AL AWDA – Il ritorno: COMUNICATO FREEDOM FLOTILLA COALITION

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1/8/2018

La dichiarazione rilasciata dalle autorità israeliane che la nave Al Awda della Freedom Flotilla Coalition è stata intercettata,abbordata e reindirizzata da Gaza, in Palestina ad Ashdod, Israele il 29 luglio senza incidenti è falsa. Secondo testimonianze di prima mano che ci sono state date, le Forze di Occupazione israeliane (IOF) hanno attaccato violentemente la nostra barca battente bandiera norvegese “Al Awda” (The Return) mentre si trovava in acque internazionali.

Prima che tutte le nostre comunicazioni elettroniche fossero tagliate da e per la nostra barca, erano comparse almeno quattro navi da guerra. A seguito di alcune direttive radio illegali al nostro capitano e la nostra insistenza sul fatto che avessimo il diritto di passaggio libero in acque internazionali, soldati armati e mascherati sono saliti a bordo di “Al Awda” senza permesso. Hanno aggredito diversi partecipanti disarmati picchiandoli e usando taser mentre alcuni dei nostri partecipanti si sono adoperati per resistere a questo tentativo di dirottamento, in conformità ai due giorni di addestramento non violento a Palermo. Anche altri partecipanti sono stati colpiti dai soldati in questo attacco tutt’altro che pacifico da parte dell’IOF, senza che vi fosse alcuna ragione per farlo.

Tre delle molte persone che i soldati israeliani hanno assaltato erano: il capitano Herman Reksten, Mike Treen e il dott. Swee Ang. Tutti questi assalti, compresa la violenza su una donna chirurgo disarmata di 69 anni, è stato commesso un crimine che deve essere investigato ed i criminali devono essere processati. Continuiamo a cercare di ottenere prove e cercheremo di assicurare che la giustizia prevalga.

Due cittadini israeliani (Yonatan Shapira e Zohar Chamberlain Regev) e due giornalisti internazionali di Al Jazeera sono stati rilasciati, ma 18 dei partecipanti hanno trascorso la loro seconda notte illegalmente detenuti nella prigione di Givon, in Israele. Per protestare contro le azioni illegali di Israele e il loro trattamento in corso, due partecipanti hanno iniziato uno sciopero della fame.

Esortiamo il governo norvegese, insieme ai governi nazionali di tutti coloro che sono stati sottoposti a queste molteplici violazioni del diritto internazionale a intervenire ed a chiedere il rilascio immediato e incondizionato di Al Awda e di tutto ciò che era a bordo, inclusi tutti i partecipanti e l’aiuto medico che stavamo portando presidi sanitari a Gaza per la distribuzione.

Chiediamo che l’IOF non intraprenda azioni altrettanto illecite e violente nei confronti dello yacht “Freedom”, la prossima imbarcazione della flottiglia mentre inizia il suo approccio a Gaza, in Palestina, attraverso acque internazionali.–

by Carlo Kali’

https://www.facebook.com/rossaura.shani/posts/10216961425929245

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Freedom Flottilla IV, Israele dice no

 

di Paola Di Lullo

Alle 16,15, ora di Gaza, di sabato 28 luglio, il peschereccio Al Awda, nave guida della IV Freedom Flotilla, battente bandiera norvegese, si trovava a 150 miglia marittime dalle coste di Gaza.

La Freedom, un veliero, seguiva a distanza di sicurezza. La Mairead e la Filestine si sono fermate per danni causati da una tempesta al largo delle coste siciliane.

Gli attivisti a bordo, di diversa nazionalità, chiedevano, in un Tweet ed in un post Facebook, di intraprendere iniziative per supportarli. Erano pronti per l’abbordaggio, da parte della marina militare israeliana, ma anche speranzosi di poter raggiungere il porto di Gaza.

