Alice Walker: Non vedrò Hamas, porto la speranza ai bimbi palestinesi” di Viviana Mazza

  

   La scrittrice americana Alice Walker, 67 anni, premio Pulitzer per il romanzo Il colore viola, sarà a bordo della nave «L’Audacia della speranza» , una delle imbarcazioni della flottiglia che mira a rompere l’embargo navale imposto da Israele su Gaza, trasportando «lettere di solidarietà per gli abitanti» , spiega.

Walker paragona i passeggeri della flottiglia ai «freedom riders» (viaggiatori della libertà), i neri e bianchi americani che durante il movimento dei diritti civili negli Usa salivano insieme sui bus interstatali sfidando la segregazione nel Sud.

«Ci vuole lo stesso coraggio di allora in questa missione» , dice al telefono. «Tutti i grandi cambiamenti richiedono coraggio» .

Perché ha deciso di partecipare alla flottiglia? «Come madre e nonna, sento che è una mia responsabilità essere vicina ai bambini palestinesi, che sono terrorizzati, che sono stati uccisi o mutilati nei bombardamenti delle loro case e scuole. Come scrittrice, ho da offrire la mia testimonianza: essere presente per capire quello che accade. Lo scopo è di portare l’attenzione del mondo sulla gravità della situazione a Gaza. Noi americani finanziamo questa sofferenza. Tre miliardi di dollari l’anno dei contribuenti vanno al governo di Israele, che spesso li usa per spese militari» .

La barca prende il nome dal libro di Obama, ma la Casa Bianca dice che la flottiglia non è «né utile né necessaria» per aiutare Gaza e creerà tensioni.

«Amerò sempre Obama e la sua famiglia per il coraggio che ha avuto a correre per la presidenza, ma quando ha parlato all’Aipac (lobby pro-Israele, ndr) non ha considerato le sofferenze dei bambini palestinesi, ma solo quelle dei bambini israeliani. Noi seguiamo anche altre vie, ma Israele non ha il diritto di fermarci in acque internazionali, non entreremo nelle sue acque» .

Israele ha appena permesso il passaggio dai valichi di materiali per costruire 1200 case. «Non credo a queste promesse. E non potranno mai restituire a Gaza quello che hanno portato via. In oltre 60 anni non è stato fatto nulla per creare uno stile di vita dignitoso» .

Le autorità israeliane dicono che la flottiglia fa il gioco di Hamas che è al potere a Gaza e non riconosce lo Stato ebraico. «Sono stata spesso a Washington senza incontrare il presidente. Vado a Gaza per vedere bambini e madri, non i funzionari di Hamas.

Israele sta illegalmente tenendo un milione e mezzo di persone imprigionate.

Farebbero di tutto per farci apparire come gente che aiuta i terroristi. Ma molti di noi sono sessantenni non violenti».

Al tempo della Guerra dei Sei giorni lei appoggiava Israele. «Come molti americani, io e il mio ex marito, che è ebreo, vivevamo nel mito creato da Hollywood con il film Exodus, che insegna che quella terra è stata data da Dio agli ebrei, ma non dice che c’erano già i palestinesi. Al centro di questo conflitto c’è la terra, non la religione» .

Nove morti sulla «flottiglia 1» l’anno scorso. Ha paura? «Certo che ho paura. Ma questa paura ci avvicina a quello che provano sempre i palestinesi, che soffrono assai più di noi»

Corriere della Sera   27 giugno 2011

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