Afghanistan beffa, i Talebani buoni, e torna pure la Russia

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Talebani leader, accordo con gli Usa e riavvicinamento a Mosca. Quasi 20 anni di guerra americana buttati via, assieme a migliaia di cadaveri, per tornate da capo.
-Tavolo negoziale anche in Russia senza il presidente Ghani ma con l’ex Karzai. Il Cremlino lavora dietro le quinte

Tutto per uscire dal pantano afgano

Afghanistan beffa, i Talebani buoni, e torna pure la Russia
Talebani, in origine studenti invasati del corano, integralisti arretrati e feroci combattenti tutto kalashnikov e poco cervello, nella descrizione corrente a sino a ieri. In realtà, l’uso limitato del cervello lo stavamo praticando noi occidentali. Gli americani al comando e noi cuccioli Nato al seguito. Ora, quasi venti anni dopo, qualche decina di migliaia di morti in più e migliaia di miliardi in meno, si torna da capo. Si tratta coi Talebani, rappresentanza politica di una parte della popolazione afghana, e lo si fa grazie all’aiuto dei russi che in Afghanistan c’erano stati prima di noi, e prima di noi erano scappati, avendo capito tutto.

La delegazione afgano talebana a Mosca, con l’ex presidente Karzai

Il ritorno di tutti gli ex

Prima, a Doha, una bozza di accordo con gli Stati uniti, escludendo il governo afghano dai colloqui con il rappresentante del presidente Trump, Zalmay Khalilzad. Ieri Mosca, esclusione bis, l’agenda dell’incontro con 32 rappresentanti della politica afghana, primi fra tutti i principali oppositori del presidente in carica, ed Ashraf Ghani, sempre più marginalizzato. La sintesi politico diplomatica di Giuliano Battiston e Emanuele Giordana sul Manifesto, è elegante ma impietosa per il presidente in carica e probabilmente in prossima partenza. Peggio, torna anche l’ex presidente Hamid Karzai, e tanti altri ex, uno fra tutti ha chiesto la formazione di un governo ad interim per la riconciliazione. Unica donna a parlare, veniamo a sapere, l’ex deputata Fawzia Koofi.

Gani presidente in uscita

«Non hanno nessuna autorità, che discutano quanto vogliono», manda a dire da Kabul il presidente Ghani, che nelle elezioni presidenziali di luglio dovrà sfidare alcuni dei presenti a Mosca. I Talebani sfruttano dunque le divisioni altrui. E a margine dell’incontro rivelano che l’accordo con gli americani raggiunto a Doha prevede il ritiro di metà delle loro truppe entro la fine di aprile. Il Pentagono smentisce, ma vera o falsa la notizia del ritiro, mostra chi sta comunque conducendo la partita. Intanto il capo della delegazione talebana fa l’elenco delle cose da superare: fine della occupazione militare, rivista la Costituzione «illegittima e imposta dall’Occidente», basta lista nera Usa di militanti talebani e detenuti politici. In cambio, promessa di rispetto dei diritti delle donne, istruzione, proprietà, eredità, lavoro. Salvo poi accusare le attiviste per i diritti di «indecenza e corruzione morale nel Paese». Ultimo impegno, «Non vogliamo avere il monopolio del potere». Bah.

Mosca protagonista in Centrasia

A differenza dell’incontro con i Talebani dello scorso novembre a Mosca, in questa occasione al tavolo negoziale non c’erano rappresentanti del governo russo, che ha lavorato dietro le quinte, spiegano Battiston-Giordana. L’interesse di Mosca nella gestione del dopo guerra è chiaro. Ed il ministro degli Esteri Lavrov ha appena garantito che la Russia aiuterà la modernizzazione dell’esercito di Dushanbe. Stiamo parlando del Tagjkistan, porta di accesso all’Afghanistan da Nord. «Se è vero, come sostiene Voice of America, che in Tagjkistan stazionano 7mila soldati russi, Mosca sta tentando, con successo, di riappropriarsi del controllo dell’intera Asia centrale post sovietica». E l’Afghanistan è tassello chiave. «Chi controlla l’Afghanistan non controlla tanto o soltanto le rotte commerciali centroasiatiche o, se si vuole, parte della vecchia via della Seta. Controlla tutti i suoi vicini e non solo», sempre i nostri due.

L’attuale presidente afghano Ghani a Mosca

Geopolitica largo spettro

Per la Russia, Afghanistan è vitale per contenere l’avanzata americana. Per Mosca e per Teheran, per allargare la partita. Se gli Usa otterranno dai telebani di conservare delle basi militari, l’Iran resterà vulnerabile da quel fronte. Per Pakistan e India invece, altra partita strategica, l’Afghanistan diventa decisivo in caso di guerra tra le due ex sorelle, nero potenze nucleari. Per Arabia saudita ed Emirati, “forziere dei soldi afgani”, come definiscono Giuliano Battiston, Emanuele Giordana, Kabul è per contro il Paese sunnita alle porte del mondo indù e una barriera all’espansione sciita e russa. Per la Cina, passaggio strategico lungo la via della seta. Ed ecco l’Afghanistan al centro di troppe partite che diventa vaso di coccio. Europa? Per ora solo decidere il rimpatrio degli afgani e proporsi da arbitri assieme all’Onu, fischiatori di inutili falli in una partita tutta e solo russo americana.

AVEVAMO DETTO

 

 

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