I membri dell’Al Awda :

Lucía Mazarrasa ed Emilia Nacher ( Spagna )

Yonatan Shapira e Zohar Chamberlain Regev ( Israele )

Charlie Andreasson Divina Levrini ( Svezia )

Larry Commodore ( Canada )

Sarah Katz ( Francia )

Mohd Afandi Salleh ( Malesya )

Chris Graham ( Canada )

Arne Birger Heli , Jan Petter Hammervold, Herman Reksten (capitano) e Gerd von der Lippe ( Norvegia )

Joe Meadors ( USA )

Swee Ang ( UK )

Mike Treen ( Nuova Zelanda )

Mikkel Grüner ( Danimarca )

Alle 7,00 di stamattina, ora di Gaza, l’Al Awda si trovava a 100 miglia nautiche dalla costa di Gaza. Alle 9,00 a 96 miglia. Alle 10,30 a 74 miglia. Nessuna imbarcazione nelle vicinanze, scriveva il capitano, Herman Reksten.

Alle 12,50, invece, il capitano scriveva che l’Al Awda era a 60 miglia dalla costa di Gaza e vi era stato il primo contatto radio con la marina da guerra israeliana. A 56 miglia da Gaza, sempre via radio, la marina da guerra israeliana accusava gli attivisti di star infrangendo le leggi internazionali. La Freedom Flotilla Coalition comunicava che vi serano diverse navi in vista e che l’abbordaggio dell’ Al Awda e la cattura degli attivisti avrebbe potuto essere questione di minuti. Sono le 13,15, ora di Gaza, e questo potrebbe essere l’ultimo messaggio inviato dall’Al Awda prima di perdere il contatto radio.

Alle 14,00, i media israeliani riportano dell’abbordaggio. La Freedom Flotilla smentisce. Sono a circa 50 miglia dalla costa.

Alle 14,20 sono 4 le navi da guerra che circondano e minacciano via radio di “adottare tutte le misure necessarie”. L’Al Awda mantiene la sua rotta verso Gaza.

Alle 14,25, a 49 miglia nautiche dal porto di Gaza, l’Al Awda viene dirottata, presumibilmente verso il porto di Ashdod. Non è dato sapere se sia solo accerchiata o abbordata.

Si conclude così il viaggio della Freedom Flotilla IV, con il NO di Israele al sollevamento dell’embargo, blocco illegale e disumano che dura da ormai 12 anni, e che Israele, coadiuvato dall’Egitto, impone a danno della popolazione civile Palestinese su Gaza, con l’ennesima violazione del diritto internazionale, con l’ennesimo schiaffo dato ai Palestinesi. Ed al diritto internazionale, dal momento che abbordare navi battenti bandiera di qualsivoglia paese sovrano in acque internazionali è un atto di pirateria marittima. Così come arrestare persone in navigazione in acque internazionali è violazione del diritto internazionale, di cui Israele si beffa da troppi anni.

Due tipologie di diritti, entrambe acquisite dalla giurisprudenza contemporanea, le istituzioni internazionali sono chiamate a tutelare:

1) il diritto di circa due milioni di persone che abitano nella Striscia di Gaza di tornare ad appartenere al genere umano avente libertà e autodeterminazione;

2) il diritto di tutti i cittadini liberi di navigare in acque internazionali, nel rispetto della legalità internazionale, ed arrivare sani e salvi a Gaza, il porto della Palestina.

Gaza era pronta, come sempre, ad ricevere nave ed attivisti. Al porto, il gran cuore dei palestinesi era aperto all’accoglienza, parola da noi caduta in disuso.

Spesso mi sono chiesta se queste speranze disattese non fossero troppo dolorose.

Poi ho dovuto ricordare a me stessa che i palestinesi non smettono mai di sperare, di credere che un giorno giustizia sarà fatta, che i loro diritti saranno riconosciuti. Non si fermeranno fino ad allora. Continuano ad essere un esempio, nonostante siano l’unico popolo sotto occupazione che deve preoccuparsi della tutela e della sicurezza dell’occupante, secondo la comunità internazionale. Ma, soprattutto, sapranno di non essere stati lasciati soli, sapranno che esiste la “disobbedienza civile” anche in questo ormai vuoto occidente.

