ALLA CONFERENZA DI MONACO L’IRAN METTE IN OMBRA IL RIARMO NUCLEARE USA-RUSSIA

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IL SOLE 24 ORE, 17/2/2019
di Ugo Tramballi

Si è parlato molto di Iran che sta sempre più dividendo gli Stati Uniti dagli alleati europei; si è parlato di terrorismo islamico; di gasdotti e di alternative ai rifornimenti energetici russi. Si è parlato di molte cose – con pochi leader decisivi – all’annuale conferenza di Monaco di Baviera sulla sicurezza mondiale, tranne di ciò che più minaccia la sicurezza mondiale.

Non è passato un mese da quando Donald Trump ha unilateralmente deciso di uscire dall’accordo che bandisce dal territorio europeo i missili di raggio intermedio (1.000/5.500 chilometri). Il giorno dopo Vladimir Putin lo ha imitato. Ma di questo a Monaco non si è parlato. Al centro degli interventi avrebbe dovuto esserci la corsa al riarmo atomico che da tempo russi e americani hanno ripreso come non accadeva da quasi mezzo secolo. Le due potenze, che insieme possiedono il 93% delle testate nel mondo, stanno rimodernando gli arsenali nucleari, rendendo sempre più potenti e meno intercettabili le loro armi.

Le tecnologie si stanno concentrando anche sulla creazione di testate dalla potenza limitata: ridotta al punto da renderne “ammissibile” l’uso e togliere di mezzo il tabù nucleare che in questi decenni aveva reso scandaloso l’uso dell’arma atomica. Insieme a questo c’è la corsa numerica, per così dire tradizionale, di Cina e Pakistan che stanno aumentando in modo incontrollabile i loro arsenali.

Di tutto questo non c’è traccia negli interventi alla conferenza sulla sicurezza. Per quanto seria e grave, la questione iraniana è un pretesto avanzato dagli Stati Uniti per allargare il solco con gli europei ed essere sulle stesse posizioni di un regime come quello saudita e una democrazia sempre più etno-religiosa come quella israeliana. Se sono mancati i grandi leader tranne Angela Merkel e Mike Pence (la prima era la padrona di casa e l’importanza politica del vicepresidente Usa vale quanto quella del Principe di Galles in Gran Bretagna) è perché Monaco è lo specchio delle drammatiche relazioni internazionali dei nostri giorni.

Oggi il vero terreno di crisi non è il Medio Oriente, già insicuro e devastato da anni, ma l’Europa: l’Ucraina dove il conflitto non si è fermato, ed anche l’Europa più a Occidente, cioè la UE, con le imminenti elezioni continentali che potrebbero minarne stabilità e futuro politico. Un tempo Usa e Russia erano i due grandi garanti dell’ordine mondiale. Oggi l’America di Trump e la Russia di Putin ne sono i due principali sabotatori: a volte sembrano alleati nel comune intento di indebolire l’Europa, di destabilizzare i mercati internazionali, di spingere il mondo al riarmo generale promuovendo regimi sovranisti e indebolendo le istituzioni multilaterali. Come il generalissimo al Sisi (presente a Monaco) che in Egitto si è fatto eleggere presidente a vita, i leader russi e americani parlano solo di interessi e difesa della patria. Ma quando negli Stati Uniti anche le Bmw diventano una minaccia alla sicurezza nazionale, significa che il pericolo è diventato globale.

 

ALLA CONFERENZA DI MONACO L’IRAN METTE IN OMBRA IL RIARMO NUCLEARE USA-RUSSIA

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