Akiva Eldar: la miopia pericolosa di Netanyahu e la fine degli accordi di Oslo

 

17 gen 2018

 

 

Sintesi personale

Per 50 anni, con brevi interruzioni, i governi israeliani hanno gestito il conflitto con i palestinesi secondo una formula familiare e semplicistica: se l’uso della forza non funziona, prova a usare la forza bruta. 

Tuttavia l’uso della forza spesso si traduce in danni collaterali. A volte, come nel micidiale attacco terroristico del 9 gennaio vicino all’avamposto di  Havat Gilad, quelli colpiti sono israeliani. Di solito, come negli scontri del mese scorso tra truppe israeliane e manifestanti palestinesi in diverse città della West Bank, i palestinesi sono le vittime.

Ciò accade mentre Israele è presumibilmente ancora parte dell’immaginario processo di pace di Oslo che ha visto la  crescita  dei coloni israeliani sulle terre palestinesi in Cisgiordania. A parte un  eventuale drammatico cambiamento nella trama nei prossimi giorni,  Israele sarà il più grande perdente se cala il sipario.

Se gli accordi di Oslo (firmati dal partito laburista) non esistessero, la destra israeliana avrebbe dovuto inventarli. Mentre prestava servizio come capo dell’amministrazione civile in Cisgiordania nel 2007-11, il generale Yoav Mordechai mi ha descritto il suo più grande incubo:  il primo ministro palestinese gli consegnava  le chiavi dell’Autorità palestinese (AP). L’Autorità Palestinese, istituita a metà degli anni ’90 come componente integrante degli Accordi di Oslo, sostituì gli ufficiali militari israeliani che avevano governato gli affari palestinesi da quando Israele aveva occupato la Cisgiordania nel 1967. Le forze di sicurezza palestinesi hanno da allora agito come subappaltatori di fatto per l’esercito israeliano e per lo  Shin Bet, al servizio degli  interessi vitali israeliani.

Prima dell’ istituzione dell’Autorità Palestinese, i contribuenti israeliani pagavano  per l’occupazione della West Bank e gli insediamenti israeliani. Dopo sono stati gli stati arabi e occidentali a stanziare somme di denaro attraverso un gruppo di Stati donatori. L’annuncio del 14 gennaio del presidente palestinese Mahmoud Abbas sulla morte del processo diplomatico ha suonato la campana a morto per tale accordo finanziario. Abbas ha detto: “Oggi si concludono gli accordi di Oslo: Israele li ha uccisi”. Il giorno dopo, il Consiglio palestinese ha deciso di promuovere la trasformazione dell’Autorità Palestinese in uno stato sotto occupazione e ha invitato la PA a sospendere il riconoscimento di Israele e a  fermare il coordinamento della sicurezza con esso.

L’amministrazione Trump non ha molta fortuna nel promuovere il suo tanto enunciato ” accordo finale” tra Israele e i palestinesi. Invece  sta andando avanti con l’approccio grezzo che solo i soldi parlano. In altre parole, se tagliare gli aiuti ai palestinesi non funziona, tagliare più a fondo. In un tweet dopo l’attacco nei pressi di Havat Gilad, l’ambasciatore statunitense in Israele David Friedman si è lamentato che l’AP stava ricompensando le famiglie di terroristi che uccidono gli israeliani. Ha firmato il suo messaggio con le parole: ” Se i palestinesi non vogliono la pace, perché i contribuenti americani dovrebbero sostenere i terroristi?” Non una parola sul fatto che l’israeliano assassinato vivesse in un avamposto illegale nei territori occupati.

Secondo il principio stabilito dall’ambasciatore  anche gli Stati Uniti dovrebbero tagliare gli aiuti a Israele che paga le prestazioni sociali alle famiglie di ebrei che attaccano e uccidono i palestinesi. Come è avvenuto per la famiglia di Baruch Goldstein, il colono che uccise 29 fedeli musulmani nel 1994 a Hebron; per i parenti degli israeliani che hanno bruciato a morte la famiglia palestinese Dawabshe nel 2015; per la  famiglia di Yigal Amir, che assassinò il primo ministro Yitzhak Rabin nel 1995.

Friedman non stava esprimendo le sue opinioni personali. È la voce leale del suo maestro. “Paghiamo ai palestinesi centinaia di milioni di dollari all’anno e non riceviamo alcun apprezzamento o rispetto”, ha scritto il presidente Donald Trump in risposta alla rabbiosa reazione palestinese al suo riconoscimento del 6 dicembre di Gerusalemme come capitale d’Israele. “Con i palestinesi che non vogliono più parlare di pace, perché dovremmo stanziare enormi pagamenti futuri per loro?” ha chiesto Trump. “Parlare di pace”, per Trump, significa accettare con equanimità lo sconvolgimento dello status quo di Gerusalemme, sopportare la continua costruzione israeliana negli insediamenti e ignorare le ripetute dichiarazioni dei leader del partito al governo  che respingono l’istituzione di uno stato palestinese in la Cisgiordania.

