Al Aqaba non vuole morire

Questo è l’appello che il Sindaco, Haj Sami Sadiq e i cittadini di Aqaba, hanno inviato alla comunità internazionale per la distruzione, da parte dell’autorità israeliana di due strade costruite dagli abitanti per collegare il loro villaggio. Aqaba secondo il governo Israeliano deve essere liberata dalla presenza palestinese cosi come vogliono fare e stanno facendo in tutta la Valle del Giordano a partire dal 1967. Ieri l’esercito israeliano ha nuovamente distrutto le strade che collegano Al Aqaba nella Valle del Giordano (Area C) ai villaggi vicini.
Questa è la lettera che il sindaco Haj Sami Sadiq ha scritto ieri. Le sue parole accorate fanno presagire une fine molto vicina… (Luisa Morgantini)
Noi, i 300 abitanti della comunità di Al Aqaba, esistente ormai da generazioni, che possedevamo e abitavamo queste terre anche prima dell’arrivo dell’IDF (l’esercito israeliano), vi stiamo indirizzando questo appello come nostra ultima risorsa. Per decenni i soldati israeliani hanno usato il nostro villaggio come una zona di addestramento, un parco giochi in cui sono stati utilizzati proiettili veri, che hanno causato la morte di otto dei nostri concittadini, ferendone altre 38. Tra loro il sindaco del nostro comune Haj Sami Sadik, che come risultato è ora paralizzato dalla vita in giù.
Nonostante questi atti di aggressione, non abbiamo mai fatto ricorso alla violenza, nessun atto di terrorismo è venuto dal nostro popolo, nessuna pietra è mai stata lanciata e continuiamo a chiedere coesistenza e pace. Nel 2003, dopo una petizione alla Corte Suprema, il campo di addestramento è stato evacuato dal villaggio ma il risultato è stato l’emanazione nel 2004 da parte dall’amministrazione civile (israeliana) di numerosi ordini di demolizione sulla maggior parte dei nostri edifici. Inclusi in questi ordini di demolizione erano la moschea, la scuola materna e l’ospedale locale, additando come ragione che le strutture in questione erano state costruite senza permesso. Nella zona C, che comprende oltre il 60% della Cisgiordania, compresa Al Aqaba, l’amministrazione civile ha respinto il 94% dei permessi di costruzione richiesti dai palestinesi. Nel frattempo, le colonie israeliane si espandono rapidamente. Nel 2007 abbiamo consegnato alla Corte Suprema una domanda per la cancellazione degli ordini di demolizione, insieme ad un nuovo piano di urbanizzazione per la comunità. In risposta l’amministrazione civile ha offerto di approvare i permessi per la piccola zona centrale dove si trovano la maggior parte delle strutture pubbliche, ma più della metà delle aree residenziali avrebbe comunque dovuto essere demolita, in rispetto degli ordini di demolizione. Questa offerta esclude la zona residenziale dove si trovano la maggior parte delle case della nostra popolazione , così come tutta la terra coltivata. Ovviamente questo è in contrasto con gli obblighi di Israele come forza occupante, che secondo l’articolo 43 della Convenzione dell’Aia sulla legge di guerra, parte integrante del dritto umanitario internazionale, deve “ripristinare e garantire l’ordine pubblico e la sicurezza” nei territori occupati. Oggi 18 Aprile 2012 alle ore 11:00 i soldati israeliani, accompagnati da agenti di compagnie militari private sono arrivati al villaggio e senza una notifica preventiva hanno distrutto 2 strade di accesso al villaggio, la “Strada della Pace” e la “Strada di Spostamento “. Le strade che abbiamo costruito con le nostre stesse mani per poter esercitare il nostro diritto alla libertà di movimento. Queste strade sono la nostra ancora di salvezza, visto che la nostra unica fonte di reddito si basa sulla nostra capacità di far giungere i nostri prodotti agricoli al mercato. Questa è la 3 ° volta che la “Strada della Pace” è stata demolita. Le volte precedenti non abbiamo intrapreso alcuna azione. Questa volta la demolizione è venuta con una minaccia. Un ufficiale abusivo in una jeep numerato 65.539 ha fatto sapere al nostro Sindaco che starebbero tornati per ulteriori demolizioni su larga scala e questo come punizione per il fatto che la demolizione stradale era stata osservata da internazionali. Queste minacce sono state fatte a un uomo che si trova in una sedia a rotelle che esortava un piccolo gruppo di meno di 10 curiosi di andarsene. Siamo sconvolti e sconcertati che i nostri figli abbiano visto questa atrocità e temiamo per gli effetti psicologici che essa potrà avere su di loro in futuro.
Noi, la comunità di Al Aqaba, i nostri ospiti internazionali e israeliani, vi chiediamo di visitare e vedere di persona le difficili condizioni in cui siamo costretti a vivere ogni giorno come conseguenza di tali vessazioni. Aiutaci a diffondere queste parole e a vivere in pace.
I cittadini di Al Aqaba.
(traduzione dall’inglese di Elisa Reschini)

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