Afghanistan, 18anni americani dopo si torna alle antiche guerre di casa

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Gli Stati Uniti pronti a “mollare” anche l’Afghanistan.
-Dopo la “ritirata strategica” dalla Siria e le dimissioni di Mattis un altro annuncio che aumenta le perplessità degli alleati sulla politica estera di Trump

Operation Mountain Viper put the soldiers of A Company, 2nd Battalion 22nd Infantry Division, 10th Mountain in the Afghanistan province of Daychopan to search for Taliban and or weapon caches that could be used against U.S. and allied forces. Soldiers quickly walk to the ramp of the CH-47 Chinook cargo helicopter that will return them to Kandahar Army Air Field. (U.S. Army photo by Staff Sgt. Kyle Davis) (Released)

Pianeta ostaggio di
una gabbia dei matti

Afghanistan, 18anni americani dopo
Politica estera “circolare”: nel senso che, come nel gioco dell’oca, comunque tiri i dadi, la paperella torna sempre al punto di partenza. Guardando da lontano il polverone della foreign policy americana, l’impressione è quella di una cosa seria… fatta per gioco. Gli strateghi della prima guerra mondiale dicevano che i generali stupidi ripetevano sempre la stessa cosa sbagliata, sperando che prima o dopo il risultato finale cambiasse, per qualche arcano motivo. Ma quando mai! I morti diventavano montagne solo per guadagnare 100 metri di pietraie. Ora Trump applica questo stesso principio alla sua molto umorale politica estera. Ripete sempre le stesse cose sbagliate, sperando che, qualche volta, diventino giuste.

Non è uno scherzo. Provate a parlare con l’ultimo Ministro della Difesa che si è liquidato, Jim Mattis, e vedrete che tutti i collaboratori e gli adviser che gli stanno vicini, prima o dopo scappano. Il problema? Semplice: non si capisce chi comandi. Cioè, comanda Trump, ma le sue decisioni finali sono influenzate dalle lotte all’ultimo sangue che si svolgono nella Casa Bianca, ormai diventata come il Castello di Macbeth. Gli aderenti alle diverse scuole di pensiero, che cercano di tirare il Presidente per la giacca, compresa la sua chilometrica famiglia, insomma, contribuiscono a elaborare un guazzabuglio di ordini e contro-ordini che finiscono per tenere il pianeta ostaggio di codesta gabbia di matti.

Andiamo alla sostanza. La decisione di ritirarsi dal nord della Siria è un regalo fatto a compare Putin, al sultano di Ankara (Erdogan) e una coltellata nella schiena dei curdi. Per non parlare del clima che si vive in queste ore a Gerusalemme, dove i famosi esperti della migliore intelligence del mondo tra poco saranno ridotti a cercare informazioni facendo ballare un tavolino a tre piedi. Perché Trump, per usare un eufemismo, è sempre più imprevedibile. Ieri gli Stati Uniti hanno annunciato che ritireranno metà del loro contingente anche dall’Afghanistan, per la serie strategica “vedetevelavoi”. Il tirchione vuole risparmiare sulle spese per la difesa e non è disposto a scucire più manco un nichelino “se non ci sono interessi statunitensi direttamente minacciati”.

Il dramma è che per lui “gli interessi Usa” hanno solo il colore dei dollari. Non è capace di vedere un po’ più lontano del registratore di cassa. La decisione di sbaraccare anche dall’Afghanistan cominciando a dimezzare il contingente (7 mila soldati) è giunta some uno schiaffo in faccia a tutta la coalizione. Soprattutto gli inglesi sono inviperiti e, dietro le quinte, parlano chiaramente di quasi vent’anni di sacrifici (e di sangue) scaraventati dalla finestra. Se nel caso della Siria e della compra-vendita del popolo curdo, si parla di un “gentlemen’s agreement” (si fa per dire) raggiunto con Putin e la Turchia, lo scappa-scappa afghano, invece, è più difficile da decrittare.

Probabilmente, Mr. Trump spera di ricattare gli alleati, obbligandoli a mettere mani al portafogli e, contemporaneamente, di ingraziarsi gli ex nemici, o i nuovi amici o i compari d’anello (fate voi), che però cambiano faccia ogni giorno. Cotanto zig-zag sta confondendo tutti e il fatto che ormai l’Amministrazione Usa sia ridotta come un tram di San Francisco, dove si sale e si scende al volo senza passare dal bigliettaio, è emblematico. Secondo un’inchiesta della BBC, i talebani minacciano ormai più del 70% dell’Afghanistan. E Trump che fa? Se ne va. E chi ci capisce più niente.

Afghanistan, 18anni americani dopo si torna alle antiche guerre di casa

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