 L’approccio “perché continuare a pagarli” ricorda un ordine emesso nel 1946 dal comandante britannico in Palestina, il generale Evelyn Hugh Barker, il giorno dopo l’attentato al King David Hotel a Gerusalemme dove 91 le persone furono uccise. Barker ordinò alle forze britanniche di boicottare negozi e luoghi di intrattenimento di proprietà degli ebrei. “Sono determinato a far subire loro  una punizione. Saranno così consapevoli del  nostro disprezzo  per la loro condotta. ... Lo scopo di questi ordini è punire gli ebrei colpendo le loro tasche“, ha scritto il generale antisemita.

Il percorso di Trump per la Casa Bianca è stato lastricato di dollari. A suo avviso ciò che funziona in un paese illuminato come il suo non può che funzionare in altri paesi. Ignora il fatto che anni di dure sanzioni finanziarie, accompagnati  da dettami e minacce, non hanno fermato il programma nucleare iraniano.  I negoziati seri che hanno portato a un accordo rispettabile e all’allentamento delle sanzioni hanno rafforzato il sostegno dei moderati  iraniani guidato dal presidente Hassan Rouhani. Trump sta inoltre ignorando il sorprendente voto di Rouhani a favore dell’Iniziativa di  pace araba  al vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica  a Istanbul.Trump gioca d’azzardo con ciò che è rimasto del suo prestigio. Netanyahu gioca d’azzardo con le vite degli israeliani.

Secondo un documento di analisi denominato “lo scenario più pericoloso e realistico, “presentato al governo dal ministro della difesa Avigdor Liberman nel 2016, nella prossima guerra con il Libano, Hezbollah sparerà 3.000-4.000 missili contro Israele in un giorno. Questo è più del numero sparato durante la Seconda Guerra del Libano nel 2006. Questa  volta i missili saranno più precisi, mortali e con una portata più lunga, coprendo tutto il territorio sovrano di Israele. Alex Fishman, l’analista militare del quotidiano Yedioth Ahronoth,  ha osservato che sebbene siano trascorsi più di 18 mesi da quando  è stato presentato questo rapporto, non è stato condotto un solo dibattito nel governo  su tale questione.

Inutile dire che il primo ministro Benjamin Netanyahu non mostra alcun interesse per il sorprendente cambiamento dell’Iran sull’Iniziativa di pace araba che offre sicurezza a Israele e normali legami con il mondo arabo e potrebbe evitare la prossima guerra. Per quanto lo riguarda, finché Trump  favorisce gli ebrei e punisce i musulmani, la vita è  un paradiso in terra. Questo può essere vero per la sua famiglia e quella del suo capo della difesa, Liberman.

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for 50 years, with brief interruptions, Israeli governments have been handling the conflict with the Palestinians according to a familiar, simplistic formula: If the use of force doesn’t work, try using brute force. However, the use of force often results in collateral damage — or as a Russian proverb explains it, when you chop wood, chips fly. Sometimes, as in the deadly Jan. 9 terror attack near the West Bank outpost Havat Gilad, those struck by the chips are Israelis. Usually, as in clashes last month between Israeli troops and Palestinian protesters in several West Bank towns, Palestinians are the victims.

This goes on while Israel is allegedly still part of the imaginary Oslo peace process that began almost 25 years ago and parallels the ongoing growth in the number of Israeli settlers on Palestinian lands in the West Bank. Barring a dramatic shift in the plot in the coming days, all that will be left of the landmark Israeli-Palestinian agreement is a popular Broadway play. Israel will be the biggest loser if the curtain comes down.

If the Oslo Accords (signed by the left-wing Labor Party) did not exist, the Israeli right wing would have had to invent them. While serving as head of the civil administration in the West Bank in 2007-11, Maj. Gen. Yoav Mordechai told me years ago that his biggest nightmare is having the Palestinian prime minister hand him the keys to the Palestinian Authority (PA). The PA, established in the mid-1990s as an integral component of the Oslo Accords, replaced the Israeli military officers who had governed Palestinian affairs since Israel occupied the West Bank in 1967. The Palestinian security forces formed under the agreement have since acted as de facto subcontractors for Israel’s army and Shin Bet security agency, serving vital Israeli interests.

