ALLARME PARLAMENTO – di Raniero La Valle

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tratto da: Raniero La Valle

domenica 20 dicembre 2020  9:12

Mentre siamo tutti immersi in questo tempo di Natale nel dolore personale e collettivo della pandemia a cui giustamente sono rivolte tutte le attenzioni e discussioni, non possiamo passare sotto silenzio una notizia che sembra gravida di cattivi presagi e pericoli per il futuro. Si tratta del pericolo che corrono le nostre istituzioni è in modo specifico il Parlamento. Per due giorni di seguito al Senato abbiamo assistito a un ricorso alla violenza fisica per impedire che esso adempisse al suo compito e che il governo mettesse la fiducia sul decreto legge che modificava (senza peraltro ahimé abrogare) i decreti Salvini contro i migranti.

La nostra esperienza ci rende molto avvertiti nel riconoscere i segni e cogliere i sintomi del fascismo, e sappiamo che la manifestazione più chiara e minacciosa della sua identità sta nella volontà di impedire con la violenza l’attività parlamentare e distruggere lo stesso Parlamento. Purtroppo in Italia il Parlamento è da tempo sotto schiaffo per una serie ripetuta di azioni demolitrici e infamanti nei suoi confronti: dall’attacco ai parlamentari bollati come casta, alla diffamazione del reddito del loro lavoro, qualificato come furto e se differito dopo il mandato dileggiato come “malloppo”, dalla proposizione di referendum devastanti e addirittura distruttivi del Senato, per fortuna falliti. a quella di un referendum (questo purtroppo riuscito) volto a dimezzare il numero dei parlamentari, forse come prima fase di una desiderata integrale bonifica soppressiva.

In seguito all’esito di quest’ultimo referendum la rappresentanza parlamentare in carica, vittima apparentemente di pulsioni suicide, si è affrettata a varare la nuova configurazione dei collegi elettorali per rendere immediatamente possibili le elezioni senza però modificare la legge elettorale rimasta seccamente maggioritaria e tale da snaturare ancora di più e svilire la rappresentanza. Falcidia dei parlamentari, nuove circoscrizioni elettorali e legge maggioritaria formano infatti un composto destinato a produrre con alta probabilità una maggioranza assoluta delle forze anti parlamentari anti europee e sovraniste della destra. Gli eventi di questi giorni in Senato hanno per l’appunto mostrato la presenza nell’opposizione parlamentare di larghe frange fasciste, giunte a compiere azioni squadristiche all’interno dell’ emiciclo parlamentare e capaci di egemonizzare e farsi seguire da altre forze dell’opposizione che fasciste non sono. Ciò può avvenire anche nel futuro Parlamento.

È dunque necessario riconoscere uno stato di allarme e di pericolo per il Parlamento e la nostra democrazia rappresentativa. Sarebbe paradossale che nel momento in cui si cerca di promuovere una Costituzione e una regola democratica per la convivenza mondiale perdessimo la democrazia e il Parlamento in Italia.

Ma non possiamo fermarci qui. Quello che è accaduto e di cui la pandemia è stata l’elemento catalizzatore e rivelatore è che la povertà e l’incultura della destra all’opposizione e di gran parte delle stesse forze di maggioranza hanno fatto sì che esse anziché fare della crisi sanitaria e globale l’occasione di un profondo rinnovamento come da tutti auspicato se non addirittura previsto, abbiano invece agito con grettezza gettando tutto nel crogiuolo della competizione per il consenso ed il potere. È evidente che questa grave situazione non può restare senza risposta da parte di chi intende salvaguardare la democrazia e le istituzioni per metterle al servizio di grandi progetti e ideali di vita associata non solo per il nostro Paese ma per l’intera comunità mondiale. A questo fine sono certo utilissime le iniziative che stanno fiorendo da varie parti per elaborare progetti e indicare percorsi di rinnovamento politico, ecologico ed economico-sociale. Tuttavia in molti di questi tentativi si può vedere un limite che consiste nella sottovalutazione del problema di chi detiene il potere e in una snobistica presa di distanza da un coinvolgimento nelle alternative durissime in gioco nelle prossime scadenze elettorali. Eppure è proprio lì che la democrazia si conserva o cade.

Non a caso la più vistosa espressione dell’attacco della destra al Parlamento si è avuta in occasione del voto per la riforma dei decreti Salvini. Hanno avuto buon gioco i leghisti nell’accusare i 5 stelle di avere anch’essi a suo tempo votato quei decreti. Ma appunto si trattava di una lesione gravissima dei principi democratici di cui è legittimo e altamente meritorio ravvedersi. La questione del rapporto con la tragedia dei migranti è diventata in effetti la cartina di tornasole della qualità di uno Stato di diritto e di una comunità nazionale democratica. Né si deve pensare che la prova sia superata nel momento in cui i migranti vengono soccorsi raccolti dalle acque e fatti sbarcare. La vera espressione di uno Stato democratico e di una comunità accogliente sta nel modo in cui i nuovi arrivati vengono ricevuti, provvisti di un tetto, immessi nel lavoro e integrati in una convivenza accettabile. Questo è ben lontano dell’avvenire. E perché la questione dei migranti non resti confinata nelle statistiche che ignorano le persone reali, è bene leggere alcune brevi biografie di ordinario sfruttamento di lavoratori stranieri inseriti nel sistema dei lavori agricoli e vittime di caporali e di mafie, tratte da una inchiesta coordinata da Francesco Carchedi per il sindacato Flai-CGI. Si possono trovare sul sito www.costituenteterra.it e sul sito www.chiesadituttichiesadeipoveri.it , che hanno cominciato a pubblicarle a partire dalle storie raccolte in interviste sul campo nel civilissimo Veneto.

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