Al Aqsa, assalto alla moschea

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Diario dalla polveriera dell’intifada dal Blog di Paola Caridi

lunedì 28 settembre 2009. Segnali pericolosi. Dopo Hebron, è la volta di Gerusalemme. Alla vigilia dello Yom Kippur, la tensione è salita sulla Spianata delle Moschee, attorno alla quale – da mesi – si addensano nuvole spesse per la questione della sempre più evidente e diffusa presenza dei coloni radicali dentro la parte musulmana della Città Vecchia, e per i controversi scavi archeologici alla cosiddetta Città di David e nell’area più vicina al Muro Occidentale e ad Al Aqsa e alla Cupola della Roccia. Gli scontri sulla Spianata sono cominciati quando una quindicina di coloni radicali ebrei sono saliti, scortati da un forte apparato di sicurezza israeliano. Per una volta tanto, si sono sentite le reazioni palestinesi, sia da parte dell’ANP, sia da parte di Hamas. E persino Mohammed Dahlan ha messo in guardia sulla possibilità di una terza intifada, con parole molto forti.

domenica 4 ottobre 2009. Alta tensione Volteggia un elicottero, ormai da tempo, sulla Città Vecchia di Gerusalemme. C’è alta tensione attorno all’area più delicata, quella attorno alla Spianata delle Moschee e al Muro del Pianto. Il complesso della Spianata delle Moschee è chiuso. Uno dei leader dei palestinesi gerosolimitani, Hatem Abdel Qader, è stato arrestato. Ai fedeli musulmani maschi viene vietato da stanotte l’accesso alla Spianata, mentre alle donne è stato ora consentito di entrare. All’origine di tutto ci sono le voci insistenti che le autorità israeliane volessero consentire l’ingresso sulla Spianata delle Moschee di un gruppo di coloni israeliani, nel primo giorno della festività ebraica di Sukkot. Si temono scontri. Ed è come soffiare sul fuoco. Nel 1996, anche allora premier Benyamin Netanyahu, la città visse uno dei momenti più dolorosi e sanguinosi, dopo la decisione israeliana di aprire il tunnel asmoneo, che corre proprio lungo il perimetro della Spianata delle Moschee”.martedì 6 ottobre 2009. La marcia, le proteste, la tensione “Non se n’è ancora andata via la tensione a  Gerusalemme. Nonostante un salutare temporale che stamattina ha lavato un po’ le strade. Il nodo è ancora lì, attorno all’area più delicata della Città Vecchia, ma anche in tutte quelle zone di Gerusalemme araba in cui l’attività dei coloni più radicali è stata intensa. Son giorni che si rincorrono le notizie di sassi contro i coloni e contro i soldati a Ras al Amud (dove la colonia costruita in mezzo alle case arabe si sta ampliando da mesi), sul Monte degli Ulivi (dove sventola una enorme bandiera israeliana che si vede da tutta la città), e ieri da Shuafat, il campo profughi dentro Gerusalemme araba, praticamente dentro il quartiere residenziale palestinese di Beit Hanina. E oggi c’è la marcia che correrà con due cortei dentro Gerusalemme est, previsti 70mila partecipanti israeliani e 20mila poliziotti, stima Haaretz. Probabilmente non scoppierà la terza intifada, probabilmente la tensione si limiterà a qualche scontro. Gli osservatori dicono che non c’è leadership, non c’è visione, non ci sono obiettivi, nel campo palestinese. E dunque non c’è uno degli ingredienti fondamentali di una rivolta. I ragazzi, gli adolescenti, però, tirano sassi. Significa che il disagio è arrivato sino all’ultima generazione. E che da parte della politica, compresa quella palestinese travolta dalle conseguenze del mancato voto a Ginevra sul rapporto Goldstone, non ci sono risposte. Men che mai da  parte della comunità internazionale, che sembra non capire quanto la tensione di questi giorni a Gerusalemme stia costruendo l’impalcatura di una escalation di cui è difficile prevedere le conseguenze. A meno che non ci sia qualcuno che questa escalation la vuole, per evitare di sedersi a un tavolo e negoziare.

