Akiva Eldar: Israele e la linea rossa sfocata di autodifesa

 

sintesi personale

Dopo il suo incontro del 9 maggio con il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto ai giornalisti che aveva spiegato al suo ospite che “è il diritto di ogni stato, certamente questo vale per  Israele,è  di prendere le misure necessarie per difendersi. 

Quasi contemporaneamente il ministro dei trasporti e dell’intelligence Yisrael Katz stava spiegando: “Solo le offensive oggi, possono prevenire la violenza e la guerra domani”. 

Il Ministro dell’educazione e difesa, Naftali Bennett, ha sostenuto tali posizioni a una  riunione dei giovani israeliani:  “Se dovessi riassumere le politiche del governo israeliano e dell’establishment della sicurezza in questa era, direi:” Se uno si alza per ucciderti, uccidilo prima 

L’Iran non ha schierato lanciamissili in tutta la Siria per nessun obiettivo pacifico. Tuttavia  dov’è la famosa “linea rossa”: quelle azioni militari ostili inaccettabili  per  Israele? Cosa trasforma una serie di (presumibilmente israeliani) attacchi nel territorio sovrano di uno stato vicino in “autodifesa”? Se, come sosteneva Katz, oggi le offensive possono evitare la guerra, un governo responsabile (israeliano) deve anche bombardare i missili schierati dalla milizia degli Hezbollah sostenuta dall’Iran nel sud del Libano. E che dire dei missili a lungo raggio che l’Iran può lanciare dalla periferia di Teheran  sulla  centrale nucleare israeliana nei pressi della città di Dimona?

Se il nome del gioco è “autodifesa“, anche l’Iran potrebbe avere buone ragioni per attaccare Israele.

Non è un segreto che se non fosse stato per le strenue obiezioni dei capi delle agenzie di difesa israeliane e del defunto presidente Shimon Peres, Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa Ehud Barak probabilmente avrebbero bombardato gli impianti nucleari iraniani.

A questo punto, dovremmo anche ricordare che il governo di Israele – non dell’Iran – è stato quello che ha sabotato  una conferenza programmata a Helsinki per il 2012 su un Medio Oriente libero dal nucleare, sostenuta dall’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Non solo, secondo i resoconti dei media stranieri, Israele è l’unico paese del Medio Oriente dotato di dozzine di bombe nucleari ed è  l’unico che rifiuta costantemente di firmare il Trattato di non proliferazione nucleare. Israele è anche un importante esportatore di armi per regimi assassini in Africa e altrove. Tutto ovviamente,per difesa personale.
Tuttavia si può discernere una diversa motivazione per le azioni di Israele contro l’Iran tra le righe. Katz ha detto che la strategia del governo è “agire per rimuovere l’Iran dalla Siria”. Bennett ha fatto un passo avanti suggerendo al popolo iraniano di emulare il movimento di protesta israeliano chiamato Four Mothers, la cui pressione spinse  Israele  a uscire dalla guerra del  Libano 18 anni fa. “Se esci dalla Siria, potresti in qualche modo sopravvivere come regime”, ha promesso il ministro. “in caso contrario  il regime sarà sostituito”.

Nell’ambiente del celebre presidente di Gerusalemme, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, questa politica è conosciuta come “cambio di regime”. Prima di diventare consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, John Bolton ha detto nel luglio 2017 che gli Stati Uniti devono lavorare per garantire un cambio di regime in Iran “Così che la Repubblica Islamica cada prima del  suo 40esimo compleanno”. L’avvocato di Bolton e Trump, Rudolph Giuliani, sono entrambi sostenitori del Mujahedeen-e-Khalq, un gruppo di opposizione iraniano che opera all’estero. Come membro del Congresso l’attuale Segretario di Stato, Mike Pompeo, aveva suggerito nel 2014 che gli Stati Uniti mobilitassero una coalizione internazionale per colpire le strutture nucleari dell’Iran. Aveva anche menzionato il numero di sortite aeree che sarebbero state necessarie per distruggerle (meno di 2.000).

In un articolo del 10 maggio del Washington Post, l’analista Fareed Zakaria, ha scritto: “Tre dei più stretti consiglieri di Trump hanno opinioni sull’Iran che è difficile pensare che qualcuno, al di fuori dell’Arabia Saudita o di Israele, li possa condividere”. Netanyahu si sente a casa con questi membri del gruppo di Trump. L’anno scorso, il primo ministro ha incoronato ripetutamente Israele  come “una potenza mondiale in  crescita“, un commento che ricorda il sogno del primo ministro israeliano David Ben-Gurion, nato dall’euforia della conquista israeliana della penisola del Sinai nel 1956, “Il terzo regno di Israele”.

Il record di Israele in termini di cambio di regime in Medio Oriente non è affatto stellare. Israele sta ancora pagando il prezzo del “nuovo ordine” voluto dal Ministro della  Difesa Ariel Sharon che, invadendo il Libano  nel 1982 sperava di consegnare  il regime ai cristiani maroniti del paese. 

Si è conclusa con l’espulsione dell’OLP dal sud del Libano sotto la guida di Yasser Arafat e abbiamo ottenuto gli Hezbollah appoggiati dall’Iran sul nostro confine settentrionale. Per rimuovere il movimento palestinese di Fatah dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza, il governo di unità di Yitzhak Shamir, Shimon Peres e Yitzhak Rabin, incoraggiò i religiosi musulmani a fondare Hamas negli anni ’80 e ’90, che da allora si è trasformata in un’organizzazione terroristica.

Il ministro della Difesa Avigdor Liberman, residente nella colonia in Cisgiordania di Nokdim, parla apertamente delle sue aspirazioni a sostituire il presidente palestinese Mahmoud Abbas con un personaggio più adatto per Israele, ovviamente. La crudele politica dell’ assedio israeliano a Gaza, come decenni di sanzioni internazionali contro l’Iran, non ha dato origine a regimi che fossero più amichevoli verso gli Stati Uniti o Israele. Non vi è alcuna indicazione che ciò potrebbe accadere nel prossimo futuro.

Ovviamente, la moderazione mostrata dai governanti iraniani nei confronti dei recenti attacchi israeliani alle forze iraniane in Siria non deriva dal riconoscimento del diritto di Israele all’autodifesa. Gli iraniani stanno lasciando che Netanyahu celebri la decisione di Trump di violare l’accordo nucleare iraniano. Gli altri cinque partner stanno guardando  mentre Netanyahu applaude il presidente americano che mostra il suo disprezzo per le risoluzioni delle Nazioni Unite su Gerusalemme e allontana gli Stati Uniti dal consenso raggiunto fino ad ora dal Quartetto del Medio Oriente ( composto da Stati Uniti, Russia, Nazioni Unite e Unione europea).

Su queste due questioni critiche:  lo scontro con l’Iran e il conflitto con i palestinesi, Netanyahu, sotto inchiesta penale da parte della polizia, sta scommettendo sul volatile Trump. Tuttavia anche il loro protettore, il magnate del casinò Sheldon Adelson, non può promettere loro che la loro scommessa su un cambio di regime a Teheran, Ramallah e Gaza avrà successo. Come sempre i loro soggetti pagheranno il prezzo una volta che loro  hanno perso.

 

Akiva Eldar : Israele e la linea rossa sfocata di autodifesa

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