Agricoltori di Ni’lin sfidano i soldati israeliani e riescono a piantare alberi di olivo (con video)

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16 febbraio 2017  Ni’lin, Palestina, Resistenza, Cisgiordania
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Un contadino di Ni’lin riesce a piantare un albero di ulivo nella sua terra durante la protesta a Ni’lin contro il muro dell’apartheid 2017/10/02

 

 Venerdì scorso 10 febbraio, i manifestanti hanno marciato a Ni’lin come al solito verso il muro dell’apartheid dopo la preghiera del Venerdì sotto gli ulivi. I manifestanti hanno portato ulivi da ripiantare nella parte di terreno di Ni’lin che è stata considerata una zona militare chiusa. Questo è stato un modo per sfidare la nuova legge israeliana che rende possibile la confisca di proprietà privata di terra palestinese. Anche se questo no ha nulla di nuovo per i proprietari terrieri in Cisgiordania, la nuova legge normalizza e giustifica il land grabbing (furto di terra) che è in corso da anni. Gli ulivi portano anche un grande significato per il villaggio di Ni’lin, un villaggio agricolo che a lungo ha vissuto dei suoi uliveti.


Nel solo 2016 321 alberi di ulivo sono stati bruciati giù sulla terra, a Ni’lin. Questo è meno rispetto agli anni precedenti, ma ancora un durissimo colpo per i contadini di Ni’lin, che più o meno si basano esclusivamente sui loro alberi. Dal momento  della costruzione del muro dell’Apartheid i contadini hanno avuto sempre più difficoltà a mantenersi. Negli anni dal 2008 circa 3800 alberi di ulivo sono state bruciate o sradicati nel villaggio di Ni’lin. Il villaggio è sempre stato un centro per l’esportazione di olio d’oliva e aveva anche due impianti di spremitura delle olive. Ora entrambi sono chiusi a causa della mancanza di olive.

La dimostrazione è stato fermata da militari israeliani, ma un gruppo di manifestanti è riuscito a superare i soldati ed è riuscito a piantare alcuni alberi nella zona militare chiusa. Dopo 15 minuti i soldati sono riusciti a dividere la protesta sparando gas lacrimogeni e granate assordanti. I soldati hanno tentato di arrestare i manifestanti, ma non hanno avuto successo.

Pregare tra gli alberi è stato utilizzato come modo per mostrare la fermezza della protesta e il collegamento con la terra ora considerata una zona militare chiusa da Israele. Ma non è sempre possibile per i manifestanti e gli agricoltori raggiungere la terra nella periferia di Ni’lin o anche solo pregare nei campi di ulivi. Il 20 gennaio, i soldati israeliani hanno attaccato i manifestanti subito dopo la preghiera del Venerdì, mentre ancora erano sotto gli ulivi. Due manifestanti sono stati feriti durante l’attacco e decine hanno sofferto per il gas lacrimogeno sparato in modo casuale, sia sulla manifestazione, che sulle vicine case nella parte meridionale del paese.

Il villaggio di Ni’lin continua a protestare e ad affrontare l’aggressione israeliana armata con forza di volontà e determinazione. Durante il mese di gennaio, il villaggio è stato attaccato più volte, sia di notte che di giorno, dai soldati israeliani. Il loro obiettivo è quello di rendere il villaggio intimorito e rinunciatario alle loro proteste non violente contro il muro e l’occupazione.

Il 24 gennaio cinque jeep militari israeliane, che trasportano più di 35 soldati hanno invaso il villaggio senza alcun preavviso. Hanno costretto i negozi a chiudere, molestato e attaccato i residenti del villaggio. Come i giovani del villaggio hanno risposto sono scoppiati scontri che sono durati per un’ora durante la quale i soldati hanno sparato gas lacrimogeni alle case nel centro della città come una punizione collettiva. Famiglie hanno sofferto gli effetti del gas e le auto sono state danneggiate dalle bombole di gas. I soldati hanno usato munizioni, proiettili di acciaio rivestiti di gomma e la nuova arma chiamata “spugna” direttamente verso i giovani disarmati che hanno cercato di difendere il loro villaggio. Cinque sono stati feriti. Quando i soldati sono andati via hanno chiuso l’unico ingresso al paese per il resto della giornata, lasciando Ni’lin completamente tagliata fuori dal resto della Cisgiordania.

 
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