venerdì 9 ottobre 2009

venerdì 16 ottobre 2009. Non solo Goldstone. Anche Al Aqsa. La sintesi della discussione di oggi nel Consiglio per i diritti umani dell’Onu a Ginevra non parla soltanto del rapporto Goldstone sui crimini di guerra e sulle violazioni dei diritti umani a Gaza. Eppure, la 12ma sessione speciale era stata richiesta proprio per superare la tempesta piovuta sull’Autorità Nazionale Palestinese e sull’Olp dopo la decisione della rappresentanza palestinese a Ginevra di rinviare il voto. In tutti gli interventi dei paesi a maggioranza musulmana – Turchia compresa – la questione di Gaza e del rapporto Goldstone ha avuto la stessa rilevanza di un altro tema caldo, caldissimo: Al Aqsa e i problemi delle ultime settimane attorno alla Spianata delle Moschee, gli scavi archeologici israeliani dentro e attorno alla Città Vecchia di Gerusalemme. Al Aqsa, come chi vive a Gerusalemme si immaginava, è di nuovo diventato il simbolo del conflitto, delle frizioni, di tutto ciò che è stato rinviato nell’impianto gradualista di Oslo. All’ombra dei riflettori, A Gerusalemme, c’è un braccio di ferro in corso, attorno alla moschea di Al Aqsa, tra coloro che sono dentro e le autorità israeliane. Anche oggi ci sono forti limitazioni all’ingresso sulla Spianata delle Moschee, anche oggi c’è l’elicottero che volteggia sulla Città Vecchia, anche oggi – che è venerdì, giornata della grande preghiera per i musulmani e anche Sukkot per gli ebrei – le forze dell’ordine sono già da ore posizionate nei siti più sensibili. Tanto è tesa la situazione, che ieri ad Al Aqsa è salito Robert Serry, coordinatore speciale dell’Onu per il Medio Oriente.


lunedì 19 ottobre 2009. Al Aqsa, la linea rossa, la polveriera.
Intervista di re Abdallah di Giordania a Repubblica, alla vigilia del suo viaggio in Italia. Gerusalemme è centrale, dice tra le altre cose il monarca hashemita. L’ho detto a Netanyahu: la questione di Gerusalemme, per la Giordania, è una linea rossa invalicabile. Tanto più con la storia della Moschea. Perché accelerare gli scavi dei tunnel vicino alla Moschea al-Aqsa, quando la documentazione conferma il rischio di indebolirne le fondamenta? Bisogna capire la santità di quei luoghi, quanto è esplosiva quella polveriera. E’ una provocazione, ecco il punto. E non soltanto nei confronti dei musulmani: anche dei cristiani. Il Regno Hashemita è il guardiano anche dei luoghi cristiani. Ho ereditato da mio padre, Sua Maestà Re Hussein, questa tremenda responsabilità. Dobbiamo difenderli dall’usurpazione delle proprietà da parte del Municipio o del governo israeliano. Eppure Gerusalemme dovrebbe essere un simbolo d’armonia e pace fra le tre fedi monoteiste. Escluderne anche una sola, sarebbe una catastrofe”. Lontano dall’occhio dei riflettori, la questione di Gerusalemme continua a essere non solo la linea rossa invalicabile, per i palestinesi, gli arabi e anche i musulmani. Continua a essere il nodo che non si vuole affrontare da parte della comunità internazionale, per non andare al cuore dei problemi.

domenica 25 ottobre 2009. Di nuovo Al Aqsa Di nuovo scontri. Ormai la tensione si alza con sempre più frequenza, attorno al cosiddetto Bacino Sacro della Città Vecchia di Gerusalemme. L’ultima volta era successo neanche due settimane fa, quando – da sabato 3 ottobre al sabato successivo – vi era stato un braccio di ferro, sempre tra polizia israeliana e fedeli palestinesi. Quello che è successo stamattina, invece, è che la polizia israeliana si è dispiegata nella Città Vecchia perché temeva già la possibilità di scontri. La parte più radicale della destra religiosa aveva fatto sapere che sarebbe andata sulla Spianata per celebrare l’843mo anniversario del viaggio di Maimonide a Gerusalemme. A chiamare a raccolta gli estremisti, soprattutto il Temple Institute, guidato da Yehuda Glick, che propone un cambiamento nella politica seguita sinora verso la Spianata delle Moschee. Dove, peraltro, vige uno status quo che coinvolge anche la Giordania, custode dei luoghi sacri musulmani a Gerusalemme. Sulla Spianata delle Moschee (Monte del Tempio per gli ebrei) si sale, si prega, si fa sentire la propria presenza, dicono in sintesi. Il rischio, dicono ormai gli analisti di parte palestinese, è che la destra religiosa (che in molti suoi settori si sovrappone al movimento dei coloni più radicali) voglia per Gerusalemme vecchia una situazione simile a quella della Moschea di Ibrahim/Tomba dei Patriarchi a Hebron. Una coabitazione, in sostanza. Salvo il fatto che la coabitazione, a Hebron, è gestita dalle autorità israeliane, e che la presenza israeliana è rappresentata solo dai coloni radicali. Non c’è chi non veda, in questo, il rischio altissimo dello scontro. Gerusalemme non è Hebron.

lunedì 26 ottobre 2009. Attorno ad Al Aqsa. Riunione di rabbini, ieri sera, come già preventivato, dietro l’invito del Temple Institute. E tra i presenti, alcuni degli esponenti di rilievo della destra israeliana, soprattutto di quella religiosa. La battaglia attorno alla Spianata delle Moschee, al Recinto Sacro, ha segnato un altra svolta.Nei fatti, significa la “hebronizzazione” di Gerusalemme.

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