Nota a margine – Recentemente la corte distrettuale di Gerusalemme, su istanza dell’ong israeliana di destra Shurat HaDinaveva approvato la confisca delle navi della Flotilla che avrebbero dovuto essere rimorchiate verso un porto israeliano e vendute per circa 87.600 dollari, somma da devolvere alle vittime di atti di terrorismo ed alle loro famiglie. Per gli attivisti a bordo della Flotilla la decisione è un “tentativo preventivo di legittimare la pirateria israeliana in acque internazionali”.
Gli organizzatori della flottiglia avevano aggiunto che qualora fossero riusciti a raggiungere Gaza avrebbero donato le barche ad organizzazioni civili e pescatori locali.
Zaher Birawi, capo del Comitato internazionale per la rottura dell’assedio di Gaza e membro fondatore della Freedom Flotilla Coalition, ha dichiarato: “Questa decisione è un pericoloso precedente e un tentativo preventivo di legittimare la pirateria israeliana nelle acque internazionali, ma questo non assolverà lo stato di occupazione della sua responsabilità legale in caso di attacchi a navi che trasportano attivisti pacifici che chiedono la rottura del illegale e immorale blocco di Gaza”.

TESTIMONIANZE DEI DUE ATTIVISTI CITTADINI ISRAELIANI A BORDO DELL’AL AWDA

“Mi chiamo Yonatan Shapira e sono un cittadino israeliano. Ero un capitano e un pilota di elicotteri Blackhawk nell’Air Force israeliana. Non ho mai sparato a nessuno e volavo per lo più in missioni di soccorso, ma tuttavia mi sono reso conto che facevo parte di un’organizzazione terroristica. 15 anni fa, nel 2003, ho organizzato un gruppo di 27 piloti dell’aeronautica che si sono rifiutati pubblicamente di continuare a prendere parte all’oppressione del popolo palestinese.
Da allora sono stato attivo in diverse organizzazioni che lottano contro l’occupazione israeliana e l’apartheid. Sono un membro di Boycott from Within – Israeli citizens che sostengono la richiesta palestinese di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni.
Questo è il mio quarto tentativo di rompere il blocco di Gaza dal mare.
Il mio messaggio ai soldati israeliani che ora si stanno preparando per abbordare le nostre barche ed arrestarci: “Pensate a cosa direte ai vostri nipoti tra molti anni e non a quello che i vostri amici diranno di voi oggi. Rifiutate di prendere parte a questo crimine di guerra. Rifiutate di continuare ad uccidere persone che sono rinchiuse nella più grande prigione del mondo. Una volta ero uno di voi e so che tra voi ci sono alcuni che sono ancora in grado di pensare. Rifiutate di essere le guardie del ghetto di Gaza”.

“Come essere umano prima di tutto, ma anche come israeliana di origine ebraica, sono sconvolta da ciò che Israele sta facendo in Palestina in generale ed a Gaza in particolare. Ci è sempre stato detto ‘come ha potuto tacere il mondo tacere durante l’Olocausto’, ora sappiamo come … dobbiamo sostenere le nostre sorelle e fratelli palestinesi di Gaza per salvare la nostra stessa umanità.
Come amputata, posso solo iniziare a immaginare come sia per le persone di Gaza che hanno perso i loro arti in attacchi brutali e stanno ancora aspettando di ricevere arti protesici, a causa del blocco illegale israeliano.” Zohar Chamberlain Regev, ciittadina israeliana (nata e cresciuta nel Kibbutz Kfar Hahoresh, vicino a Nazareth), vive in Spagna da14 anni e partecipa al coordinamento di Rumbo a Gaza, la componente spagnola della Freedom Flotilla, dal 2012. Zohar è la proprietaria della Women’s Boat to Gaza Zaytouna-Oliva, sequestrata nel 2016 e tuttora oggetto di procedimenti giudiziari in Israele.

Israele, ha scelto ancora una volta, di non ascoltare gli inviti alla cooperazione, al rispetto del diritto internazionale, al rispetto della vita umana…Gaza resta la più grande prigione a cielo aperto del mondo.  

A proposito, Al Awda significa Il Ritorno. I palestinesi torneranno, è solo questione di tempo.

A questo link è possibile trovare un excursus sull’ultima e sulle passate missioni della Freedom Flotilla
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gaza_freedom_flotilla_rompiamo_lassedio_rompiamo_il_silenzio_mediatico/13944_24675/

FONTI : Freedom Flotilla Coalition
Rumbo a Gaza
Palestine Chronicle

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