Amira Hass : A Gaza non c’è crisi umanitaria, basta capire il lessico fuorviante

venerdì 22 aprile 20111

Articolo completo    Sintesi personale

* “Crisi umanitaria”.
 
“Non c’è crisi umanitaria a Gaza”, dicono i portavoce ufficiali israeliani, il ministro della Difesa Ehud Barak e il Ministero degli Esteri direttore generale Yossi Gal .
Termine corretto , perché una “crisi” è un cambiamento improvviso, una deviazione da una norma,  mentre quello che sta succedendo a Gaza è diventata la routine.
 Hanno ragione anche sul termine “umanitario”, se si intende che centinaia di migliaia di persone non muoiono di sete o di fame. Non c’è crisi umanitaria, se si pensa che una persona ha bisogno di un determinato numero di calorie giornaliere e per qualcuno che vive a Gerusalemme o Tel Aviv, è facile ignorare il fatto che il 90 per cento dell’acqua prodotta nella Striscia di Gaza non è adatta per consumo umano. Le persone che non ricevono acqua depurata stanno rischiando la salute – la pressione alta, malattie renali e intestinali.
Infatti, solo grazie alle organizzazioni di beneficenza, all’ l’UNRWA, ai programmi di aiuti internazionali, ai salari del settore pubblico e della “economia tunnel” i gazesi non sono morti di fame.
Ma che direi del diritto di libertà di circolazione, del diritto di creare, produrre, guadagnarsi da vivere e studiare, di partire per tempestive cure mediche e per un viaggio? Il portavoce delle PR per provare che le cose vanno bene, riduce i bisogni umani a un grafico contenente solo acqua, cibo e riparo.
* “Israele trasferisce gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza”
.Questa è una dichiarazione di routine che porta molti a concludere che Israele paga per il cibo e per le ‘medicina che entrano nella striscia. Questa è una conclusione sbagliata, ma potrebbe essere basato su una percezione precisa della situazione: In prigione, la guardia è responsabile di fornire cibo ai detenuti , Ma non nel carcere di 360 chilometri quadrati che ospita 1,5 milioni di persone. Che cosa dovremmo dire , “Israele permette ai prodotti di base di entrare a Gaza”. Alcuni sono ordinati, pagati e distribuiti da organizzazioni internazionali. La maggior parte sono venduti ai commercianti di Gaza, che li vendono nei mercati, negozi e farmacie.Top misleading terms in Israeli-Palestinian conflict

2  AKIva Eldar 
 Sour creamed How miserable the gimmick at the Prime Minister’s Office referring foreign correspondents to the menu on the Foreign Ministry website of a luxury restaurant in Gaza looks now. That was the creme de la sour cream in Israel’s hasbara (public relations or propaganda ) recipe. Among other things it is possible to find on the website a wealth of data aimed at proving that the humanitarian situation in Gaza is not all that bad. It seems they have a not very flattering opinion of journalists and they believe, apparently, that the media will swallow this whole and become convinced there is no blockade of Gaza, and the whole flotilla is nothing but a publicity campaign by Israel-haters.According to paragraph 8 of the document, in the first quarter of this year 3,676 truckloads of food crossed from Israel into Gaza. Is that a lot or a little? According to the United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs report of three years ago, before Israel imposed the blockade on Gaza, 36,491 truckloads crossed into Gaza during that quarter. That is to say – 10 times as much. To be precise, it must be noted that before the age of the blockade, 17 percent of the trucks going into Gaza carried foodstuffs, as compared to 85 percent today. This figure explains the extent of the shortage in Gaza of materials for local industry, construction and agriculture.Paragraph 15 relates that in 2009 more than 105 million liters of fuel wastransferred to the power station in Gaza. Indeed, an impressive figure. Until you read the OCHA report. There it says this amount of fuel constitutes only about two-thirds of the amount needed for the full operation of the power station. Therefore inhabitants of Gaza are enjoying the use of electricity for 12 to 14 hours a day. According to the report, since the start of this year 27 people were killed in Gaza and 37 injured by exploding generators, inhaling carbondioxide and
 
