Adnan Abu Amer : Israele invaderà la West Bank?

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sabato 11 luglio 2015

Israeli soldiers walk with a dog next to an Israeli checkpoint near Bethlehem

Israeli-Palestinian relations are back to square one as Israel recently threatened to invade and occupy the West Bank.
al-monitor.com

Sintesi personale

Nel mese di novembre 2014, Amin Maqboul, il segretario generale del Consiglio rivoluzionario di Fatah, ha rivelato che un  funzionario israeliano  ha minacciato l ‘Autorità palestinese ipotizzando un’invasione totale  della West bank, il controllo militare di Ramallah e l’annullamento di tutti gli accordi fatti con l’Autorità Palestinese .

La tensione tra le due parti e le relazioni  reciproche sembrano aver raggiunto un punto morto dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni israeliane di marzo e la formazionedella più estrema coalizione di destra nella storia di Israele, guidata dal primo ministro Benjamin Netanyahu.

Il portavoce di Fatah Ahmad Assaf ha riferito che il 10 marzo Israele aveva  confermato la minaccia determinata dalla decisione  palestinese di aderire alle  istituzioni internazionali.

La terza minaccia israeliana è stata riportata dal kuwaitiano  giornale al-Rai il 14 giugno  che cita una fonte anonima vicina alla presidenza palestinese, affermando che un anonimo funzionario di alto rango israeliano  ha  minacciato di occupare la Cisgiordania in 24 ore nel corso di un incontro con il  ministro per gli affari civili, Hussein al-Sheikh.

Un alto funzionario palestinese ha detto ad Al-Monitor a condizione di anonimato, “La PA sta considerando  molto seriamente le minacce israeliane di occupare la Cisgiordania. Abbiamo ricevuto queste minacce da diversi partiti“, che ha rifiutato di rivelare, aggiungendo:” Questo significa che la capacità di Israele di occupare la Cisgiordania ha raggiunto un livello avanzato.”

La Cisgiordania è stata invasa  da Israele nel marzo 2002, quando l’esercito israeliano ha lanciato l’Operazione Scudo Difensivo in risposta alle  operazioni armate palestinesi e vi è rimasto  per  quattro mesi, dal marzo 2002 al luglio 2002.

La situazione in Cisgiordania dimostra il  controllo quasi assoluto imposto dall’esercito israeliano. L’IDF irrompe in qualsiasi villaggio ogni volta che lo ritiene necessario, utilizzando il coordinamento con i servizi di sicurezza palestinesi, arresta e conduce raid notturni, il più recente  è avvenuto il  1 giugno in diverse zone della West Bank, tra Betlemme, Nablus e Hebron.

Secondo il rapporto di maggio  di  B’Tselem  l’esercito israeliano ha 361 posti di blocco mobili nelle strade della Cisgiordania, e 96 posti di blocco fissi all’interno della Cisgiordania.

Quando i funzionari palestinesi vogliono spostarsi da una città all’altra in Cisgiordania, recarsi fuori dalla zona, entrare in Israele e attraversare i posti di blocco militare, sono tenuti a presentare i permessi di sicurezza  forniti dall’esercito israeliano.

Il presidente Mahmoud Abbas ha anche detto nel dicembre 2009 che egli “vive sotto gli stivali di Israele“, riferendosi al controllo militare israeliano. Questo può essere la prova della portata della  infiltrazione israeliana in Cisgiordania.

Il coordinamento della sicurezza tra l’Autorità palestinese e Israele è iniziato con la firma degli Accordi di Oslo nel 1993. Il coordinamento comporta lo scambio di informazioni di sicurezza tra le due parti  per perseguire i palestinesi che conducono operazioni armate contro gli israeliani. Il coordinamento della sicurezza è considerata la spina dorsale delle relazioni israelo-palestinesi; quando l’autorità  palestinese e Israele hanno affrontato una situazione di stallo politico, il coordinamento ha continuato a sussistere sotto la diretta supervisione degli Stati Uniti.

La minaccia israeliana più recente di invadere la Cisgiordania coincide con i  continui sforzi diplomatici dell’autorità di aderire alla Corte penale internazionale con l’implicito messaggio di porre fine al  coordinamento della sicurezza e potenziare il boicottaggio internazionale contro Israele.

