocato la Striscia di Gaza e l’ ha trasformata nella più grande prigione al mondo per quasi due milioni di cittadini palestinesi. Allo stesso tempo, noi riaffermiamo il nostro impegno e la necessità di consolidare il cessate il fuoco attraverso negoziati sotto l’egida dell’Egitto. Tuttavia, al fine di evitare di ripetersi del ciclo della guerra e della ricostruzione, ogni due o tre anni, è indispensabile concentrarsi sul problema fondamentale e punto di partenza, che è che la sofferenza di Gaza non sarà completamente alleviata se non con la fine dell’occupazione ed il raggiungimento dell’indipendenza dello Stato della Palestina.

Signor Presidente, Signore e Signori,
Nel corso delle ultime due settimane, la Palestina e il Gruppo di paesi arabi hanno intrapreso intensi contatti con i vari gruppi regionali delle Nazioni Unite per prepararsi per l’introduzione di una bozza di risoluzione che sia adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul conflitto israelo-palestinese e che spinga gli sforzi per raggiungere la pace.

Questa attività riafferma il nostro impegno per il raggiungimento di una pace giusta attraverso una soluzione negoziata e la nostra scelta di un approccio diplomatico e politico tramite gli organi delle Nazioni Unite. Questo sforzo si ispira e si basa completamente sullo spirito e le disposizioni delle numerose risoluzioni che avete approvato in Assemblea Generale e quelle adottate dal Consiglio di sicurezza, che hanno creato le basi per una soluzione duratura e una pace giusta.

Questa proposta aspira a correggere la deficienza dei precedenti sforzi per raggiungere la pace affermando l’obiettivo di porre fine all’occupazione israeliana e di realizzare la soluzione dei due- Stati, dello Stato di Palestina, con Gerusalemme Est come capitale, su tutto il territorio occupato nel 1967, accanto allo Stato di Israele, e di raggiungere una giusta e concordata soluzione alla difficile situazione dei profughi palestinesi sulla base della Risoluzione 194, con una tempistica specifica per l’attuazione di questi obiettivi come previsto nella Iniziativa Araba per la Pace. Questo sarà legato alla ripresa immediata dei negoziati tra Palestina e Israele per delimitare i confini, raggiungere un accordo dettagliato e completo, e per redigere un trattato di pace tra loro.

Signore e Signori,
Siamo certi che questo sforzo riceverà ampio e pieno sostegno da parte di coloro che si sono impegnati a garantire che il nostro paese non sarà più testimone di nuove guerre e atrocità, da parte di coloro che desiderano sostenere una campagna per combattere il terrorismo, da coloro che credono che sia necessario agire speditamente per rettificare l’ingiustizia storica subita dal popolo palestinese nel Al-Nakba, e da coloro che desiderano vedere prevalere la pace nella terra delle religioni monoteiste.

L’adozione di questa risoluzione riaffermerà ciò cheVoi avete cercato di realizzare in questo anno che è l’Anno Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, che continuerà con fermezza la sua lotta e rinascerà coraggioso e forte dalle macerie e dalla distruzione.

Noi, come disse il nostro poeta Mahmoud Darwish: “siamo infettati da una malattia incurabile, che è la speranza, e noi amiamo la vita, se ci viene data la possibilità di viverla”.

Signor Presidente Signore e Signori,

Vi è un’occupazione che deve finire, ora.
C’è un popolo che deve essere liberato, immediatamente.
E’ arrivata l’ora dell’ indipendenza dello Stato della Palestina.

abu

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