AMIRA HASS // CANI, SPARATORIE, ESPLOSIONI ALLE QUATTRO DEL MATTINO: UN’ALTRA NORMALISSIMA NOTTE DI INCURSIONI ISRAELIANE

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

mercoledì 25 novembre 2020  19:45

Di Amira Hass – 24 novembre 2020

https://archive.is/Sz10u

Il suono di un’esplosione ha svegliato la famiglia alle quattro del mattino di mercoledì 11 novembre. Sharif Zibar, 32 anni, non ha nemmeno avuto il tempo di pronunciare: “l’esercito”, prima di trovarsi addosso un grosso cane nero nella sua camera da letto che gli ansimava sopra. Mentre la moglie incinta urlava, spaventata per il suo bambino, Zibar, che ha subito un intervento al ginocchio un mese prima e ora cammina con le stampelle, ha trovato la forza di voltarsi e sdraiarsi sopra il cane.

“Liberate il cane”, sentì qualcuno gridare. La stessa persona gli ha intimato di uscire di casa. Zibar rispose che aveva problemi a camminare. “Allora striscia”, fu la risposta, in un perfetto arabo. Lo scambio di battute si mescolò a forti urla in sottofondo. Nel frattempo la madre settantenne di Zibar e i suoi figli, la figlia di 9 anni e il figlio di 4 anni, si erano alzati e stavano in piedi vicino alla porta divelta. Sua madre ha cercato di spiegare ai soldati che avevano fatto irruzione che suo figlio aveva subito un intervento chirurgico. Zibar sentì che il cane sotto di lui si era calmato, “come se glielo avessero intimato”, e lo lasciò andare.

Una granata stordente è stata lanciata nella casa mentre erano ancora all’interno. Con l’aiuto di sua moglie, Zibar si trascinò fuori dove vide numerosi agenti e soldati in uniforme nera posizionati per le scale e in strada. Avevano almeno una decina di cani con loro. A differenza del cane che lo aveva attaccato, “che aveva una maschera di metallo”, come la descriveva suo figlio, gli altri cani non avevano la museruola.

Anche i due fratelli di Zibar e le loro famiglie vivono nella stessa casa a tre piani, per un totale di 22 persone. Ha detto che un uomo in divisa nera all’ingresso lo ha schiaffeggiato quando ha detto che lavora per la polizia doganale palestinese. “Non colpirlo, ha subito un intervento chirurgico”, ha rimproverato suo figlio all’uomo. Uno degli uomini in uniforme nera ammanettò Zibar dietro la schiena e lo aiutò a scendere solo pochi gradini prima di allontanarsi. Quindi Zibar dovette sedersi sul gradino successivo e scivolare giù, un gradino dopo l’altro.

Per strada fu separato dai figli, dalla moglie e dalla madre. L’ufficiale dei servizi di sicurezza dello Shin Bet che lo aveva accompagnato puntò la testa contro il muro e gli disse: “Tuo zio è a casa tua. Lo ucciderò. Sto per far saltare in aria la casa.” Lo stesso ufficiale ha anche detto ai bambini che avrebbe fatto saltare in aria la loro casa. Chiese a Zibar i nomi e l’età degli altri residenti dell’edificio. A un certo punto Zibar gli disse che doveva prendere una coperta per riscaldare il ginocchio che era stato operato. “Non sono il tuo medico”, rispose l’ufficiale.

Dalla casa proveniva il rumore degli spari e delle granate stordenti. Verso le 6:30 del mattino le forze hanno fatto irruzione anche negli ultimi due appartamenti: hanno forzato la serratura di un appartamento e sfondato la porta d’ingresso dell’altro, sebbene i suoi residenti, che erano svegli, volessero aprirla volontariamente. Tutti i residenti furono raggruppati al piano terra, in strada, fino alle 8 del mattino. I due fratelli di Zibar e due dei suoi nipoti furono arrestati e tutti e quattro rilasciati il ​​giorno dopo.

Di fronte alla casa di Zibar vive suo zio, ed è lui quello che lo Shin Bet sta cercando. In passato ha scontato una pena detentiva di 13 anni per attività nel Fronte Popolare di Liberazione della Palestina. Anche sua moglie è stata arrestata l’11 novembre ed è stata rilasciata il giorno successivo. Suo figlio di 18 anni è stato arrestato circa due settimane fa ed è ancora sotto indagine.

“In realtà siamo membri di Fatah”, ha spiegato Sharif Zibar ad Haaretz, “e mio zio è abbastanza esperto da proteggerci, da non coinvolgerci in nulla”. Quando sono tornati, hanno trovato un appartamento pieno di fumo, con vestiti e materassi strappati, lenzuola e armadi crivellati di fori di proiettile. I bambini dicono di non aver avuto paura, ma da allora hanno difficoltà ad addormentarsi e ad andare a dormire nella stanza dei genitori. E nelle notti di pioggia devono essere rassicurati che sono tuoni e non l’esercito.

Forse lo Shin Bet ha ricevuto false informazioni, forse crede ancora che queste incursioni siano efficaci. Quel che è certo è che irrompere nelle case è un modo abituale per dimostrare la superiorità. Il mantenimento del quarto Regno di Israele richiede la creazione di generazioni di bambini spaventati, che cresceranno per essere adulti disperati e arrabbiati, ricercati dall’esercito e zii di altri bambini spaventati, in un circolo vizioso.

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.

Traduzione: Beniamino Rocchetto
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