Israele aveva annunciato una serie di sanzioni contro le autorità; nel mese di aprile 2014, ha congelato i fondi delle entrate fiscali palestinese di gennaio chiedendo l’aiuto finanziario degli Stati Uniti. Nello stesso periodo Israele ha anche dichiarato che stava considerando legalmente  azioni  contro esponenti palestinesi.

Il 28 giugno  la stazione israeliana Reshet Bet ha rivelato i dettagli sui viaggi di  Abbas e dei suoi assistenti al di fuori dei territori palestinesi, in un momento in cui l’Autorità palestinese stava  soffrendo una crisi finanziaria.

Il capo negoziatore dell’Olp, Saeb Erekat, ha precisato il 28 giugno che tali indiscrizioni rivelano le preoccupazioni israeliane per il successo diplomatico che l’OLP e le sue istituzioni stanno avendo.

Le minacce israeliane contro i palestinesi hanno raggiunto il loro culmine quando l’esercito israeliano ha condotto inaspettate manovre militari in Cisgiordania il 1°marzo: vi hanno partecipato 13.000 soldati. La manovra ha tenuto conto degli scenari che potrebbero derivare da una possibile  esplosione della situazione in Cisgiordania, come  manifestazioni popolari e attacchi armati. Questi scenari includevano anche l’invasione e l’occupazione della Cisgiordania.

Il membro del Comitato centrale di Fatah Jamal Mohaisen ha specificato il 2 marzo che le manovre militari israeliane nella West Bank sono state rese possibili nel contesto della continua occupazione e della  mancanza di rispetto per gli Accordi di Oslo.  Egli ha anche osservato che queste manovre sono messaggi indirizzati all’Autorità palestinese affinchè fermi  il ricorso alla Corte penale internazionale.

Nel mese di aprile 2015, l’esercito israeliano ha inviato la Brigata Golani in Cisgiordania, dopo tre anni di assenza, in risposta agli attacchi armati contro i coloni israeliani; l’esercito non ha menzionato la durata del soggiorno della brigata in Cisgiordania.

Wassef Erekat: “I recenti provvedimenti militari israeliane riflettono le intenzioni israeliane aggressive per  una nuova escalation in Cisgiordania, infatti il compito della brigata Golani è quello di affrontare gli eserciti e le operazioni militari e non di confrontarsi con civili disarmati”.

Sul piano militare l’esercito israeliano non avrebbe problemi ad occupare nuovamente la Cisgiordania; le sue forze sono distribuite in tutte le città e nei villaggi. Inoltre ha un elenco di obiettivi che aggiorna costantemente ogni volta che decide di invadere la Cisgiordania. Tra questi obiettivi  ci sono  gli edifici pubblici dell’Autorità Palestinese, le istituzioni assistenziali di Hamas  e dei suoi affiliati, i nomi dei giovani affiliati alla fazioni  armate palestinesi e le abitazioni di persone indicate  dall’ intelligence israeliana.

L’agenzia ufficiale palestinese Wafa ha pubblicato nel 2011 una indagine che mostra la diffusione geografica dei campi dell’esercito israeliano in Cisgiordania a  est,  a ovest,  a  nord e a  sud della West Bank.

  Al-Monitor ha  ottenuto un documento  della sicurezza interna dell’ Autorità Palestinese non  ancora pubblicato dai media e  distribuito in misura limitata tra gli ufficiali palestinesi in Cisgiordania: “La domanda che preoccupa non riguarda la possibilità di Israele di invadere la  West Bank o meno. La domanda è: quando ci  sarà l’invasione quali zone saranno occupate e quanto tempo durerà tale occupazione? La realtà israeliana  regionale e internazionale  favorisce la revoca completa del processo di pace e l’occupazione delle città palestinesi della Cisgiordania sotto il controllo dell’ Amministrazione Civile Israeliana rafforzando, inoltre, la presenza militare semi-permanente dell’esercito israeliano in Cisgiordania”.. Operazioni armate contro i coloni e soldati israeliani sono in aumento, mentre la presenza di Hamas in Cisgiordania è in crescita e ciò potrebbe influire negativamente sul coordinamento della sicurezza tra Israele e l’Autorità palestinese. 

  I militari potrebbero  occupare di nuovo la Cisgiordania  con l’autorizzazione di un governo di destra non certo favorevole  a un piano di pace con i Palestinesi.

Adnan Abu Amer

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