 
4  Amira Hass:Israele consente solo: cibo, medicine e detersivi a Gaza
5   Eyad al-SERRAJ : Non sono ammessi fiori a Gaza   Sintesi personale. Al popolo di Gaza non è permesso nè vivere nè pensare normalmente.Il nostro diritto alla terra, alla libertà ,alla giustizia ,alla salute sono sistematicamente violentati . L’obiettivo è quello di distruggere ciò che è rimasto – la nostra identità. È la nostra identità che fa paura : la nostra umanità, il nostro attaccamento alla famiglia ,alla santa Gerusalemme, al falafel ,alla musica di Fairuz e alle donne con i loro abiti tradizionali.
Ho trascorso tre mesi in attesa di un permesso medico o di un permesso di viaggio. Tutti i tentativi sono falliti fino a quando non è intervenuta Uri Hadar e ,così ,ho ottenuto il permesso di un giorno per recarmi dal mio medico a Tel Aviv .Questi razzi sono moralmente sbagliati e strategicamente insensati. E tuttavia il blocco che Israele ha imposto al milione e mezzo di palestinesi di Gaza è una punizione collettiva che colpisce uomini, donne e bambini che obiettivamente non hanno il potere di fermare chi lancia i razzi. Più che mettere i residenti contro Hamas, l’effetto dell’assedio è una catastrofe umanitaria che aliena gli abitanti di Gaza, giovani e vecchi, da Israele e dall’Occidente. Io stesso, che pure pratico la psichiatria da decenni e da tempo sono impegnato per la coesistenza tra palestinesi e israeliani, affronto con fatica crescente la durezza delle condizioni in cui viviamo. Viaggiare è cruciale per me, non solo per motivi medici, ma per ragioni di salute direi elementare. Io ho bisogno di vedere amici, di rivedere il mondo, di respirare aria nuova e soprattutto di rassicurare i miei sensi che ci sono cose e persone ‘normali’ fuori dai confini debilitanti di Gaza.
 L’ultima volta che ho lasciato Gaza, prima di quest’ultimo permesso medico, era stato ormai diversi mesi fa… Al checkpoint Erez, dove ho lasciato Gaza assieme ad altri quattro pazienti, i soldati israeliani ci hanno urlato di aprire le borse, dall’alto delle loro postazioni, da cui ci guardavano attraverso delle macchine fotografiche.
Quando la donna accanto a me ha fatto una domanda, il soldato le ha intimato di svuotare la borsa, è stata così costretta all’umiliazione di mostrare alla macchina fotografica la propria biancheria intima, io ho dovuto passare tre volte attraverso la macchina a raggi X, nonostante avessi spiegato quanto questo poteva essere pericoloso per le mie condizioni… Quando i soldati si sono avvicinati, armati e corazzati, come psichiatra non ho potuto evitarmi la domanda: ‘Chi è spaventato qui?’ – perché io non lo ero, ero furioso, ma non spaventato.Quando ho attraversato il confine, ho visto la BBC e pochi giornalisti in attesa di recarsi a Gaza, ma Israele ha continuato a negare l’autorizzazione alla stampa .
Lo stesso giorno venti diplomatici europei sono state bloccati .
 Lo stesso giorno Israele ha deciso di tagliare la fornitura di combustibile a Gaza e di chiudere le frontiere alle Nazioni Unite per il rifornimento di cibo.
Lo stesso giorno l’esercito israeliano ha ucciso quattro palestinesi a Gaza, pur sottolineando la propria adesione alla tregua.
Al ritorno ho deciso di comprare dei fiori, il soldato ha dichiarato : “Non sono ammessi i fiori”`Flowers Are Not Allowed`: At the Erez Crossing
`Flowers Are Not Allowed`: At the Erez Crossing
Eyad El-Sarraj è uno psichiatra palestinese che, ormai parecchi anni fa, lasciò il lavoro a Londra per tornare a Gaza, dove c’era e c’è una carenza drammatica di specialisti nel campo della salute mentale, specie per i bambini, e dove ha fondato il Gaza Community Mental Health Program. Il dottor El-Sarraj, democratico e militante per i diritti umani, consulente a Camp David, è stato anche arrestato da Arafat per le sue posizioni critiche (l’abbiamo intervistato nel n. 116 di Una Città, ottobre 2003).Oggi Eyad El-Sarraj è malato, soffre di mieloma multiplo, una neoplasia che interessa il midollo osseo. A Gaza non può ricevere il trattamento medico di cui ha bisogno. Ma a Tel Aviv sì. Nonostante abbia in tasca anche un passaporto britannico, ci ha messo tre mesi a ottenere il permesso per vedere il suo dottore. Le sue richieste infatti sono state ripetutamente negate, fino a quando un amico israeliano, docente a Tel Aviv, è riuscito in qualche modo a sbloccare la situazioneNel Los Angeles Time del 14 dicembre, è apparsa una drammatica lettera del dottor El-Sarraj, che oltre a spiegare le proprie traversie, denunciava la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza -ben prima dunque che Israele intervenisse via aria e ora via terra.
 
Pubblicato da arial a 00:06
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