Alziamo la voce

“Oltraggioso. Riporteremo quanto accaduto ai nostri governi. Alzeremo la voce”. Sconvolto dall’incredibile comportamento delle forze di sicurezza israeliane, il funzionario dell’Unione Europea si rialza fisicamente dall’aggressione appena subita da una divisione di militari. Appena il tempo di riprendersi, anche psicologicamente, da questa imprevista conclusione della missione con tanto di pestaggio con destinatari un gruppo di diplomatici, sono fioccate le dichiarazioni e le proteste ufficiali.

“Alzeremo la voce!” Così hanno ripetuto i funzionari alle agenzie di stampa, facendo rimbalzare la notizia in tutta Europa.
Due settimane fa i bulldozer militari israeliani avevano demolito un intero villaggio beduino, Khirbet Makhool, della comunità palestinese del distretto di Tubas, nella Valle del Giordano. Certo, una scena vista infinite volte: donne, vecchi e bambini disperatamente aggrappati alle loro case, abbattute e distrutte insieme ai campi e agli umilissimi mezzi agricoli.

“Alzeremo la voce!” Quella mattina -raccontano i testimoni- perfino i cingolati dell’esercito non riuscivano a soffocare le grida e le voci degli abitanti di Makhool.

“Alzeremo la voce!” La notizia delle demolizioni aveva però raggiunto le sedi dell’Unione Europea ed era stato deciso l’immediato invio di una Delegazione Ufficiale, con tanto di tende e aiuti alla comunità. Con dodici camion, un gruppo di diplomatici di Francia, Gran Bretagna, Grecia, Spagna, Svezia e Italia avrebbe dovuto portare concretamente la solidarietà di tutta l’Europa.
Ma mentre i funzionari procedevano a montare le tende sulle terre del villaggio, è arrivato l’esercito israeliano per impedire la consegna delle tende: i soldati hanno usato la forza per allontanare i diplomatici europei e una di loro, la francese Marion Fesneau-Castaing, è stata tirata fuori da un camion e poi trascinata a terra.
L’agenzia Reuters ha dichiarato che i soldati avrebbero anche lanciato bombe sonore per disperdere il gruppo con il blitz che l’esercito ha ufficialmente definito: “un intervento delle forze di sicurezza per imporre una decisione della Corte Suprema”.

“Alzeremo la voce!” Potremmo ora citare le proteste dell’OCHA, Agenzia delle nazioni Unite, o anche far scorrere lacrime di commozione e rabbia nel leggere l’autorevole commento del giornalista israeliano Gideon Levy, pubblicato sul quotidiano Haaretz, ma la cosa che ci scandalizza di più è che… non è stato preso nessun provvedimento nei confronti delle autorità israeliane.

“Alzeremo la voce!” Per questo dobbiamo ancora una volta assumerci tutti le nostre responsabilità e fare tutto ciò che possiamo per “alzare la voce” domani mattina con i colleghi di lavoro o nei corridoi del liceo.

Noi non taceremo. Questo è certo. Alzeremo la voce!
Lo faremo in mille modi, tutti i giorni. E in alcune occasioni ci convocheremo in tanti per alzare ancor più forte la nostra voce.
Anche per questo vi aspettiamo a Verona, il 30 novembre, per celebrare la Giornata ONU per i diritti del popolo palestinese lì promossa da Pax Christi, perché siamo scandalizzati dall’ipocrisia di chi non condanna l’oppressore, ma si limita ad “esprimere profonda preoccupazione…”

BoccheScucite

Makool 4

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2 Commenti

  1. Anche questo episodio conferma l’analisi di Gilad Atzmon sul sionismo come fenomeno globale e non come una forma di colonialismo o occupazione localizzata. Il sionismo ha il suo centro di potere negli Usa e in Europa, nei parlamenti nazionali, nelle istituzioni europee, nella rete lobbistica, nella normazione vigente… nel Concilio Vaticano II in Nova Etate e così via,,,,

  2. Sono rattristata dal racconto di quanto avvenuto agli abitanti di Machood ed ai funzionari di diversi paesi dell’Unione Europea i quali hanno gridato “alzeremo la voce” e che sono stati aggrediti dai soldati isreliani Questo grido deve essere ripetuto in diverse occasioni come quella già organizzata a Verona da Pax Christi in Novembre.Cerchiamo di alzare la voce
    Eleonora m.

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