Akiva Eldar : ‘Istigazione’ palestinese: la solita ultima risorsa di Israele

giovedì  23 gennaio 2014

Israel's Prime Minister Netanyahu converses with former Foreign Minister Lieberman during a campaign rally in Ashdod

Sintesi personale

Appena due settimane fa sembrava che il governo di Israele avesse rotto tutti i record per megalomania e faccia tosta,ma  alcuni giorni dopo che il ministro della Difesa Moshe Ya’alon  ha definito  il segretario di Stato del potere mondiale più forte “messianico e ossessivo” e ha suggerito che John Kerry “ci lascia soli”, il ministro degli Esteri Avigdor Liberman e il primo ministro Benjamin Netanyahu hanno  battuto il record.

Il 17 gennaio, Liberman ha  urgentemente convocato gli ambasciatori dei quattro Stati più grandi dell’Unione europea – Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna  come atto di rappresaglia per la convocazione degli ambasciatori di Israele a Londra, Parigi, Roma e Madrid .  I quattro governi avevano osato lamentarsi per il bando indetto   per la costruzione di 1.400 unità abitative negli insediamenti in Cisgiordania ea Gerusalemme est.

La loro perpetua posizione unilaterale contro Israele e  a favore dei palestinesi … crea l’impressione che stiano cercando solo di incolpare Israele”, ha detto il portavoce del ministro in una dichiarazione scritta. Inoltre, il ministro ha spiegato ai diplomatici di alto livello  : “di essere di  parte,  ignorando la realtà sul terreno , danneggiando in modo significativo la possibilità di raggiungere una sorta di accordo tra le parti. “

Netanyahu  in  un colloquio con i corrispondenti esteri ha scelto di rispondere con un attacco. “Quando  l’UE ha convocato gli ambasciatori palestinesi per lamentarsi   degli incitamenti per la  distruzione di Israele? . Quando i palestinesi sono stati richiamati  circa il fatto che agenti di sicurezza nelle forze di sicurezza palestinesi partecipano ad  attacchi terroristici contro israeliani innocenti?,Penso che questo squilibrio e questo pregiudizio contro Israele non porti alla pace., anzi la allontana ,perchè i palestinesi: potrebbero pensare :  ‘Si può sostanzialmente fare quello chesi vuole  , dire tutto quello che si vuole , incitare in  qualsiasi modo si desidera e non si è considerati responsabili .’ E Israele, che fa enormi sforzi per preservare la pace e lotta contro il terrorismo a beneficio di israeliani e palestinesi, è sempre accusato “.Non è difficile indovinare ciò che i diplomatici europei abbiano pensato del rimprovero di Liberman e quello che ha attraversato le menti dei corrispondenti stranieri di stanza in Israele. Sanno che quando i rappresentanti del governo fanno fatica a risolvere la contraddizione tra il sostegno per una soluzione a due stati e l’onda di costruzione nei territori, tirano fuori l’arma dell’ “incitamento”. Quando gli israeliani perdono la vera guerra – in istituzioni internazionali – si rivolgono alla propaganda. Questa propaganda, o “diplomazia pubblica”, come viene eufemisticamente chiamata in Israele, è l’arma dell’occupante che vuole convincere l’opinione pubblica che lui, non gli oppressi, sono  la vera vittima.

Se la realtà non era così triste, si sarebbe potuto quasi ridacchiare sentendo la denuncia di Netanyahu che Israele “fa enormi sforzi per preservare la pace e la lotta al terrorismo è  a beneficio di israeliani e palestinesi.” Yesh Din documenta centinaia di episodi di  aggressione violenta, di  lancio di pietre, di incendi dolosi, di danni al bestiame, di furto di prodotti e di terra   da parte di   terroristi ebrei conosciuti eufemisticamente come: “i giovani della collina”

Secondo i dati dell’organizzazione per un periodo di otto anni (dal 2005 fino al 2013), gli “enormi sforzi per preservare la pace” di cui Netanyahu si vanta , hanno portato ad accusare i  sospettati israeliani solo nel 8,5% delle indagini . L’  84% delle denunce sono state accantonate perché le indagini della polizia non sono riuscite  ad individuare i responsabili .I siti web di gruppi per i diritti umani  mostrano  i soldati israeliani guardare i  vandali israeliani senza intervenire

Il “prezzo” può essere preteso dai terroristi ebrei  in seguito all’ ‘evacuazione di un avamposto illegale o  di  un attacco terroristico, è sono atti vandalici  diretti agli ulivi palestinesi ( la raccolta delle ulive  fornisce reddito e occupazione a circa 100.000 famiglie in Cisgiordania) . Sono  quattro casi  sono stati considerati sui   211 file della polizia contro persone sospettate di atti vandalici . Infatti, uno sforzo tremendo.

