«AMERICA POLVERIERA» TITOLA IL NEW YORK TIMES – CASA BIANCA FICTION

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tratto da: REMOCONTRO

Ennio Remondino Ennio Remondino   1 Giugno 2020

 

 

La rabbia che diventa rivolta e forse qualcosa di più, vedremo presto, e sulle prime pagine in carta e online d’America si passa dell’evoluzione del Covid a quella delle proteste e degli scontri che seguono l’omicidio di George Floyd a Minneapolis.

Tutti un po’ sconvolti, molti a non capire, soprattutto dalla parti della Casa Bianca. Perché ormai non è più George Floyd e il suo assassinio, ma è il modello di America incarnato dal nazional sovranismo e suprematismo bianco di Trump ad essere sotto tiro, irrimediabilmente fuori dalla storia, anche se costerà ancora altro sangue, tensioni, forse guerre e certo sofferenze. Prima di finire nel cestino nelle vergogne dell’umanità assieme ai suoi protagonisti oggi urlanti.

Il Covid snobbato irresponsabilmente da Trump uccide nelle città, peggio per peggio immaginato, e ora la scoperta di una quantità di rabbia inimmaginabile e non solo razziale, ‘rabbia di classe’ si sarebbe detto in altri tempi. Complessità americane e anche incapacità giornalistiche, impegnate responsabilmente a ‘non sensazionalizzare’ la dimensione violenta delle proteste, ma spasso lontane dai fatti, incapaci di cogliere la complessità e la dimensione di quanto sta accadendo. Ma, come ha dichiarato al  Washington Post il governatore del Minnesota: «L’insurrezione non ha assolutamente più solo a che fare con la morte di George Floyd».

L’America che brucia di Covid e di rivolta

Luca Celada: «Questo sollevamento nazionale avviene nell’America dei 40 milioni di disoccupati dei 100.000 morti per Covid 19, il virus contenuto nei quartieri facoltosi e che dilaga invece in quelli dormitorio».

«Non poteva esserci presidente più spettacolarmente inadatto a far fronte a questa situazione che quello che ha incarnato la ‘restaurazione bianca’ dopo la prima presidenza afro americana. Trump ha rincarato la dose delle sue affermazioni passando dal ‘è ora di cominciare a sparare sui saccheggiatori’, allo sguinzagliamento sui manifestanti di ‘cani feroci’. Un repertorio ispirato ai più nefasti precedenti storici di era segregazionista: citazione diretta di Walter Headley sceriffo razzista di Miami la prima, e di Bull Connor, capo della polizia di Birmingham Alabama che amava usare i cani lupo contro i cortei nonviolenti di Martin Luther King».

Il presidente che una settimana fa, in una fabbrica del Michigan, esaltava la purezza di stirpe di Henry Ford noto suprematista fiancheggiatore hitleriano.

«Trump latita nella battaglia sanitaria, fatica nella crisi economico-sociale, fa la vittima con i social network – proprio lui, il Twitter-in-chief d’America – rincorre la Cina, annaspa sugli scontri di Minneapolis, scatenati dall’insopportabile assassinio di George Floyd per mano di un agente di polizia, arrestato soltanto dopo tre giorni di scontri», denuncia l’HuffPost.

Il fallimento dell’esperimento sociale americano

Forse solo dopo l’assassinio di King la rivolta era stata così generale. Ma questa volta c’è qualcosa di più. Il «fallimento dell’esperimento sociale americano», lo ha definito il filosofo afroamericano Cornel West, «rappresentato dalla convergenza dell’antica piaga razzista e una crisi socioeconomica che si profila catastrofica soprattutto per minoranze e vulnerabili».

L’America dei 40 milioni di disoccupati dei 100.000 morti per Covid 19, del virus contenuto nei quartieri facoltosi che dilaga invece in quelli dormitorio.

«America smarrita e senza guida»

Larry Sabato, il politologo a capo del Center for Politics dell’Università della Virginia, su Repubblica. «È come se l’America fosse stata maledetta: stiamo affrontando un cigno nero dopo l’altro, una serie di eventi imprevisti che però a guardarli bene non sono poi così sorprendenti. Qui la pandemia è ancora attiva, il collasso economico somiglia a quello drammatico degli anni Trenta, abbiamo 40 milioni di disoccupati. L’ultima cosa che serviva era una rivolta razziale».

«Sono molto preoccupato, tanto più con un presidente come Donald Trump, che non fa altro che gettare benzina sul fuoco. Non si preoccupa del bene del Paese ma solo di se stesso. Guarda a ogni situazione sempre e solo in termini elettorali. Ha agito con sei settimane di ritardo rispetto alla pandemia e la colpa è dei cinesi e dell’Oms. L’economia è colpa dei democratici. Le rivolte colpa dei teppisti e non del suo costante incitamento all’odio. Ma che gli piaccia o no, è sulla base della realtà che la gente deciderà cosa votare».

«L’epidemia spaventa ma il razzismo è peggio»

«A Minneapolis i bianchi fanno cordone intorno ai neri per proteggerli dalla polizia. Un poliziotto ci pensa due volte prima di picchiare un bianco», scrive Marina Catucci. E le manifestazioni che si stanno svolgendo in tutti gli Stati Uniti sembrano aver cancellato di colpo la presenza di un’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus.

 

Ennio Remondino

ENNIO REMONDINO

Giornalista dalla carta stampata alla radio televisione per finire al web. Inviato speciale al Tg1 tra terrorismo, trame e mafia, corrispondente estero Rai per ‘Europa centro sud orientale’ con sedi successive a Belgrado, Gerusalemme, Berlino e Istanbul. Reporter nelle guerre balcaniche, dall’assedio di Sarajevo ai bombardamenti Nato sulla Jugoslavia per il Kosovo, in Iraq, Medio Oriente, Afghanistan. Ora, ‘diversamente giovane’, Remocontro.it per non perdere il vizio

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