AL VIA LA FINZIONE EUROPEA DI EMBARGO ARMI ALLA LIBIA

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tratto da: REMOCONTRO

Remocontro Remocontro  1 Aprile 2020

 

Parte ufficialmente oggi l’Operazione Irene di prevalente valore politico per un’Unione Europea, più apparenza che sostanza. Eunavfor Med Irene dovrebbe imporre l’embargo ONU sulle armi in Libia. Operazione ‘Irene’ (dal greco Irini, “pace”), col compito principale vigilare con aerei, satelliti e navi. Perplessità diffuse su regole imposte da Stati contraenti (paura migranti) e dagli interessi contrastanti di altri Paesi Nato. 

Irene dopo Sophia, bei nomi poca sostanza

La missione aerea e navale della Ue avrà anche compiti secondari, ereditati dall’Operazione Sophia che si è di fatto conclusa ieri, come il vigilare sulle esportazioni illecite dalla Libia di petrolio, la sempre discussa formazione della Guardia Costiera libica e il contrasto del traffico di esseri umani. L’Operazione Irene sarà a guida italiana e il suo Quartier Generale sarà a Roma, nella base di Centocelle già sede del quartier generale dell’Operazione Sophia.

Un anno di prova

L’operazione Irene durerà –anno di prova- fino al 31 marzo 2021 con verifiche sulla sua operatività ogni quattro mesi, viste le molte perplessità per una sorta di blocco navale su traffici di armi che vedono coinvolti –per quanto noto- Paesi Nato (vedi la Turchia) e forse della stessa Unione europea. La missione nasce dalla conferenza di Berlino sulla Libia del 19 gennaio 2020 che havrebbe deciso una tregua mai rispettata da nessuna delle parti ufficiali in conflitto, e soprattutto da quelle ‘semi nascoste’ ma note alle loro spalle.

Irene, mediazione al ribasso

L’Operazione Irene ha preso il via dopo un lungo braccio di ferro tra i paesi Ue preoccupati dell’accoglienza di eventuali migranti illegali attirati dalla presenza delle navi europee. E’ questa la ragione per cui il compito secondario di caccia “alle reti di contrabbando e traffico di esseri umani”, che questa volta «verrà espletato solo attraverso la raccolta di informazioni e il pattugliamento con mezzi aerei». Vigilanza ma da lontano per non attirare e/o salvare migranti da accogliere, è l’ipocrita decisione. Di fatto la missione Ue rinuncia a effettuare un reale controllo dello spazio marittimo lungo le coste della Tripolitania Occidentale interessate dai traffici impiegando le navi.

Incubo migranti (post coronavirus)

«Per scongiurare il rischio di imbattersi in migranti l’Operazione Irene effettuerà i pattugliamenti per contrastare violazioni all’embargo sulle armi al largo delle coste tra Tripolitania e Cirenaica, a est delle rotte seguite da barconi e gommoni carichi di clandestini e si appresta a ritirarsi verso i porti europei se all’orizzonte apparissero gommoni e barconi», scrive Analisi Difesa. Che poi conclude: «Una decisione politica che mina fortemente la deterrenza militare dell’operazione navale Ue poiché ai contendenti libici basterà mettere in mare qualche barcone o gommone di immigrati illegali per rendere agevole il passaggio di navi cariche di armi in violazione dell’embargo ONU».

Armi inarrestabili alla Libia

Operazione Irene di prevalente valore politico per un’Unione Europea, più apparenza che sostanza, l’amara conclusive dovuta. Sapendo tutti sull’embargo armi alla Libia, che molte armi giungono alle diversa fazioni attraverso i confini terrestri o con ponti aerei, soprattutto i rifornimenti destinati ai miliziani del generale di Haftar in Cirenaica, o ai mercenari siriani inviati dai turchi a Tripoli. Come sembra difficile immaginare una qualsiasi contrapposizione della flotta Ue, tutta di Paesi Nato, che vada a contrastate la flotta della Turchia, ‘sorella Nato’, i cui mercantili riforniscono platealmente Tripoli di mezzi pesanti e munizioni.

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