Amici Siria affossano Piano Annan

adminSito   giovedì 7 giugno 2012 16:29

Ieri una nuova strage di civili. Assad nega: non è stato il governo. Clinton chiede la testa del presidente siriano e silura iniziativa inviato Onu e missione osservatori

Emma Mancini ROMA, 07 giugno 2012, Nena News – Nessun riposo per la Siria.

Un nuovo massacro, in un villaggio alle porte della città di Hama, riaccende contro il regime di Bashar al-Assad l’ira dei poteri occidentali, riuniti ad Istanbul sulla questione siriana. Mentre proseguono scontri in tutto il Paese (ieri razzi governativi contro la provincia di Latakia, sei morti, e dura offensiva dei gruppi di opposizione a Damasco, Harasta e Deraa, per un bilancio di tre vittime), ad accusare Damasco della nuova carneficina sono le forze di opposizione: secondo i Comitati Locali di Coordinamento siriani e l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, l’attacco di ieri contro il villaggio di Al-Qubayr ha lasciato dietro di sé almeno 86 vittime.

Assad nega il coinvolgimento del governo: “Quello che i media hanno detto essere accaduto a Al-Qubayr, nella regione di Hama, è completamente falso. Un gruppo terroristico ha commesso un atroce delitto ad Hama. I rapporti della stampa stanno contribuendo a versare il sangue dei siriani”.

Dubbi anche da parte delle stesse Nazioni Unite: Kieran Dwyer, il capo del Dipartimento ONU per le operazioni di peacekeeping, ha detto alla tv Al Jazeera che il suo ufficio non è ancora in grado di verificare il massacro. Intanto, i media si riempiono delle testimonianze dei residenti nel villaggio di Al-Qubayr: vittime bruciate nelle case date alle fiamme, altre uccise con i coltelli.

 I tank governativi sarebbero entrati nel villaggio di pomeriggio e avrebbero lanciato razzi contro le abitazioni.

Denaro sull’opposizione ad Assad.

Un massacro che dà forza alle opposizioni, con il Consiglio Nazionale Siriano in prima linea nel reclutare forze fresche per l’Esercito Libero Siriano.

È di ieri la notizia che gruppi di opposizione al regime di Assad in Qatar hanno creato un fondo di 300 milioni di dollari, finanziato da uomini d’affari siriani e volto a sostenere le forze militari dei ribelli. “Questo fondo è stato creato per sostenere tutte le componenti della rivoluzione siriana – ha detto Wael Merza, segretario generale del Consiglio Nazionale Siriano -, per dare vita a solide relazioni con uomini d’affari dentro e fuori la Siria e per proteggere le vite dei civili”. Aggiungendo che la metà dei 300 milioni è già stato speso per fornire l’Esercito Libero Siriano di supporti logistici e nuove tecnologie.

Incontro in Turchia. L’eco delle violenze siriane è giunto fino ad Istanbul dove Paesi Arabi e occidentali erano riuniti per individuare soluzioni comuni alla crisi di Damasco.

 Ad indicare una potenziale via di azione è stato il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, secondo la quale la transizione nel Paese dovrebbe prevedere “il pieno trasferimento di poteri” dalle mani del presidente Assad e la creazione di un governo ad interim pienamente rappresentativo delle forze politiche in campo. Un esecutivo che conduca Damasco verso elezioni libere.

In Turchia, mentre la Francia ha proposto di ospitare la riunione del gruppo di opposizione “Amici della Siria” il prossimo sei luglio, la Russia ha chiesto invano la partecipazione ad un’eventuale conferenza internazionale sulla Siria del suo alleato più stretto, l’Iran.

Quasi all’unanimità è giunta, invece, la richiesta di nuove sanzioni economiche contro Damasco, tra cui un embargo delle armi.

 Non mancano indici puntati contro la missione delle Nazioni Unite e del suo inviato speciale Kofi Annan, 300 osservatori finora incapaci di far rispettare il cessate il fuoco.

Oggi previsto incontro al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, a cui parteciperà Annan: dall’ex segretario generale ONU si attende una nuova proposta in grado di mettere in salvo il piano di pace a sei punti dello scorso marzo.

La speranza di Kofi Annan è ora quella di riuscire a mettere insieme un gruppo di Paesi – Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Cina, Russia e Paesi del Golfo, ma anche Iran – che possano influenzare in maniera definitiva le scelte del regime di Assad, evitando così un intervento armato esterno. Nena News

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