Until the PA was established, Israeli taxpayers were saddled with the bill for the West Bank occupation and Israeli settlements there. Since then, Arab and Western states have been footing a significant portion of the bill, partly through a grouping of donor states established by the Clinton administration to buttress the peace process. Palestinian President Mahmoud Abbas’ Jan. 14 announcement about the death of the diplomatic process also sounded the death knell for that financial arrangement. Abbas said, “Today is the day that the Oslo Accords end. Israel killed them.” The day after, the Palestinian Council decided to promote turning the PA into a state under occupation and called upon the PA to suspend its recognition of Israel and stop security coordination with it.

The Trump administration is not having much luck promoting its much-touted “ultimate deal” between Israel and the Palestinians. Instead, it is moving ahead with the crude approach that only money talks. Put another way, if cutting aid to the Palestinians doesn’t work, cut deeper. In a tweet following the attack near Havat Gilad, US Ambassador to Israel David Friedman complained that the PA was rewarding the families of terrorists who kill Israelis. He signed off his message with the words, “Look no further to why there is no peace.” If the Palestinians don’t want peace, why should the American taxpayer fund support for terrorists? Not a word about the fact that the murdered Israeli had been living in an illegal outpost on occupied land.

According to the principle set out by the ambassador, the United States should also cut off aid to Israel, which pays social welfare benefits to the families of Jews who attack and kill Palestinians. Such was the case with the family of Baruch Goldstein, the settler who killed 29 Muslim worshipers in 1994 in Hebron; the relatives of the Israelis who burned to death the Palestinian Dawabshe family in 2015; and the family of Yigal Amir, who assassinated Prime Minister Yitzhak Rabin in 1995.

Friedman was not expressing his personal views. He is his master’s loyal voice. “We pay the Palestinians HUNDRED OF MILLIONS OF DOLLARS a year and get no appreciation or respect,” President Donald Trump tweeted in response to the furious Palestinian reaction to his Dec. 6 recognition of Jerusalem as the capital of Israel. “With the Palestinians no longer willing to talk peace, why should we make any of these massive future payments to them?” Trump asked. “Talking peace,” as per Trump, means accepting with equanimity the disruption of the status quo on Jerusalem, putting up with continued Israeli construction in the settlements and ignoring repeated statements by leaders of the ruling Likud party rejecting the establishment of a Palestinian state in the West Bank.

 The “why keep paying them” approach is reminiscent of an order issued in 1946 by the British commander in Palestine, Gen. Evelyn Hugh Barker, on the day after the bombing of the King David Hotel in Jerusalem by the Jewish Etzel underground in which 91 people were killed. Barker ordered British forces to boycott shops and entertainment spots owned by Jews. “I am determined that they shall suffer punishment and be made aware of the contempt and loathing with which we regard their conduct. … The aim of these orders is to punish the Jews in a way the race dislikes as much as any, namely by striking at their pockets,” the anti-Semitic general wrote.

Trump’s path to the White House was paved with dollars. In his view, what works in an enlightened country such as his cannot but work in others. He ignores the fact that years of harsh financial sanctions accompanied by dictates and threats did not stop the Iranian nuclear program. On the other hand, serious negotiations that led to a respectable agreement and the easing of sanctions strengthened the support of the relatively moderate Iranian camp led by President Hassan Rouhani. Trump is also ignoring Rouhani’s surprising vote in favor of the Arab Peace Initiative at the Organization of Islamic Cooperation summit last month in Istanbul. Trump is gambling with what’s left of his prestige. Netanyahu is gambling with the lives of Israelis.

Israel has managed to contain the dispute with the Palestinians for decades and conduct a more or less normal existence despite the aching loss of hundreds of Israeli lives in terror attacks. However, according to an analysis document referred to as the “most dangerous and realistic scenario,” which was submitted to the government by Defense Minister Avigdor Liberman in 2016, in the next war with Lebanon, Hezbollah will fire 3,000-4,000 missiles at Israel in one day. This is more than the number fired during the 33-day 2006 Second Lebanon War. And this time the missiles will be more accurate, deadlier and with a longer range, covering all of Israel’s sovereign territory. Alex Fishman, the military analyst of Yedioth Ahronoth daily who reported on this scenario on Jan. 16, noted that although over 18 months has gone by since the government was presented with this forecast, not a single defense Cabinet debate has been conducted about the readiness of the country’s heartland for the threat of such massive firepower.

It almost goes without saying that Prime Minister Benjamin Netanyahu evinces no interest in Iran’s surprising shift on the Arab Peace Initiative that offers Israel security and normal ties with the Arab world and could avert the next war. As far as he’s concerned, as long as Trump backs the Jews and punishes the Muslims, life is heaven on earth. That may be true for his family and that of his defense chief, Liberman.

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Akiva Eldar: la miopia pericolosa di Netanyahu e la fine degli accordi di Oslo

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