Una ricerca per le parole “prezzo” e “ulivi” e “sradicamento” sul sito web dell’ufficio del primo ministro non porta a nulla  . Finora non una sola riunione di gabinetto è stata dedicata a questo fenomeno grave e pericoloso . D’altra parte, la parola “incitamento” è presente non meno di 455 volte nel gennaio 2011Due ore intere delle settimanali riunione di gabinetto ( 5 gennaio )sono state dedicate al tema. Ancora una volta, gli esperti sono stati chiamati a presentare l’ “indice di istigazione palestinese”.

Uno di coloro che è coinvolto nella preparazione dell’ “indice” è Itamar Marcus, un colono di Efrat, che dirige il “Palestinian Media Watch”, uno dei ben finanziati  istituti di ricerca della destra. Marcus era un membro della squadra israeliana del comitato congiunto per la prevenzione di incitamento, formatosi nel 1998 in risposta ad una domanda fatta da Netanyahu nel 1998 al congresso di Wye Plantation . Negli ultimi anni, Netanyahu ha respinto con vari pretesti le proposte della parte palestinese di rinnovare la sua attività.Una sentenza emessa nel mese di agosto 2013, AL  Tel Aviv District Court  HA POSTO in dubbio, a dir poco, l’affidabilità Marcus ‘. I parenti di coloni che erano stati uccisi dai palestinesi  hanno citato in giudizio per il risarcimento l’Autorità palestinese, sostenendo che incita i palestinesi a uccidere gli ebrei. I ricorrenti hanno basato la loro causa su un parere preparato per loro dall’  istituto Marcus ‘. Il giudice Dalia Ganot ha scritto, “  I 76 articoli e televisivi presentati da Marcus  non costituiscono prova statistica di incitamento da parte dell’Autorità.” in quanto non è riuscito a distinguere tra contenuto delle notizie e l’ opinione personale che  “manca di un  metodo di ricerca valido e accettabile”.

La sentenza  ha fatto crollare il fondamento su cui Netanyahu ei suoi colleghi di gabinetto basano la loro richiesta :  i media palestinesi istituzionalizzati incitato contro Israele. Questa affermazione non è mai stata esaminata con qualsiasi strumento di ricerca valido. La ricerca condotta dalla Knesset Research and Information Center nel giugno 2010 ha stabilito che nessuna prova inequivocabile è stata trovata trovata che i libri di testo dell’autorità contengano incitamenti   alla violenzaÈ vero, le insegnanti palestinesi e i  giornalisti non educano i loro figli e lettori ad amare i loro padroni  nello spirito dello zio Tom. Purtroppo per Netanyahu e Liberman, l’Europa nel 2014 non considera questo come “incitamento

 Akiva Eldar
Palestinian ‘incitement’: Israel’s usual last resort – Al-Monitor: the Pulse of the Middle East
www.al-monitor.com
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Akiva Eldar : ‘Istigazione’ palestinese: la solita ultima risorsa di Israele

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ARTICOLO ORIGINALE

Israel's Prime Minister Netanyahu converses with former Foreign Minister Lieberman during a campaign rally in Ashdod

Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu converses with former Foreign Minister Avigdor Lieberman in Ashdod, Jan. 16, 2013. (photo by REUTERS/Amir Cohen)

Palestinian ‘incitement’: Israel’s usual last resort

 

Just two weeks ago it appeared that the government of Israel had broken all records for megalomania and chutzpah. But now, several days after Defense Minister Moshe Ya’alon on Jan. 14 called the secretary of state of the strongest world power “messianic and obsessive,” and suggested that John Kerry “leave us alone,” Foreign Minister Avigdor Liberman and Prime Minister Benjamin Netanyahu broke the record.

On Jan. 17, Liberman urgently summoned the ambassadors of the four largest states in the European Union — Britain, France, Italy and Spain — to read them the riot act and preach ethics. It was a retaliatory act for the summoning of Israel’s ambassadors in London, Paris, Rome and Madrid for reprimands at the local foreign ministries. The four governments had dared to complain about new tenders issued for the construction of 1,400 housing units in West Bank settlements and in East Jerusalem.

“Their perpetual one-sided stance against Israel and in favor of the Palestinians … creates the impression they are only seeking ways to blame Israel,” the minister’s spokesman said in a written statement. In addition, the minister explained to the senior diplomats, not only was their governments’ stance ”biased, unbalanced and ignoring the reality on the ground,” but it also “significantly harms the possibility of reaching some sort of agreement between the sides.”

