Alberi di speranza

21 Gen 2014

Lo scorso giovedì, l’organizzazione israeliana Rabbis for Human Rights ha promosso una celebrazione inusuale del Tu B’Shvat, piantando 100 alberi insieme agli abitanti del villaggio palestinese di Jalud, che si trova a nord-est di Nablus. Negli scorsi due anni Jalud è stato preso di mira da numerosi attacchi di “price tag” da parte dei coloni provenienti dal vicino avamposto di Esh Kodesh.

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Il rabbino Arik Ascherman del gruppo  Rabbis for Human Rights a Jalud

Solo quattro giorni prima c’era stato un tentativo di sradicare alcune piante d’ulivo appartenenti ad alcuni contadini di Jalud, probabilmente un atto di ritorsione per gli eventi del 7 gennaio accaduti nel vicino villaggio di Qusra, quando gli abitanti hanno catturato 18 coloni, che si erano intromessi nella comunità per compiere un attacco, e li hanno trattenuti fino all’arrivo della polizia palestinese e delle forze di sicurezza israeliane.

Gli alberi sono stati piantati in mattinata da alcuni volontari che sono giunti da Gerusalemme e Tel Aviv, dagli abitanti del villaggio e dai componenti del gruppo Rabbis for Human Rights. I volontari si sono poi recati nel vicino villaggio di Deir Istya, dove, il giorno prima, all’alba, i coloni avevano cercato di dar fuoco alla moschea. Il piano è stato sventato dagli abitanti che hanno scoperto i coloni in tempo e sono riusciti ad evitare la totale distruzione della moschea. La porta d’ingresso al luogo di culto è andata però distrutta e alcuni scritte in ebraico come “vendetta per il sangue versato dai servi si dio” sono state lasciate sui muri.

Il sindaco di Deir Istya e il direttore degli affari religiosi del distretto hanno tenuto un discorso ai volontari e agli abitanti del villaggio. Il rabbino Arik Ascherman del gruppo Rabbis for Human Rights, un’associazione di rabbini ortodossi, riformisti, conservatori e ricostruzionisti che si oppongono all’occupazione e alla violazione dei diritti umani in Israele e in Cisgiordania, ha detto: “Oggi abbiamo piantato degli alberi di speranza, sia in senso concreto che figurativo.” Ascherman ha inoltre condannato le azioni dei coloni, definendole una “profanazione del nome di dio” in quanto compiute in suo nome. Un membro del Parlamento palestinese ha anche condannato i crimini d’odio compiuti dai coloni e ha espresso la speranza per un futuro stato palestinese libero.

I “price tag”, stando a un report del presidente dei Diritti Umani dell’UNESCO presentato all’Università Nazionale Al Najah e all’Alternative Information Center, sono la logica conseguenza dell’impresa coloniale israeliana e un’importante aspetto della politica israeliana nei Territori Occupati. Il documento Outposts and Price Tag Violence: A Blow Upon a Bruise dimostra che gli attacchi “price tag”, condotti durante la notte da alcuni coloni che si infiltrano nel cuore dei villaggi palestinesi e che includono atti razziali e religiosi contro i palestinesi, appaiono intenzionalmente provocatori e con l’obiettivo di spingere i palestinesi a una reazione. Il governo israeliano teme ulteriori “price tag” che potrebbero destabilizzare la situazione in Cisgiordania e che di conseguenza lo costringerebbero a non demolire gli avamposti.

Michel Capeluto

Alternative Information Center
Foto: Rabbis for Human Right

 Inviato da aicitaliano il Mar, 21/01/2014 – 08:16

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/alberi-di-speranza

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ARTICOLO ORIGINALE

Trees of hope

 Published on 19 January 2014

Written by Michel Capeluto for the Alternative Information Center (AIC)

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[Rabbi Arik Ascherman of Rabbis for Human Rights planting trees in Jalud / Photo: Rabbis for Human Rights]

Last Thursday, the Israeli organization Rabbis for Human Rights promoted an unusual celebration of Tu B’Shvat, a Jewish holiday akin to arbor day –   replanting 100 trees with the inhabitants of the Palestinian West Bank village of Jalud, located northeast of Nablus. Over the past two years Jalud, has been the target of numerous “price tag” attacks by settlers from the nearby outpost of Esh Kodesh.

Only four days previously, there was an attempt to uproot olive trees belonging to farmers from Jalud, probably as retaliation for the events on 7 January in the nearby village of Qusra, when villagers captured 18 settlers who entered the village to conduct attacks, holding them until the arrival of Palestinian police and Israeli security forces.

The tree planting took place in the morning, and from the field there was a clear view of the attacker’s colony, Esh Kodesh. Besides volunteers, who had come in van convoys from Jerusalem and Tel Aviv, local villagers and RHR staff took part in the tree planting.

Volunteers then proceeded to the nearby town of Deir Istya, where at dawn on the previous day settlers, in another apparent act of revenge for the January 7 events, attempted to burn down the town’s mosque. They were thwarted by the local residents, who discovered the perpetrators and prevented complete destruction of the mosque. The settlers, however, did succeed in burning part of the mosque’s main door and spraying graffiti in Hebrew on its walls, such as “revenge for the spilled blood of God’s servants”.

[Deir Istya’s desecrated mosque / Photo: Rabbis for Human Rights]

[Deir Istya’s desecrated mosque / Photo: Rabbis for Human Rights]

The mayor of Deir Istya and the district’s director of religious affairs both gave speeches to the volunteers and villagers accompanying them. Rabbi Arik Ascherman of Rabbis for Human Rights,  a group that congregates voices from the Orthodox, Reform, Conservative and Reconstructionist rabbinates opposed to Israeli occupation and violations of humans rights in Israel and the West Bank, stated “Today we have planted trees of hope, both physically and figuratively.”  Ascherman further condemned the deeds of the attackers as “a desecration of God’s name” to claim to do such acts on His behalf. A member of Palestinian Parliament also spoke, condemning the settlers’ hate crimes and expressing hopes for a future free Palestinian state.

“Price tag” violence, according to a report issued by the UNESCO Chair of Human Rights at Al Najah National University and the Alternative Information Center (AIC), is the logical continuation of the Israeli settlement enterprise and an important weathervane of Israeli policy in the occupied Palestinian territory. Outposts and Price Tag Violence: A Blow Upon a Bruise demonstrates that price tag attacks, which have involved nighttime infiltration by settlers into the heart of Palestinian villages and racial and religious attacks against Palestinians, appear to be intentionally provocative acts, meant to bring about a Palestinian reaction. Israeli government fears of further “price tag” attacks that could destabilise the security situation in the West Bank, the logic goes, will coerce the Israeli government into not demolishing outposts.

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