Al Aqaba, villaggio spopolato da confische e training militari

(da: http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/11-aic-projects/3309-al-aqaba-villaggio-spopolato-da-confische-e-training-militari)

Quella di Al Aqaba è la storia di un villaggio palestinese a rischio di estinzione. Negli anni esercito e Amministrazione Civile israeliana hanno portato avanti una politica di “quiet transfer” di successo nell’obiettivo di svuotare il villaggio dai residenti palestinesi e colonizzare l’area.

L’ingresso di uno dei campi di addestramento militare intorno al villaggio di Al Aqaba (Foto: Gustav Winters, AIC)

 

Circondato da due campi di addestramento militari, in piena Area C, ha visto negli anni crollare il numero di abitanti: dai mille residenti presenti nel 1967, anno di inizio dell’occupazione militare israeliana della Cisgiordania, agli attuali 300.

Al Aqaba fa parte del distretto di Tubas, Nord Est della Cisgiordania, all’inizio della Jordan Valley. Una terra fertile e ricca di risorse idriche la cui geografia ha attirato l’attenzione dell’esercito israeliano: simile al Sud del Libano, è diventata la location perfetta per addestramenti e training militari di ogni genere. “Dal 1971 ad oggi – spiega all’Alternative Information Center Haj Sami Sadiq, capo del Consiglio Locale del villaggio – i soldati hanno ucciso tredici palestinesi e ne hanno feriti circa cinquanta”.

Tra loro, lo stesso Sami Sadiq, colpito a 16 anni da tre proiettili alla schiena, uno è rimasto conficcato vicino al cuore e non può essere estratto. Da 38 anni vive in sedia a rotelle, in prima linea contro l’occupazione israeliana. “Al Aqaba è circondata da due campi militari utilizzati per addestramenti delle forze a terra, dei tank e dell’aviazione – continua – Dopo la guerra del 1967, l’area del villaggio è stata dichiarata zona militare chiusa per ragioni di sicurezza. Da quel momento, hanno avviato la costruzione di tre campi di addestramento che ospitano migliaia di soldati ogni anno. Vengono qui per uno o due mesi e poi vengono inviati nelle rispettive unità d’appartenenza”.

A seguito di una petizione dei residenti del villaggio del 2003, uno dei tre campi è stato chiuso: si trovava esattamente all’ingresso del villaggio, rendendone la vita impossibile a causa della pericolosità dei training e le restrizioni al movimento dovute ai checkpoint. “Le colline intorno ad Al Aqaba – spiega Sami Sadiq – sono zona militare chiusa. L’obiettivo dell’Amministrazione Civile israeliana è quello di giungere a dichiarare anche il villaggio zona militare, così da costringere tutti i residenti a lasciare le proprie case”. Per la legge israeliana, infatti, ai civili è severamente vietato l’ingresso in un’area militare chiusa.

“L’obiettivo finale dello Stato d’Israele è chiaro – spiega ancora Sami – Questa terra è fertile, è ricca di risorse idriche. Quello che vogliono è svuotarla dei suoi abitanti palestinesi e colonizzarla, confiscandone terre e sorgenti d’acqua”.

E il “quiet transfer” prosegue. Attraverso demolizioni, confische di terre e mancanza di servizi basilari, come l’acqua e l’elettricità. “La casa più vecchia ad Al Aqaba risale al 1930. Nonostante ciò, le autorità israeliane accusano ogni famiglia del villaggio di aver costruito abusivamente la propria casa. E così procedono alle demolizioni. Quest’anno hanno distrutto per due volte Salam Street, ad aprile e a settembre”.

 

La strada che collega Al Aqaba alla Jordan Valley distrutta dai bulldozer militari (Foto: Gustav Winters, AIC) 

 

Il 95% degli edifici del villaggio sono sotto ordine di demolizione. Tra questi, il centro sanitario, l’asilo e la moschea. Una petizione alla Corte Suprema israeliana, mossa nel 2004 dai residenti di Al Aqaba per cancellare gli ordini militari, è stata rigettata il 7 aprile 2008. L’avvocato del villaggio, Tusja-Cohen, aveva chiesto l’istituzione in un team di esperti che rielaborasse il Master Plan israeliano, di modo da riconoscere la legalità degli edifici e da rilasciare ai proprietari i permessi di costruzione necessari.

Ma la Corte ha espresso parere negativo e ha autorizzato le demolizioni. Le ultime risalgono al 15 settembre: distrutti due chilometri dell’unica strada che collega il villaggio alla Jordan Valley e due abitazioni lungo Salam Street. A ciò si aggiungono le confische di terre: “Sono migliaia i dunam (1 dunam = 1 km²) che Israele ha confiscato per la creazione dei tre campi militari – prosegue Sadiq – Non solo: durante i training distruggono alberi di ulivo e terre agricole. Sembra di essere in guerra: addirittura una volta hanno simulato la caduta di un aereo”.

Addestramenti di ogni tipo, per i quali spesso vengono utilizzate le case e le strade del villaggio: “Entrano all’improvviso, decine di soldati, e si esercitano come se si preparassero ad una guerra per i vicoli di una città. Negli anni tutto questo ha provocato la fuga dei palestinesi residenti nel villaggio”.

Dai mille del 1967, si sono oggi ridotti a circa 300: la demolizione di case, la distruzione delle terre e le morti accidentali dovute ai training hanno spopolato il villaggio. Molte famiglie si sono trasferite a Tubas e Nablus. A ciò si aggiunge la mancanza dei servizi essenziali. “Ad Al Aqaba non esiste la rete idrica, mai autorizzata dall’Amministrazione Civile israeliana che ha pieno potere sull’area: il villaggio è costretto a comprare tank di acqua con cui riempire i pozzi. E l’allaccio alla rete elettrica è stato permesso solo tre anni fa, prima utilizzavamo un generatore”.

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