A day earlier, Netanyahu was asked about the European protest. In a talk with foreign correspondents he also chose to respond with an attack. “When did the EU call in the Palestinian ambassadors to complain about the incitement that calls for Israel’s destruction?” the prime minister said angrily. “When did the Palestinian get called in to hear complaints about the fact that security officers in the Palestinian Security Forces are participating in terrorist attacks against innocent Israelis?” he said accusingly. “I think this imbalance and this bias against Israel doesn’t advance peace. I think it pushes peace further away. Because it tells the Palestinians: ‘You can basically do anything you want, say anything you want, incite any way you want and you won’t be held accountable.’ And Israel, which makes tremendous efforts to preserve the peace and fight terrorism for the benefit of both Israelis and Palestinians, is always denounced.”

It’s not hard to guess what the European diplomats thought of Liberman’s rebuke and what went through the minds of the foreign correspondents stationed in Israel. They know that when government representatives are hard-pressed to resolve the contradiction between support for a two-state solution and the wave of construction in the territories, they pull out the “incitement” weapon. When the Israelis lose the real war — in international institutions — they turn to propaganda. This propaganda, or “public diplomacy,” as it’s euphemistically called in Israel, is the weapon of the occupier who wishes to convince the public that he, not the oppressed, is the real victim.

If the reality wasn’t so sad, one could have almost giggled at hearing Netanyahu’s complaint that Israel “makes tremendous efforts to preserve the peace and fight terrorism for the benefit of both Israelis and Palestinians.” Every year, the left-wing human rights organization Yesh Din documents hundreds incidents of shooting, violent assault, stone throwing, arson, damage to livestock, theft of produce and land — all by Jewish terrorists, known euphemistically and forgivingly as “hilltop youths.”

According to the organization’s data throughout a period of eight years (from 2005 until 2013), the “tremendous efforts to preserve the peace” of which Netanyahu boasted, have led to the indictments of Israeli suspects in only 8.5% of the investigations into Palestinian complaints. Some 84% of the complaints were shelved because the police investigations failed. The websites of human rights groups occasionally present documentation showing IDF soldiers looking on from the sidelines at the Israeli vandals.

The “price tag” being exacted by the Jewish terrorists from the Palestinians, following the evacuation of an illegal outpost or a terror attack, is the vandalizing of olive trees (the olive industry provides income and employment for some 100,000 families in the West Bank). Charges were only brought in four of 211 police files against those suspected of vandalizing olive groves. Indeed, a tremendous effort.

A search for the words “price tag” and “olive trees” and “uprooting” on the web site of the prime minister’s office comes up empty. To this day, not a single cabinet meeting has been dedicated to this serious and dangerous phenomenon. On the other hand, the word “incitement” shows up no fewer than 455 times in the period since January 2011. Two whole hours of the weekly cabinet meeting on Jan. 5 were devoted to the subject. Once again, experts were called in to present the “Palestinian incitement index.”

One of those involved in preparing the “index” is Itamar Marcus, a settler from Efrat, who heads the “Palestinian Media Watch,” one of the well-funded, right-wing research institutes. Marcus was a member of the Israeli team of the joint committee for the prevention of incitement, formed in 1998 in response to a demand made by Netanyahu at the 1998 Wye Plantation conference. In recent years, Netanyahu has rejected under various pretexts suggestions by the Palestinian side to renew its activity.

A ruling handed down in August 2013 by the Tel Aviv District Court cast doubt, to say the least, on Marcus’ reliability. Relatives of settlers who had been murdered by Palestinians sued for compensation from the Palestinian Authority, claiming it incites Palestinians to murder Jews. The plaintiffs based their lawsuit on an opinion prepared for them by Marcus’ institute. Judge Dalia Ganot wrote, “Although 76 articles and television items presented by Marcus were blunt and difficult, they do not constitute statistical proof of incitement by the Authority.”

The judge adopted the other side’s opinion, prepared by Yizhar Be’er, the director general of Keshev, an NGO that tracks the coverage of the Israeli media, for attorney Yossi Arnon, who represented the Palestinian Authority. The judge determined that Marcus failed to differentiate between news content and opinion, and that his opinion “lacks valid and accepted research methodology that could serve as the basis for any kind of treatise.”

The ruling collapsed the foundation on which Netanyahu and his Cabinet colleagues based their claim that the institutionalized Palestinian media incited against Israel. This claim has never been examined with any valid research tool. Research conducted by the Knesset Research and Information Center in June 2010 determined that no unequivocal evidence has been found proving that the authority’s textbooks contain direct and sweeping incitement to violence. True, the Palestinian teachers and journalists do not educate their children and readers to love their masters in the spirit of Uncle Tom. Unfortunately for Netanyahu and Liberman, Europe in 2014 does not regard this as “incitement.”

Read more: http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/01/palestinian-authority-incitement-against-israel.html#ixzz2rKIN9eD6

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