AMIRA HASS // CINQUE RAGAZZI SONO ANDATI A RACCOGLIERE VERDURE SELVATICHE. SONO TORNATI A CASA A TARDA SERA, DOPO ORE PASSATE IN ARRESTO

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

domenica 14 marzo 2021  14:33

L’esercito israeliano è stato chiamato sul posto dai coloni e i soldati hanno arrestato i ragazzini palestinesi per presunto furto di pappagalli da un insediamento in Cisgiordania. Gli uccelli scomparsi non sono mai stati menzionati durante il loro l’interrogatorio.

Di Amira Hass – 14 marzo 2021 06:01

https://archive.is/4CbOy

Inizialmente, i giornalisti hanno appreso da fonti militari israeliane che mercoledì i soldati avevano arrestato dei bambini per presunto furto di pappagalli dall’avamposto israeliano dell’insediamento della Cisgiordania di Havat Ma’on. Più tardi, quando il video dell’arresto è diventato virale, Maurice Hirsch, l’ex capo della procura militare in Cisgiordania, che vive nell’insediamento di Efrat, ha scritto su Twitter: “La vergogna qui, è che qualcuno, forse Btselem?, in realtà ha mandato dei bambini a commettere un crimine solo per poter manipolare giornalisti ignari per diffondere bugie su Israele”.

🎥 https://fb.watch/493VuFC57M/

Ma non c’erano pappagalli e nessuna cospirazione di B’Tselem. Jaber, 13 anni; Zeid, 12 anni; Omar, 10 anni, Yassin e Saqr, entrambi di 8 anni, sono cugini che vivono nel villaggio palestinese di Umm Lasafa, a est di Yatta, nel sud della Cisgiordania. Mercoledì mattina i ragazzi hanno afferrato i secchi, hanno informato i genitori delle loro intenzioni e sono andati a cercare l’akkoub (Gundelia tourneforti), un ortaggio selvatico usato nella cucina palestinese. Avrebbero dovuto essere impegnati nelle didattica a distanza, ma poiché la maggior parte delle famiglie palestinesi della zona non ha né una connessione Internet né un computer, i bambini saltano le lezioni.

Il negozio di prodotti locali paga ai bambini 9 shekel (2,25 euro) al chilogrammo per l’akkoub, che usano per i giocattoli o le caramelle che i loro genitori non possono permettersi. I padri dei ragazzi, tre fratelli della famiglia Abu Hmeid, avevano lavorato in Israele fino a pochi mesi fa e sono attualmente disoccupati. I ragazzi avevano deciso di raccogliere akkoub pochi giorni prima. Questa volta, hanno detto, sono andati a sud-est, verso il villaggio di Al-Tuwani, nella speranza di arrivare prima di altri.

Poco prima di mezzogiorno di giovedì, meno di 24 ore dopo essere stati arrestati, i ragazzi si sono seduti nel soggiorno di casa della loro numerosa famiglia. I ragazzi più grandi, Zeid e Jaber, hanno descritto a giornalisti e attivisti di gruppi per i diritti umani come la ricerca di akkoub si sia conclusa malamente. I più giovani stavano in silenzio. “Quando è tornato a casa dopo l’arresto, era troppo spaventato per parlare”, ha detto il padre di Omar.

Nella loro ricerca della verdura selvatica, i ragazzi hanno attraversato la valle e risalito le colline. Hanno raccolto un po’ di akkoub, ma non ne hanno trovato molto. Dopo aver visitato i parenti nel villaggio di Umm Faqara, a sud di Al-Tuwani, si sono diretti a nord, verso la collina di fronte ad Al-Tuwani. Havat Ma’on è stato costruito più di 20 anni fa su questa collina. Jaber ha detto che lui e i suoi cugini non sapevano che vi fosse un insediamento israeliano e non ne conoscevano il nome. Inoltre non sapevano che per 16 anni (fino a quando non è iniziata la pandemia di coronavirus), i soldati israeliani scortavano i bambini da un villaggio vicino da e verso la scuola ogni giorno, perché il percorso passava direttamente sotto l’avamposto. È più facile per l’esercito assegnare soldati per scortare i bambini palestinesi che impedire agli israeliani di lasciare l’avamposto per attaccarli mentre vanno a scuola. A causa di questa costante minaccia, le Forze di Difesa Israeliane interdicono anche il traffico palestinese su questa strada. Se i ragazzi avessero saputo della violenza collegata all’avamposto, probabilmente non avrebbero osato avvicinarsi.

