ACCORDO UNITALSI – EL AL ISRAEL AIRLINES: GERUSALEMME È PIÙ VICINA. LA PALESTINA NO

ROMA-ADISTA. 03/02/2012

36527. ROMA-ADISTA. Dalla fine del mese di febbraio i pellegrini che si recheranno in Terra Santa con i viaggi organizzati dall’Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali), voleranno con la compagnia di bandiera israeliana.

Il 27 gennaio scorso, a Roma, presso il palazzo del Vicariato, il presidente dell’Unitalsi, Salvatore Pagliuca, e il presidente della El Al, Elyezer Shkedy, hanno firmato un accordo che segna l’avvio di una collaborazione finalizzata allo sviluppo dei flussi di pellegrini disabili e anziani dall’Italia alla Terra Santa. Una joint venture «etica», secondo i promotori, perché capace di rendere «aperti e accessibili» i luoghi della Terra Santa «a tutte le persone senza distinzioni».

«Il valore aggiunto di questa sinergia – ha commentato Pagliuca – è, ancora una volta, l’attenzione verso le persone disagiate». «Quello che vogliamo – gli ha fatto eco Naomi Tsur, vicesindaco di Gerusalemme – è assicurare la libertà di accesso e movimento per tutti».

Un quadretto edificante cui ha fatto da cornice la presentazione nella medesima sede della campagna “Un’oasi di pace in Terra Santa”, patrocinata da Roma Capitale e dal Municipio di Gerusalemme in collaborazione con l’Unitalsi, El Al Israel Airlines e Keren Kayemeth LeIsrael, l’organizzazione non-governativa israeliana che attualmente si occupa di ambiente ed ecologia, ma le cui origini risalgono al 1901, allo scopo dichiarato di raccogliere in tutto il mondo fondi da destinare al «riscatto della Terra d’Israele».

Il progetto è quello di piantare un vero e proprio bosco di ulivi sulle colline intorno a Gerusalemme: un albero per ogni passeggero che parteciperà ai pellegrinaggi congiunti, per creare «un’oasi di pace e preghiera per far crescere la serenità in tutto il mondo». Un mondo dai contorni piuttosto “confusi” considerato che sulla brochure distribuita per spiegare finalità e obiettivi di questa ong, i Territori palestinesi occupati da Israele sono presentati come «Judean Desert», e sono indicati solo i nomi delle colonie: spariti quelli delle città e dei villaggi arabi.

A sorpresa l’accordo ha ricevuto il plauso del Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal: «Non possiamo che benedire e incoraggiare tale iniziativa», scrive in una lettera al presidente dell’Unitalsi. «La Chiesa di Gerusalemme vi dà il benvenuto».

Un’approvazione accolta con «rammarico e sconcerto» da parte di Pax Christi, che dell’accordo dà tutt’altra lettura.

«Un’altra, pesantissima, irresponsabile e deprecabile firma di sostegno diretto all’apartheid più lungo della storia, è stata apposta, e produrrà nei prossimi anni danni incalcolabili», scrive il Coordinatore nazionale don Nandino Capovilla. «Dietro le firme tra Unitalsi, El Al e Keren Kayameth El-Israel vi è un accordo apparentemente solo economico-turistico; ma la potenza occupante che da decenni distrugge nell’impunità il popolo palestinese, è riuscita a comprare l’appoggio incondizionato della più grande organizzazione cattolica di pellegrinaggi alle sue politiche di oppressione».

«Lo Stato di Israele, attraverso la sua compagnia di bandiera El Al, non solo garantirà voli più economici e aerei adeguati alle esigenze di portatori di handicap, ma soprattutto potrà godere dell’incondizionato appoggio di una massa di pellegrini adeguatamente indottrinati» che «scopriranno “la meravigliosa terra di Israele” senza poter conoscere la sofferenza e la tragedia che in quelle stesse terre sopportano milioni di palestinesi ».

«Per questa “ripulitura” fisica e ideologica della Palestina dai suoi abitanti nativi, non bastano tank e bulldozer per arrestare e demolire, né caccia e bombe al fosforo per annichilire un popolo di terroristi. Servono ad Israele milioni di inconsapevoli “soldati” da tutto il mondo che, pensando di aderire ad un percorso spirituale e culturale encomiabile, prestino il loro volto innocente e magari sofferente, alla demolizione di interi villaggi del Negev (questo è l’obiettivo 2012 dell’Ente Kkl che ha firmato l’accordo con Unitalsi) e aiutino nascondere il vero volto di uno Stato occupante e violento».

Dello stesso avviso la Rete romana di solidarietà con il Popolo Palestinese che ha inviato una lettera aperta al presidente dell’Unitalsi (cui ha anche proposto l’adozione della guida Venite a vedere. Un appello dai cristiani palestinesi, il vademecum realizzato da un gruppo di teologi, attivisti cristiano-palestinesi e professionisti del settore turistico, finalizzato alla promozione di un turismo consapevole in Terra Santa, v. Adista n. 54/11).

«Certamente non sfuggirà alla vostra sensibilità che in quella terra verso cui sono diretti i pellegrini c’è un popolo, quello palestinese, che soffre sotto una dura occupazione, più volte dichiarata illegittima dall’Onu», vi si legge. «Il governo israeliano e le organizzazioni che ad esso fanno capo cercano non solo di impedire che i flussi turistici possano portare una boccata di ossigeno alla asfittica economia palestinese ma addirittura di occultare in ogni modo le sofferenze e le ingiustizie patite dal popolo palestinese a causa dell’occupazione, delle continue vessazioni dei coloni, della espropriazione della sua terra della sua acqua e delle sue case. Sicché un dubbio ci sembra legittimo sulla possibilità che questo accordo possa dare un contributo al processo di pace. L’unico modo infatti per rimuovere questa tragica situazione è che non sia ignorata, ma anzi sia il più possibile resa nota.

Solo così può sostenersi il difficilissimo percorso verso la pace, che lì come altrove potrà aver successo solo rimuovendo le ingiustizie e restaurando la giustizia». (ingrid colanicchia)

 http://www.adistaonline.it/index.php?op=numero&id=3990

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