Al via lo sciopero della fame dei detenuti palestinesi

Un bambino di fronte al Muro dei Prigionieri palestinesi

Monday, 04 July 2011 10:14 Marta Fortunato per l’Alternative Information Center
Domenica 3 luglio migliaia di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane hanno fatto uno sciopero della fame per protestare contro la violazione dei diritti dei prigionieri e contro l’inasprimento delle misure detentive voluto dalle autorità israeliane.

Molte sono state le manifestazioni organizzate dai familiari dei prigionieri sia in Cisgiordania che a Gaza. A Ramallah decine di persone hanno condannato “il silenzio delle organizzazioni internazionali dopo lo scioccante discorso del primo ministro Benjamin Netanyahu”, il quale due settimane fa aveva annunciato pene e trattamenti più duri per i detenuti palestinesi. Come quella di impedire ai giovani detenuti di iscriversi e studiare all’università.

Misure che, secondo il Primo Ministro Salam Fayyad “ violano il diritto internazionale e sono assolutamente da rifiutare. Come ci opponiamo a rendere migliaia di prigionieri palestinesi ostaggi nelle mani di Israele”.

A Gaza City i familiari si sono riuniti davanti al quartier generale della Croce Rossa e intonando cori e sventolando bandiere hanno chiesto la scarcerazione dei loro parenti. In un comunicato stampa rilasciato dall’Iniziativa Giovanile per la Difesa dei Prigionieri, il gruppo afferma di voler continuare le attività di protesta come simbolo di solidarietà nei confronti di chi è costretto a passare la propria vita in carcere in Israele e come modo per fare pressione sul governo israeliano.

“L’inasprimento delle misure detentive non modificherà i nostri termini per lo scambio di prigionieri” ha dichiarato Sami Abu Zahri, portavoce di Hamas in un comunicato stampa. Scopo di Israele è quello di fare pressione su Hamas per ottenere il rilascio di Gilad Shalit, soldato israeliano rapito a giugno 2006 e ora detenuto a Gaza. Hamas richiede la scarcerazione di 1000 prigionieri palestinesi per la liberazione di Shalit.

Nel frattempo centinaia di palestinesi detenuti nella prigione di Ashkelon, nel sud di Israele, hanno iniziato il secondo giorno di sciopero della fame per protestare contro l’attacco al carcere effettuato dalle forze israeliane venerdì scorso.

Radio locali riferiscono che tre giorni fa l’esercito israeliano ha assaltato Ashkelon lanciando gas lacrimogeni e picchiando i detenuti con bastoni, come forma punitiva dopo il fallimento dei negoziati tra Hamas ed Israele per lo scambio di prigionieri.

Dopo quest’aggressione crudele e spietata contro innocenti, i detenuti hanno rilasciato una dichiarazione nella quale affermano che lo sciopero di tre giorni che stanno facendo è “solo l’inizio di una guerra per difendere la loro dignità e i loro diritti” aggiungendo che non sono spaventati dalle dure misure detentive a cui vengono sottoposti come la tortura e l’isolamento.

Le misure detentive dei prigionieri palestinesi violano il diritto internazionale.25 dei 28 centri detentivi si trovano in Israele in aperta violazione dell’articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra secondo il quale “tutte le persone accusate di un reato devono essere detenute all’interno del paese occupato e se vengono condannate, devono scontare la condanna nel paese “.

Nello stesso tempo, il Ministro palestinese degli affari dei detenuti ha denunciato che almeno un terzo delle famiglie dei prigionieri palestinesi non può fare visita ai propri cari nelle carceri israeliane. Il centro palestinese per i diritti umani (PCHR) riporta che “dal giugno 2007, le autorità d’occupazione israeliane hanno imposto 200 divieti assoluti di visita ai familiari dei detenuti e prigionieri palestinesi della Striscia di Gaza”.

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