Ma l’hanno fatto. Roy Sharon, corrispondente militare della televisione pubblica israeliana Kan, ha pubblicato su Twitter alcuni filmati di una telecamera di sicurezza che mostrano due figure sfocate che si avvicinano a quello che sembra essere un ovile. “È illegale arrestare bambini di 8 anni. Chiunque abbia preso la decisione ha commesso un grave errore”, ha scritto, aggiungendo:” I ragazzi erano all’interno del centro abitato di Havat Ma’on. La dichiarazione di B’Tselem diceva i bambini “raccoglievano akkoub vicino all’insediamento”. Non è quello che è successo.”

I ragazzi negano di essere stati lì. Ma anche supponendo che fossero nel filmato della telecamera di sicurezza che Sharon ha pubblicato, non potrebbero essere vere entrambe le cose? Hanno raccolto akkoub e sono anche entrati nell’area dei recinti per il bestiame di Havat Ma’on, forse per la curiosità che è naturale per i bambini?

In ogni caso, un video girato da attivisti israeliani mostra i ragazzi con i loro secchi a sud di un bosco, chinandosi e raccogliendo piante, fino a quando due ragazzi israeliani, con il volto coperto, arrivarono dal bosco. Jaber dice che i ragazzi hanno detto qualcosa in ebraico. Poi sono comparsi due uomini israeliani, hanno chiesto loro qualcosa in arabo e, dice Jaber, li hanno invitati ad entrare nell’avamposto. I ragazzi hanno rifiutato, hanno visto un camioncino e un fuoristrada avvicinarsi, si sono sentiti in pericolo, hanno abbandonato i secchi e se ne sono andati. Il video mostra tre israeliani che escono da un camioncino blu. Uno esce dal sentiero, raccoglie i secchi dal terreno roccioso e li mette nel camion. Quando i bambini sono tornati sul posto, hanno scoperto che i loro secchi, con l’akkoub dentro, erano spariti. Videro le jeep dell’esercito, si resero conto che i coloni avevano chiamato i soldati per catturarli e hanno iniziato a fuggire. Corsero lungo la valle e risalirono una collina. Spaventati e senza fiato, raggiunsero una casa nel villaggio di al-Rakiz. Prima che il proprietario riuscisse a farli entrare per tranquillizzarli, sono arrivate le jeep con a bordo almeno 15 militari, tra cui alcuni ufficiali. Per i ragazzi, sembravano il doppio. In uno dei veicoli c’erano i coloni che avevano visto prima. I soldati fecero sedere i ragazzi per terra, fuori dalla casa, e chiamarono i due maggiori, Zeid e Jaber, per interrogarli. I ragazzi dicono che non gli è stato chiesto di nessun pappagallo.

Nasser Nawaj’ah, un osservatore sul campo di B’Tselem che vive nel vicino villaggio di Susya, ha ricevuto un messaggio WhatsApp alle 14:41 che lo informava di un problema e si precipitò sul posto. Durante le proteste di Nawaj’ah e di altre persone presenti sulla scena, i soldati hanno trascinato i bambini nelle loro jeep, a cominciare dai più piccoli: Omar, 10 anni, e Yassin e Saqr di 8 anni. Ogni soldato ha afferrato un ragazzo, trascinandoli per un braccio o una mano.

Zeid corse verso suo fratello Omar per cercare di liberarlo. Un altro soldato lo afferrò e lo sollevò per separarli. I soldati hanno messo quattro dei ragazzi in una jeep, e Zeid in un’altra. I ragazzi non sono stati ammanettati o bendati. Erano passate da poco le 3 del pomeriggio e per almeno altre due ore le loro famiglie non sapevano dove si trovassero. Successivamente arrivarono gli avvocati Gaby Lasky e Reham Nasra che hanno chiamato la polizia e l’esercito per informazioni. Nel frattempo, i ragazzi sono stati portati a Havat Ma’on, dove sono rimasti chiusi nelle jeep per circa un’ora. Da lì sono stati portati in una stazione di polizia di fronte a Kiryat Arba, ma sono rimasti nei veicoli senza essere interrogati dalla polizia. I loro genitori li aspettavano all’altro ingresso della stazione di polizia, in un quartiere di Hebron. I ragazzi sono tornati a casa verso le 20:45. Senza akkoub.

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.
Traduzione: Beniamino Rocchetto
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 4 persone, bambino, persone in piedi e persone sedute
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